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Medici del 118 Piemonte e lavoro precario

Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato del neo nato Comitato Autonomo Medici Precari Emergenza Sanitaria Territoriale del Piemonte, che affronta l'annosa problematica del precariato dei medici 118.
Fuori Provincia
Medici del 118 Piemonte e lavoro precario
E’ di questi giorni la notizia secondo cui l’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Saitta, ha dichiarato di voler stabilizzare i contratti di lavoro dei ricercatori precari dell’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, in quanto attori meritevoli della sanità piemontese. Intento lodevole che va incontro ad un’esigenza sacrosana.

Forse in pochi sanno, perchè non ne parla mai nessuno, che quando un utente piemontese chiama il 112 per un’emergenza sanitaria e vede arrivare al proprio domicilio un’ambulanza medicalizzata, in un caso su tre il medico che vi lavora a bordo è anch’egli un medico precario.

E’ cioè un medico che, pur avendo conseguito l’idoneità ad operare su un mezzo di emergenza sanitaria, pur essendo dotato di competenze professionali di elevata specializzazione e pur svolgendo un lavoro di estrema delicatezza per l’utenza, viene tenuto a lavorare con contratti precari, che possono essere interrotti in qualsiasi momento e che vengono rinnovati all’”infinito”, in alcuni casi anche da quasi dieci anni!

Perchè questa assurda distorsione? Il motivo è semplice: i medici precari dell’emergenza sanitaria non possiedono il requisito che consentirebbe loro di aspirare al tempo indeterminato, ossia non sono in possesso dell’attestato di Medicina Generale (quello per diventare medici di famiglia, per intendersi).

E allora perchè non frequentano il relativo corso, se basta così poco? Il motivo è altrettanto semplice ed anche paradossale: il corso di Medicina Generale è precluso per legge proprio... ai medici dell’emergenza sanitaria!
Ecco quindi che tali medici si ritrovano in un limbo lavorativo: impiegati da anni sulle ambulanze, formati e cresciuti professionalmente in questo settore fondamentale per la vita dei cittadini, garantiscono la copertura dei turni affinchè il servizio all’utenza non venga interrotto ma, proprio per questo, non possono conseguire il titolo che consentirebbe loro di svolgere in maniera stabile... il proprio lavoro!

Per cercare di essere ascoltati dalla politica, in realtà finora sorda di fronte a questo problema, un gruppo di medici precari della provincia di Cuneo si è recentemente costituito nel Comitato Autonomo Medici Precari dell’Emergenza Sanitaria Territoriale 118 (più brevemente Campest 118).

Tale comitato, cui a breve potrebbero aderire numerosi altri colleghi di tutto il Piemonte, ha già chiesto la stabilizzazione del proprio contratto di lavoro mediante una sanatoria (sulla falsariga di quelle già concesse fino al 2010, dopodichè più nessuna). O, quantomeno, la richiesta che viene fatta è di poter frequentare in sovrannumero il corso di Medicina Generale, così da ottenere l’agognato titolo per aspirare all’incarico a tempo indeterminato.

La cruda realtà – e di questo i cittadini devono essere informati - è che questo ingiusto logorio contrattuale sta portando all’inesorabile abbandono da parte dei medici, formati nella dura scuola dell’emergenza sanitaria, di un settore tanto importante e delicato per l’intera collettività.

Quale possibile rimedio allora?
In Consiglio Regionale giace da illo tempore una mozione al riguardo, la cui discussione viene però rinviata di volta in volta.

L’esortazione che viene fatta, in primis all’assessore Saitta, è che la politica regionale finalmente si svegli dal torpore, per giungere con urgenza ad una soluzione di questo annoso problema, che sta ingiustamente penalizzando e mortificando un gruppo di medici, accomunati dalla missione di aiutare il prossimo nelle fasi più gravi, talvolta estreme, della vita.

Questi medici non chiedono la Luna, chiedono di poter continuare a svolgere il proprio lavoro serenamente e soprattutto stabilmente, perchè il timore è che alla fine a farne le spese siano, come sempre, i propri pazienti, ossia i cittadini.



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