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Verdi Ecologisti: preoccupati per pulizia San Bernardino

I Verdi Ecologisti di Verbania, in un comunicato che riportiamo, esprimono viva preoccupazione per le modalità con cui si sono svolti i lavori di pulizia delle sponde dell’ultimo tratto del torrente S.Bernardino verso la foce.
Verbania
Verdi Ecologisti: preoccupati per pulizia San Bernardino
Praticamente le sponde ripariali sono state private della vegetazione danneggiando gravemente l’habitat spondale.

Tale intervento non ci sembra esattamente in sintonia con quanto riportato nella comunicazione del Coordinamento Territoriale della Protezione Civile diretta ai soggetti coinvolti nell’iniziativa: in essa si parlava infatti di attività programmate rivolte alla prevenzione e mitigazione del rischio mediante azioni di manutenzione ordinaria ”tra cui il “taglio selettivo” di vegetazione impedente o limitante il deflusso delle acque.

I VERDI ECOLOGISTI condividono la necessita di ripulire le sponde fluviali da detriti, rifiuti e alberature di grosse dimensioni che in caso di piena potrebbero ostacolare il deflusso delle acque. Nel contempo ritengono però indispensabile il mantenimento della restante vegetazione ripariale.

Il D.Lgs 42/2004 Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio all’art. 142 prevede la tutela delle sponde dei torrenti per una profondità di 150 m. dalle rive in quanto ritenute aree di interesse paesaggistico.

È ormai universalmente accettato che la vegetazione ripariale svolga un ruolo di primo piano nella conservazione del territorio e della biodiversità. Essa preserva dall’erosione trattenendo il suolo, contribuisce a determinare la stabilità delle sponde, regola il deflusso delle acque e contribuisce a dissipare l’energia cinetica delle piene: tanto più ampia è la fascia vegetazionale, tanto maggiore risulta l’effetto di rallentamento dell’ondata di piena e, di conseguenza, la regolazione del deflusso delle acque.

La vegetazione contribuisce a migliorare la qualità dell’acqua, svolgendo un’azione di filtro nei confronti dei nutrienti e degli inquinanti, diminuisce l’effetto delle escursioni termiche giornaliere e stagionali, aumenta la biodiversità, rendendo possibile l’insediamento di numerose specie vegetali, fungine e animali e funziona da corridoio ecologico fra habitat separati da barriere di origine antropica.

Il taglio di alberature, se e quando effettivamente necessario per motivi idraulici, non deve quindi essere indiscriminato, ma al contrario favorire le specie autoctone tipiche dell’ambiente ripariale (es. pioppi e salici) e il mantenimento delle specie antagoniste di quelle invasive per ricreare un equilibrio naturale; si devono asportare le piante secche di grandi dimensioni o pericolosamente inclinate sull’acqua che con le piene potrebbero, spezzandosi, ostacolare il flusso; si devono evitare i tagli delle piante giovani e degli arbusti poiché, flettendosi al passaggio della piena, frenano la forza dell’acqua; i tagli devono essere effettuati senza entrare nelle rive e in alveo con i mezzi meccanici che hanno effetti devastanti sull’habitat ripario

La stessa Direttiva Habitat (92/43/CEE) all’art.10 ritiene i corsi d’acqua e le relative sponde elementi del paesaggio di primaria importanza per la fauna e la flora selvatica.

Dobbiamo quindi dedurre che interventi sulle sponde devono essere programmati e monitorati secondo indicazioni specifiche e scientifiche e con la previsione di ripiantumazione di specie autoctone ripariali.



3 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Giovanni% 1Noia!
Giovanni%
25 Marzo 2019 - 11:01
 
C'è stato invece un enorme e prezioso lavoro di tanti volontari.
Quella vegetazione si riformerà florida e anche piuttosto in fretta.
Comunicato inopportuno.
Vedi il profilo di robi 1Già..
robi
26 Marzo 2019 - 05:57
 
Grazie a tutti questi begli aborti legislativi non puoi più pulire i fiumi e i torrenti senza permesso. Così straripano meravigliosamente. L'importante è che vengano salvaguardati biodiversità e habitat....
Vedi il profilo di braccoiva 1concordo con Giovanni
braccoiva
26 Marzo 2019 - 07:13
 
spero solo che non lascio il lavoro mezzo completato, come spesso capita in Italia,



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