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Scambio giovanile sui diritti umani dal vco in grecia

Si è svolto dal 16-23 novembre 2012, nei pressi di Ionnina in Grecia, l'ultimo scambio giovanile della stagione estiva dei progetti interculturali promossi dallo sportello Provinciale Eurodesk.
Verbania
Scambio giovanile sui diritti umani dal vco in grecia
Il servizio che promuove le opportunità europee di mobilità all'estero tra i giovani del Verbano Cusio Ossola. A parteciparvi cinque ragazzi del VCO.

Sono stati in tutto nove gli incontri internazionali realizzati nell'estate 2012, dai numerosi viaggi in Spagna, Ungheria, Turchia, ai progetti in accoglienza; organizzati in collaborazione con le associazioni giovanili locali. Ogni progetto ha permesso ai partecipanti di incontrare giovani di altre culture e confrontarsi con loro su temi diversi.

In occasione dell'ultimo progetto in Grecia i ragazzi hanno approfondito il tema dei diritti umani; incontrandosi con coetanei greci, bulgari, polacchi, turchi. Il gruppo italiano era composto da 5 studenti universitari della nostra provincia, di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Nel corso dello scambio i ragazzi hanno partecipato a giochi di ruolo, simulazioni, discussioni di gruppo, presentazioni sulle culture coinvolte.

Le idee, i principi, le proposte emerse dal confronto tra i ragazzi sono stati presentati in pubblico attraverso la creazione di slogan e poster per l'esibizione “Human rights street”, realizzata nel comune di Epirus, nel dipartimento di Ioannina.

Gli slogan elaborati dai ragazzi diventeranno nuovi gadget impiegati nelle attività promosse dal centro giovanile di Epirus; un gesto significativo per valorizzare l'impegno e il contributo di ogni partecipante sul tema progetto.

Non sono mancate infine le occasioni per conoscere le culture coinvolte; attraverso escursioni alla scoperta dei più interessanti siti archeologici vicini; nelle zone di Dodoni, Ioannina, Perama, Megalo Papigo e Vikos.

Di seguito I commenti di alcuni dei ragazzi coinvolti nel progetto:

Alessandro Semprini, anni 23, Domodossola: il progetto "Treat others the way you want to be treated" è stato l'ultimo di una serie a cui ho preso parte, ma posso assicurare che ha avuto un sapore molto diverso e particolare che lo rende unico. In poco tempo si sono creati legami sorprendenti e profondi, amicizie che sono destinate a durare e rapporti che non si spezzeranno facilmente. Le numerose attività di discussione ci hanno aiutato a capire delle realtà molto lontane dalle nostre e a legarci, capire come in questi tempi giovani di tutto il mondo vivano la crisi, il mondo del lavoro, i sogni e le speranze.

Personalmente non conoscevo molto della situazione di Paesi come Bulgaria, Polonia, Turchia, Romania e Grecia. Si conoscono poche notizie grazie a qualche media o a internet, ma mai notizie approfondite, od esperienze personali. Ci sono state raccontate storie molto toccanti da parte di rifugiati africani in Grecia, storie di massacri, storie di speranze che tornano a fiorire e di coraggio. Sono esperienze da cui esco sempre cambiato, una persona nuova. Sono esperienze che ti aprono la testa, ti mostrano che in fondo le vicissitudini che ogni persona di qualsiasi nazionalità si porta dietro sono simili alle tue. Capisci anche la fortuna di vivere nel nostro paese, delle opportunità che altri non hanno, e nonostante questo come si condividano gli stessi sogni e insicurezze. Come diceva Terenzio "Homo sum, humani nihil a me alienum puto" soprattutto dopo esperienze simili, in cui posso dire di aver conosciuto fratelli, più che amici, ed il mio consiglio per chiunque ne abbia la possibilità è di uscire dall'Italia e di fare esperienze di questo tipo, perché c'è tanto da conoscere e sperimentare, e nonostante le paure iniziali ti lasciano dentro qualcosa che ti rimarrà per sempre.

Matteo Marascio, anni 23, Crevoladossola: non è semplice descrivere in poche parole la straordinaria settimana che abbiamo passato in Grecia, ma se dovessi riassumere tutto in una frase, è stata una esperienza che mi ha cambiato profondamente, e che consiglierei caldamente a chiunque sia interessato a provare qualcosa di completamente diverso.

Gli organizzatori sono infatti riusciti a coniugare al meglio le attività più "serie" e impegnative con i numerosi momenti liberi che ci hanno permesso di conoscere meglio gli altri partecipanti e stringere dei legami inaspettatamente forti con molti di loro. Ha aiutato molto anche il clima davvero informale e di collaborazione che si è subito creato, in cui gli organizzatori stessi prendevano spunto dai nostri suggerimenti e commenti per migliorare l'esperienza.

Dal punto di vista dei "risultati", oltre a migliorare il mio inglese, ho imparato molto sugli altri paesi partecipanti, sulla loro storia, ma soprattutto ho conosciuto molte persone interessanti che mi hanno regalato dei momenti indimenticabili e che sicuramente cercherò di incontrare di nuovo in futuro. Grazie a questa iniziativa mi sono reso conto che abbiamo molto in comune con Paesi anche vicini a noi, di cui però non sappiamo praticamente nulla, per pigrizia o perché effettivamente non ci arrivano notizie.

Di sicuro appena ne avrò l'occasione cercherò di partecipare di nuovo a qualcosa di simile; questo genere di attività potrebbero essere ancora più pubblicizzate, perché sono convinto che siano esperienze che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita.

Marta Pozzesi, 20 anni, Domodossola

E' stato il primo scambio giovanile al quale ho partecipato. Seppur per una settimana soltanto mi ha permesso di conoscere ragazzi di diversa nazionalità e entrare in contatto con differenti culture e opinioni : dal tema dei diritti umani sono scaturite idee interessanti e costruttive.

Letizia Curatolo, anni 25, Verbania: lo scambio culturale del progetto “Treat others the way you want to be treated” non è stata un’esperienza unica solo per il tema trattato, ma ciò che l’ha resa unica sono state le persone che erano coinvolte. Le attività svolte hanno avuto il potere di far crescere tra noi partecipanti, giorno dopo giorno, una complicità e un’amicizia genuina data dalla condivisione di momenti di confronto, a volte di fatica, ma soprattutto di vivacità e di pura energia.

Questo progetto è stata per noi un’opportunità che ci ha mostrato come, nonostante le differenze culturali e le diverse abitudini, il vivere insieme può essere possibile e dei punti d’incontro si possono trovare se si è disposti ad ascoltare l’altro e ad abbattere quelle barriere tra gli esseri umani che esistono soltanto nella nostra mente. Noi partecipanti ci siamo impegnati nel ricercare una collaborazione che, davvero, ha portato al raggiungimento di obiettivi condivisi.

Si può davvero fare tanto interagendo con il nostro prossimo, che sia di un’altra razza, di un’altra religione o che abbia altre opinioni rispetto alle nostre, basta provare ad osservare al di là di ciò che riusciamo a vedere. Perché è proprio la diversità degli uomini, la differenza delle loro qualità e delle loro attitudini che costituisce la grande risorsa del genere umano.

Siamo giovani in un momento critico per i giovani. Ma c’è un’idea che ha accomunato tutti i partecipanti di questo progetto: il futuro non esiste se siamo noi i primi ad abbatterci e a pensare che non ci sia più speranza. Le soluzioni si possono trovare e ognuno, nel suo piccolo, può fare qualcosa se solamente si è disposti ad impegnarsi e a fare un po’ di fatica. Perché noi giovani volenterosi dell’Europa possiamo fare tutto quello che fanno gli altri, che fanno gli adulti, solo che possiamo farlo meglio. Da qui il grande insegnamento che mi porto a casa da questo viaggio in Grecia: mai arrendersi, mai, mai arrendersi!

Alessandro Ranieri, anni 23, Domodossola: descrivere a una persona esterna questa esperienza è difficile. Difficile non per mancanza di idee o capacità linguistiche, ma poiché prescindere dalla componente emotiva è impossibile. Innanzitutto, questa è la mia prima esperienza di scambio culturale e la mia prima esperienza in Grecia. Sebbene l’obiettivo fosse una discussione tra pari su diritti umani e tolleranza, quello che porto a casa non è una semplice consapevolezza dei temi discussi, ma un vera piccola trasformazione di me stesso, che parte da una maggiore conoscenza di me stesso e delle realtà europee meno conosciute.

Le attività proposte non erano mai “frontali”, come le lezioni universitarie, ma coinvolgenti e divertenti. La parola chiave era sempre una: discutere. In fondo, è proprio questo è il valore aggiunto: approfondire una tematica evitando il mero nozionismo e lasciandosi trascinare in chiacchierate tra amici. Il vero tesoro restano comunque le persone con cui condividi l’avventura: mai avrei pensato di legare tanto in così poco tempo, trovandosi a parlare di piatti tipici come di politica sino alle prime ore del mattino. Forse, il fine ultimo di queste iniziative è proprio questo: costruire un’Europa basata sulla comunicazione e la gioia della condivisione. Di certo, se in futuro ne avrò la possibilità, penserò seriamente a un altro scambio e, perché no, a partire per un periodo più lungo tramite il Servizio Volontario Europeo.
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