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Scoppia la polemica CESA tra Pd e Nobili

Sale la polemica, sulla vicenda CESA, di cui il presidente è Nobili, Presidente della Provincia del Vco. Il Pd chiede chiarezza, su gli ultimi appalti, Nobili risponde.
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Scoppia la polemica CESA tra Pd e Nobili
La posizione di Antonella Trapani segretario Pd provinciale :
"...si rincorrono voci di crisi societaria che coinvolge una quindicina di dipendenti e che avrebbe “costretto” la società a dedicarsi all’edilizia privata e non più solo a quella industriale; si parla della realizzazione di alcune villette tra le quali anche quella del presidente della società, Nobili appunto. CESA svolgeva la sua attività per progetti e interventi di SAIA, mediante la realizzazione delle opere di urbanizzazioni delle aree e la costruzione di eventuali strutture edilizie industriali e di servizi. E’ necessario chiarire la situazione alla luce delle trasformazioni intervenute, evitando polemiche, ma nella convinzione che sia necessaria maggiore trasparenza. Per questo la segretaria del Pd chiede a Nobili se corrisponde al vero che CESA avrebbe realizzato lavori per la costruzione della sua abitazione privata, come ciò si concilierebbe con la mission della società nata per realizzare aree industriali, se è vero che gli operai della società sarebbero in cassa integrazione e che i lavori sarebbero stati eseguiti da un’ulteriore società e ancora se è vero che ci sarebbero rimborsi per spese del CDA, in gran parte telefoniche, di circa 10000 euro, oltre alle indennità di carica di oltre 30.000 euro lorde annue al Presidente..."

La risposta di Massimo Nobili Presidente della Provincia del Vco:
“E’ vero ho affidato a Cesa alcuni lavori della mia casa in costruzione. Ma tutto è stato fatturato e pagato regolarmente. Ho rinunciato agli sconti, circa il 20%, che Cesa abitualmente pratica ai suoi clienti. Prima di affidare i lavori a Cesa il consiglio di amministrazione si è occupato della questione. Tutti i consiglieri, all’unanimità, hanno avallato la scelta. Del resto dal 2005 la società ha variato la ragione sociale per ampliare la sua attività. Una decisione che trae origine dal difficile momento economico che il settore edile sta vivendo. Ben inteso, nessuno vuole mantenere in vita carrozzoni che non servono. Ma dietro a questa società ci sono aggrappate 16 famiglie, 16 stipendi. Una vicenda nata per far lavorare i nostri dipendenti mi si sta ritorcendo contro. Darò mandato agli uffici perché compiano una verifica. Se le anomalie fossero confermate provvederemo.”



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