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Bruna Alpina originale a rischio estinzione

Incontro lunedì scorso a Domodossola con l’assessore Ferrero: il riconoscimento della Razza tra quelle a limitata diffusione permetterebbe agli allevatori di accedere ai fondi Psr e agevolerebbe una sua conservazione. Di seguito la nota di Coldiretti Novara e VCO.
Domodossola
Bruna Alpina originale a rischio estinzione
“L’impegno dell’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero a riconoscere la Razza Bruna Alpina Originale come a limitata diffusione e a rischio estinzione è molto positivo, perché ciò consentirà alle imprese di accedere agli aiuti previsti dal Psr e, quindi, agevolerebbe un suo mantenimento e conservazione. Tale razza, peraltro, è già sostenuta in Lombardia e Trentino, ed è positivo che il Piemonte intenda allinearsi”.

E’ positivo il commento di Sara Baudo, presidente di Coldiretti Novara Vco all’esito dell’incontro avuto lunedì a Domodossola: “Un vertice che ha visto la presenza di rappresentanti di allevatori della Bruna Originale e di associazioni come l’Arap e la stessa Coldiretti, e che riconosce un’azione di sensibilizzazione intrapresa dalla stessa Coldiretti, che aveva scritto una lettera all’assessore così come anche l’Ara, Associazione Regionale Allevatori: nelle quattro province di Verbania, Novara, Biella e Vercelli la consistenza della Bruna Alpina Originale è di circa 250 capi, allevati da una quindicina di imprese”.

Si tratta del ceppo originale della Razza Bruna, nato in Svizzera, a duplice attitudine latte/carne e molto adatta all’alpeggio, per la sua spiccata rusticità: fu la regina incontrastata delle nostre Alpi fino agli Anni Quaranta del secolo scorso quando tale razza venne affiancata dalla Brown Swiss, incrocio americano della Bruna alpina, atta a produrre più latte.

Restano tuttavia ceppi della razza originale in Ossola, Alto Novarese, Biellese, Valsesia oltrechè nella contigua Svizzera (qui documenti ne accertano l’allevamento da oltre 1000 anni), in Alta Lombardia, nell’Alto Adige e poi ancora in Austria e Germania: si tratta di bovino di mole media, dal caratteristico mantello bruno uniforme con ossatura robusta, tronco basso e bacino ampio; la corporatura è robusta e di buona muscolatura. Gli arti massicci e gli unghioni consentivano una ricerca di foraggio in terreni difficili con poca erba e rare fonti d’acqua. Longeva, produce una carne di ottima qualità e si adatta ottimamente all’allevamento con vacche nutrici.

“Valorizzare e sostenere il lavoro dei nostri allevatori, custodi fin dall'antichità dei territori più disagiati, è il nostro obiettivo a beneficio dell'intera economia delle terre alte di Novarese e Vco. Le aziende presenti nelle aree svantaggiate, inoltre, svolgono anche un importante ruolo di protezione dei fenomeni di dissesto idrogeologico” conclude il presidente Baudo.

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