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Consorzi sociali del Vco scrivono alla Regione

I consorzi sociali del vco, chiedono equa ripartizione dei fondi regionali per i servizi domiciliari alle persone non autosufficienti.
Verbania
Consorzi sociali del Vco scrivono alla Regione
I Consorzi dei Servizi Sociali del Verbano del Cusio e dell’Ossola hanno scritto all’Assessore regionale alla Sanità Ugo Cavallera e a tutti i Consiglieri regionali del territorio perché destinino fondi sanitari del bilancio regionale a sostegno delle prestazioni domiciliari in lungoassistenza a favore delle persone non autosufficienti così come rilevate nella Delibera di Giunta Regionale 26- 6993 del 30.12.2013.

Infatti a seguito della revisione della spesa sanitaria regionale, richiesta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Giunta del Piemonte ha deciso di scorporare dal fondo sanitario regionale una parte delle risorse, impropriamente definite extra Livelli Essenziali di Assistenza, per assegnarle all’Assessorato Politiche Sociali.

In quelle risorse cosiddette extraLEA alcune ASL piemontesi hanno negli anni riconosciuto l’assistenza familiare, garantita dalle badanti o da altri strumenti di welfare, come intervento essenziale a favore delle persone non autosufficienti.

La rilevazione regionale, richiesta dal Ministero, ha fatto così emergere circa 30 milioni di euro destinate da alcune Asl torinesi proprio a sostegno della domiciliarità, con servizi offerti non solo dagli enti pubblici ma anche da un sistema di servizi privati accreditati.

I Presidenti dei Consorzi del VCO hanno innanzitutto espresso perplessità nel deliberato regionale circa la classificazione di prestazioni extraLEA proprio quelle attività che nella realtà operativa sono a tutti gli effetti da considerare “prestazioni sanitarie a rilevanza sociale”: la letteratura moderna infatti evidenzia che la possibilità di mantenere a domicilio una persona non autosufficiente sia possibile solo se vengono attivate risorse e strumenti diversificati - dall’assegno di cura, all’assistenza domiciliare, all’assistenza familiare - con l’obiettivo di ridurre il ricorso ai ricoveri impropri.

La prima richiesta, quindi, è quella che la Regione si faccia portavoce nelle sedi nazionali di un aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza, così da fotografare e anticipare modelli di assistenza ormai diffusi e alternativi al ricovero, riconoscendo come Livelli Essenziali la varietà delle prestazioni domiciliari in grado di prendersi cura della persona non autosufficiente.

Poter considerare prestazioni essenziali quelle risorse non deve apparire solo un problema di definizione: se le prestazioni a sostegno della domiciliarità sono considerate Livello Essenziale di Assistenza, allora sono da considerarsi diritti esigibili dai cittadini che ne hanno diritto.

Al contrario se vengono classificate come “risorse sociali”, esse possono essere discrezionali e quindi non universali ed esigibili.
Inoltre i tre Consorzi ritengono assolutamente necessaria una verifica e una modifica dei criteri applicati nella distribuzione territoriale dei fondi extraLEA. Nell’atto regionale infatti la quasi totalità dei 30 ml di euro, assegnati alle prestazioni domiciliari in lungoassistenza e censiti come extraLea, sono attribuiti alle Azienda Sanitarie di TO1, TO2 e TO3.

Tale ripartizione tiene conto della spesa storica di quelle aziende, ma non considera che in altri territori come il VCO la contrattazione con l’Azienda Sanitaria per il riconoscimento effettivo delle prestazioni domiciliari in lungo assistenza, fornite dal personale socio sanitario dei Consorzi Sociali (e quindi addirittura da considerarsi LEA a tutti gli effetti), è bloccata da anni perché l’Azienda ha sempre motivato l’impossibilità di un pieno riconoscimento economico delle prestazioni erogate alle persone non autosufficienti in carico ai servizi domiciliari.

I Presidenti esprimono ai politici regionali il loro stupore nell’apprendere, invece, che in altri territori della Regione i comportamenti delle Aziende sanitarie si sono rivelati completamente diversi, tanto da aver determinato negli anni una spesa storica di 30 milioni di euro sul bilancio regionale, redistribuiti dalla Delibera Regione n. 26/2013 solo alla metà della popolazione piemontese e specificatamente alle ASL di Torino.

Secondo la valutazione dei tre Consorzi “si pone un grave problema di ripartizione asimmetrica e indubbiamente non omogenea delle risorse disponibili sul Fondo Sanitario Regionale rispetto ai fabbisogni della popolazione anziana dell’intero territorio regionale”.

“Ogni cittadino piemontese deve vedere garantiti in misura equa i propri diritti di cura e deve accedere alle stesse opportunità”, viene ribadito nella lettera che i firmatari hanno inviato agli interlocutori politici regionali.

I Presidenti dei Consorzi chiedono pertanto una sollecita convocazione per l’approfondimento e il confronto sul complesso delle prestazioni domiciliari in lungoassistenza al fine di effettuare una ricognizione complessiva dei fabbisogni espressi da tutte le realtà territoriali piemontesi, ma soprattutto chiedono a gran voce una riconsiderazione e una equa rideterminazione delle risorse assegnate nella ripartizione territoriale.

Firmatari dell’appello sono Franco Diazzi, Renzo Sandrini e Mario Allegri rispettivamente Presidenti del Consorzio Sociale del Verbano, del Cusio e dell’Ossola sostenuti dai Presidenti delle Assemblee dei Sindaci del Cusio e dell’Ossola Adelaide Mellano, Sindaco di Omegna, e Damiano Del Barba del Comune di Domodossola.

L’augurio è che un appello così unitario e a favore di una parte sempre più consistente della popolazione venga ascoltato.



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