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Cordoglio in città per la scomparsa del "Preside" Franco Bozzuto

Molto diffuso in città il cordoglio per la scomparsa di Franco Bozzuto, che per chi scrive, come per molti che hanno passato gli anni dell'agognata maturità all'Istituto Cobianchi, era semplicemente "Il Preside".
Verbania
Cordoglio in città per la scomparsa del "Preside" Franco Bozzuto
Per questo riportiamo due dei tanti attestati di stima, affetto e cordoglio, che nella giornata di ieri si sono diffusi a macchia d'olio.

Due attestati, che arrivano da "barricate" opposte, ma che per questo ancor più testimoniano il segno lasciato dall'uomo e dal professore.

Massimo Nobili:
“Interpretando il sentimento della Giunta, del Presidente del Consiglio Porini e dei Consiglieri tutti, esprimo il più sentito cordoglio per la scomparsa del Professor Bozzuto, al quale ci lega un grande debito di riconoscenza per il suo quotidiano e instancabile impegno a vantaggio dello sviluppo educativo, culturale, civile e sociale della nostra comunità. Unendosi al dolore della signora Carla, dei figli Paolo e Anna, l’Amministrazione Provinciale ricorda il Professor Bozzuto come il motore di un’intensa e lunga stagione di progetti e risultati che hanno condotto la sua scuola, l’Istituto Cobianchi, a livelli di eccellenza formativa, senza dimenticare la sua disponibilità a favore di numerose realtà associative e l’importante servizio amministrativo reso alla Città di Verbania, al Comune di Ghiffa e alla Casa della Resistenza, nei cui valori s’immedesimava credendovi fermamente al di là di ogni retorica”.

Claudio Zanotti:
Da quando, lo scorso novembre, è stato ricoverato per la subitanea manifestazione di una grave malattia, non è trascorso un solo giorno senza che il mio pensiero abbia sostato – magari anche solo per per qualche istante – al capezzale di Franco Bozzuto. E le cento e cento persone incontrate in questi mesi di dolore e di speranze mi hanno confermato nella certezza che il capezzale – quello reale e quello immateriale - di Franco è stato sempre molto intensamente affollato: una testimonianza silenziosa dell’affetto, della stima, dell’ammirazione e della gratitudine che quest’uomo ha saputo conquistarsi nel corso di un’esistenza spesa per gli altri.

Ognuno di noi possiede e gelosamente conserva il “suo” Franco Bozzuto: decine di migliaia di alunni della sua scuola, guidata con amore smisurato per trent’anni; migliaia di insegnanti, che dalla sua discreta e operosa fatica hanno imparato la dedizione a un mestiere difficile ed esaltante; una folla di uomini e donne che con lui ha condiviso gli ideali del socialismo e della democrazia, dedicando tempo, intelligenza e umile militanza perchè potesse prendere corpo e sostanza di opere e servizi il binomio “libertà e giustizia sociale”; i molti amministratori della nostro territorio, insieme ai quali Franco ha sperimentato la fatica della democrazia costruita nei Consigli Comunali, nelle Giunte, nei Direttivi, nelle Assemblee; i cittadini impegnati nelle mille Associazioni all’interno delle quali il preside Bozzuto non ha fatto mai mancare la presenza e l’impegno, anche quando ciò costava un sovrappiù di sacrificio. E, più e prima di tutti, Carla, Anna e Paolo, che di Franco hanno misurato nella sfera degli affetti familiari la dimensione più profonda e più umana. Quella che noi abbiamo forse solo intuito e ammirato, nel bagliore di bellezza che è stata – tutta intera – la sua esistenza.

La mia frequentazione di Franco, nata trent’anni fa all’interno del Comitato di Gestione dell’Ussl 55, ha trovato compimento nell’intenso e gratificante quinquennio 2004-2009, quando la sua competenza e il suo equilibrio hanno sostenuto la mia fatica di sindaco. In questo arco lungo di decenni si è rivelato, come in filigrana, il profilo del “mio” Franco Bozzuto. E la vorrei esprimere accostando – due a due, e in contraddizione solo apparente! – le qualità che di lui a me son parse le più evidenti.

Mitezza e determinazione. La sua naturale eleganza si sposava magnificamente con la sua mitezza. Pur frequentando con assiduità i più diversi contesti sociali, eleggendo la militanza politica e amministrativa a luogo privilegiato della sua testimonianza civile, l’animosità e l’aggressività che inevitabilmente attraversano la dialettica politica non hanno mai trovato in lui spazio alcuno. Ma la mitezza che guidava la sua interlocuzione pubblica non va scambiata con l’arrendevolezza. Franco sapeva vestire di amabilità anche i confronti più intensi, duri e difficili, rivelando la determinazione incrollabile di chi, avendo raggiunto un convincimento attraverso la rigorosa disamina degli elementi in gioco, lo sostiene e lo difende con serena lucidità.

Comprensione e coerenza. La quotidiana frequentazione della scuola e la vocazione educativa che aveva iniziato a coltivare da insegnante sono state una palestra formidabile per sviluppare l’attitudine alla comprensione. Una comprensione profonda non solo delle ragioni e delle esigenze espresse dai suoi interlocutori, ma anche delle loro debolezze e financo dei loro torti. Ma poichè era una comprensione empatica e non corriva, sapeva essere ad un tempo indulgente e severa e non scadeva mai nel facile aggiustamento compromissorio. A questo rischio faceva argine la coerenza stringente che legava le decisioni assunte e le scelte effettuate ai valori e idealità sempre limpidamente professate. Sicché in Franco Bozzuto anche l’interlocutore più “difficile” (uno studente riottoso, un insegnante svogliato, un genitore assente, un consigliere comunale prevenuto…) sapeva di poter trovare l’attenzione sincera che merita anche a chi non la pensa come te, coniugata con la fermezza dei convincimenti e con il richiamo alla coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa.

Pazienza e rigore. Insieme alla comprensione, la pazienza è virtù cardinale dell’educatore. E fors’anche dell’uomo politico. Per questa ragione Franco Bozzuto ne ha fatto un uso smisurato. Le intemperanze, le impuntature, le impennate, la testardaggine, la cieca ottusità delle quali è costellata la dialettica politica (e non solo…) hanno trovato in lui un baluardo insuperabile: la sua pazienza, intessuta di lucida razionalità e di sorridente umanità, spuntava le armi della pretestuosità e riconduceva l’interlocutore al merito dei contenuti, neutralizzandone la vis polemica e imponendo con la forza del ragionamento il rigore di una posizione – la sua – che sempre nasceva da una meditata ponderazione di tutti gli elementi in campo.

La pienezza di Franco Bozzuto risiede anche in questo delicato equilibrio di opposti, indizio di una personalità davvero fuori dell’ordinario, la cui ricchezza di umanità riusciva a riconoscere e a valorizzare la bellezza e le qualità pur diverse da quelle che sentiva naturalmente sue. Gioire della bellezza degli altri, che è un altro modo di amarli.

Ma nel giorno in cui prendo dolorosamente coscienza di un congedo irreversibile, sento che più di ogni altra cosa mi mancherà la sua voce calda e discreta a chiamarmi, con tenera ironia, “sindaco”, o a regalarmi le parole di apprezzamento per qualche cosa che mi era capitato di dire o di fare.

La mitezza, la determinazione, la comprensione, la coerenza, la pazienza e il rigore morale e intellettuale di Franco Bozzuto mancheranno invece a tutta intera la nostra comunità cittadina. E di quale ampiezza ed estensione sia questa perdita, lo rivelerà appieno soltanto lo scorrere del tempo.



1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di nadia cordoglio
nadia
5 Marzo 2014 - 14:39
 
La mia maturita e stata nel lontano 1969 lui non era il preside ma il mio membro interno, da anni manco da verbania ma lui sara sempre nei mie ricordi come insegnante e come affetto
Grazie



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