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Job Act: l'ordine del giorno approvato

Riceviamo e pubblichiamo, l'Ordine del Giorno sul Jobs Act ed articolo 18 presentato dal Gruppo SINISTRA UNITA ed approvato giovedì sera dal Consiglio Comunale di Verbania.
Verbania
Job Act: l'ordine del giorno approvato
Hanno votato favorevolmente 26 Consiglieri di tutti i Gruppi con 4 astenuti del PD compreso il Sindaco la non partecipazione al voto del Segretario cittadino del PD Brezza e quella dei 2 consiglieri della lista di Maggioranza Con Silvia.


COMUNE DI VERBANIA
GRUPPO CONSILIARE SINISTRA UNITA


OGGETTO: JOBS-ACT E RIDUZIONE DELLE TUTELE DEI LAVORATORI


ORDINE DEL GIORNO URGENTE

IL CONSIGLIO COMUNALE

Premesso che:

– il Parlamento sta approvando il disegno di legge governativo, cosiddetto Jobs act, recante deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro, dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro (A.S. 1428);

– con tale disegno di legge il Governo chiede al Parlamento numerose deleghe con le quali riscrivere pezzi importanti del diritto del lavoro sulla base di principi e criteri direttivi per lo più generici e vaghi;

– si tratta di deleghe quasi in bianco che, con gli emendamenti approvati nella Commissione lavoro del Senato della Repubblica, mostrano l’intento del Governo e della sua maggioranza di voler smantellare definitivamente il sistema di tutele previste dallo Statuto dei lavoratori, senza che ciò produca vantaggi alle imprese e al mercato, anzi produrrà molto danno;

– l’introduzione del contratto di lavoro a tutele crescenti viene utilizzato per demolire lo Statuto dei lavoratori, di cui alla legge n. 300 del 1970, cancellando nei fatti l'art. 18, abrogando il divieto di controllo a distanza dei lavoratori e abrogando il divieto di demansionamento;

– è deplorevole che si continui a sostenere ossessivamente la bugia secondo cui il ricorso abnorme al lavoro precario negli ultimi venti anni è stato causato da una iperregolazione in uscita del contratto a tempo indeterminato;

– garantire i lavoratori contro i licenziamenti ingiustificati e discriminatori è stata una conquista di civiltà per l’Italia rappresentando l’attuazione dei principi costituzionali che pongono al centro la dignità della persona e del lavoro. Tale garanzia non danneggia le imprese e l’obiettivo deve essere quello di estenderla a tutti i lavoratori e le lavoratrici, non di toglierla a chi oggi è riconosciuta;

– cancellare la reintegra in caso di licenziamento ingiusto, sostituendola con un po' di soldi, è contro i principi della nostra Costituzione perché la dignità non si può comprare;

– nel caso dell’introduzione di un nuovo contratto a tempo indeterminato per garantire effettive tutele progressive per tutti si deve prevedere l’applicazione dell’articolo 18 dopo un tempo non eccessivamente lungo dal momento dell’assunzione, in modo che alla fine ci siano più tutele per tutti, altrimenti la tutela è regressiva, perché di fatto si cancellano i diritti per tutti;

– l’introduzione del predetto contratto a tempo indeterminato a tutele progressive deve prevedere che le attuali tipologie di lavoro siano ridotte a non più di cinque o sei, cancellando in particolare quelle che hanno dimostrato di essere utilizzati in maniera abusiva, intaccando i diritti sociali ed economici dei lavoratori: ad esempio le collaborazioni continuate e continuative, il lavoro a chiamata, lo staff leasing, i falsi tirocini e apprendistati e le false partite IVA;

– non vi è alcuna spiegazione o legame tra l’intento di introdurre una nuova tipologia contrattuale e le modifiche allo Statuto dei lavoratori che abrogano le tutele contro il demansionamento arbitrario o il controllo a distanza. Ancora una volta una surrettizia diminuzione delle tutele, che non serve alle imprese ma danneggia i lavoratori;

– la cancellazione dell’articolo 18 nella sostanza, del divieto di demansionamento e del controllo a distanza danneggia i lavoratori, anche quelli che oggi un lavoro non ce l’hanno, ma non aumenta il numero degli occupati nemmeno di una unità;

– le imprese non assumono non perché ci sia le predette tutele, ma perché non producono non essendoci una domanda. Per sconfiggere la disoccupazione fuori controllo è necessario che il Governo realizzi politiche industriali, combatta la corruzione, i sistemi mafiosi e clientelari, riduca la burocrazia, riporti gli imprenditori a investire in Italia, rilanci i consumi. Tali misure non si possono realizzare senza lo stanziamento di risorse, mentre il la riforma del lavoro contenuta nel Jobs act si intende realizzarla senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;

CHIEDE

al Governo e al Parlamento della Repubblica Italiana:

a) di estendere a tutti i lavoratori, quale che sia il settore produttivo o il numero di occupati dell’azienda, le garanzie e le tutele dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori di cui alla legge n. 300 del 1970;

b) di non eliminare o diminuire le garanzie e le tutele attualmente previste dagli articoli 4, 13 e 18 dello Statuto dei lavoratori;

c)di riaffermare la centralità della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e il loro ruolo fondamentale in tutti i campi della vita economica, sociale, politica e culturale;

d) di prevedere accanto all’introduzione di un contratto a tempo indeterminato a tutele progressive l’abrogazione delle tipologie contrattuali precarie maggiormente abusate in danno dei lavoratori;

e) di procedere ad un riforma del welfare e degli ammortizzatori sociali che garantisca i diritti fondamentali (maternità, malattia, ferie etc) e preveda l'erogazione di un reddito minimo a tutti coloro che oggi si trovano in una condizione di precarietà lavorativa;

f) di contrastare la disoccupazione con una politica industriale che rilanci i consumi facendo aumentare la produzione, contrasti le mafie, le clientele e la corruzione, riduca la burocrazia, faccia aumentare gli investimenti in Italia e stanzi risorse pubbliche adeguate per il rilancio dell’economia e del mercato.

IMPEGNA

il Presidente del Consiglio comunale a trasmettere entro 5 giorni il presente ordine del giorno al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti delle Camere.

Si dà atto che nella presente proposta non sono ravvisabili aspetti specificatamente tecnico-amministrativi e contabili.

Capogruppo di Sinistra Unita
Consiglio Comunale di Verbania
Vladimiro Di Gregorio

Verbania, lì 14 ottobre 2014



18 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di robi 1Il Job act è l'inizio
robi
2 Novembre 2014 - 08:29
 
Non sono assolutamente d'accordo con questa impostazione neomarxista del lavoro e della società, e sono stupito dal voto espresso in Consiglio. L'art. 18, che esiste solo in Italia, così come è strutturato, di fatto intimidisce le aziende che non si vanno ad imbarcare in nuove assunzioni per poi vedersi portate davanti ai giudici senza poter licenziare non un bravo dipendente, ma un lavativo o un ladro. L'idea che siamo tutti uguali ha portato al disastro mezzo mondo. Credo che dobbiamo porci nell'ottica che chi merita va avanti, tenendo conto del fatto che vanno sempre aiutate le persone con meno possibilità, non con l'assistenzialismo ma con formazione continua ed inserimento lavorativo laddove sia necessario, senza vincoli per le imprese.
In Italia la perdita del lavoro è un dramma perchè non c'è offerta alternativa. E l'offerta si crea rendendo il mondo del loavoro appetibile agli investimenti. Quindi meno vincoli, meno burocrazia, meno stato. In altri paesi si cambia lavoro molte volte, perchè vige il principio della mobilità in entrata ed in uscita. Quindi ben venga il job act, anche se non è ancora sufficiente. in quanto all'art. 18 secondo me va abolito in toto, perchè salvaguardare il dipendente a prescindere, è un'offesa per chi lavora seriamente ed onestamente. Questa visione marxista e veterocomunista della società, che rispetto ma non approvo, è una delle cause dei mali dell'Italia. (PS: ho offeso qualcuno? Non credo).
Vedi il profilo di Emanuele Pedretti 1chi lo spiega...
Emanuele Pedretti
2 Novembre 2014 - 10:00
 
...ai circa 20 consiglieri del PD che hanno votato favorevolmente questo "Urgente ordine del giorni" che il governo, che sta portando avanti queste iniIative, è targato PD?
Se credono realmente a quello che hanno votato dovrebbero, almeno, dimettersi dal PD.
Non vi pare corretto il mio ragionamento?
Vedi il profilo di Marco Tartari coerente con il jobs-act
Marco Tartari
2 Novembre 2014 - 11:42
 
Nel mio intervento in Consiglio ho cercato di spiegare dettagliatamente il perché del mio voto favorevole: l'ordine del giorno riporta elementi contenuti nella proposta di riforma del Jobs Act del Governo Renzi.

Unico elemento di forma che non condivido in pieno del documento, tra le premesse però, è la delega definita "in bianco" al Governo che invece, costituzionalmente non consente la modifica agli articoli 4, 13 e 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Temi dal grande valore politico ed ideologico purtroppo già ampiamente messi in discussione dalla Riforma Fornero, insieme agli ammortizzatori sociali.

I principi contenuti in questo documento non sono proprietà di qualcuno (sindacati, partiti od intellettuali), rappresentano un patrimonio di valori costituzionali per tutti i lavoratori e cittadini italiani.
A maggior ragione il Partito Democratico non può che esserne interprete attento e responsabile nell'ambito dell'attività legislativa riformatrice cui è chiamato.

Sollecitare le Istituzioni rappresentate dal nostro Partito, in questo momento, è dovere di chiunque abbia a cuore il futuro del nostro Paese.

Per questo, insieme ad altri Consiglieri, ho votato favorevolmente e con convinzione questo ordine del giorno.

Marco Tartari
Consigliere Comunale Verbania
Gruppo Partito Democratico
Vedi il profilo di robi Mi scusi Dott. Tartari
robi
2 Novembre 2014 - 12:22
 
Il documento di Di Gregorio parla di estendere le tutele, io le chiamo privilegi, dell'art. 18 a tutti i lavoratori, compresi quelli delle aziende con meno di 15 dipendenti. Mi chiedo a questo punto perchè in Italia ci sia il record delle piccole aziende. Non sarà anche per evitare la tagliola dell'art. 18? Non mi pare che Renzi sia su questa linea. Se parliamo di ridurre la burocrazia siamo tutti d'accordo (forse la CIGL meno...), ma come la riduciamo se le aziende hanno paura di assumere per non trovarsi in contenziosi senza fine con il dipendente, appoggiato da sindacati irresponsabili (e su questo mi pare Renzi concordi...). La libertà di voto è sacrosanta, ma votare come PD un documento contro il job act, che pure il Sindaco non ha votato, mi pare perlomeno contraddittorio.
Vedi il profilo di paolino
paolino
2 Novembre 2014 - 12:24
 
capisco che per chi è stato fan di un "partito" nel quale si doveva giurare sui propri figli che Ruby era davvero la nipote di Mubarak,concepire che all'interno di uno schieramento ci si possa anche dividere su un tema sia inconcepibile. bisogna intendersi su cosa sia la politica,e forse,estensivamente,la democrazia. a mio parere non è "il capo decide,e noi diciamo sì se no ci butta fuori". si può discutere,e giungere a una sintesi,dal confronto (in ogni ambito) nascono solo cose buone. se ogni volta che qualcuno è in disaccordo su qualcosa dovesse andaresene,avremmo (di nuovo) tremila partitini.
nel merito,il jobs act,al di là della pomposità del nome,ritengo che sia un maldestro e anacronistico scimmiottamento di politiche anni 80,sepolte dal tempo e dalle macerie,con qualche spunto su cui si può discutere.
Vedi il profilo di aurelio tedesco il signor Robi
aurelio tedesco
2 Novembre 2014 - 15:12
 
non è d'accordo.. ce ne faremo una ragione.. l'importante è che sia stato d'accordo il consiglio comunale... opposizione compresa (tra i quali il suo amato dottor Tigano) e che erano d'accordo il milione di persone che sabato erano in piazza a Roma. Poi se lei vuole continuare con la favola che le aziende non assumono per via dello statuto dei lavoratori... liberissimo.. sa quante favole ho raccontato a mio figlio quando era piccolo. Che se uno ruba non può essere licenziato è un'altra favola... qui si parla di giusta causa... potrei fare della bassa demagogia come fa lei (scrivendo di ladri e lavativi) e del facile populismo dicendole che è lei quello che non può essere licenziato perché è un dipendente pubblico.. . =robistaisereno
Vedi il profilo di Marco Tartari nel merito
Marco Tartari
2 Novembre 2014 - 15:30
 
Il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, proposto nel "Jobs Act" insieme alla riduzione, semplificazione e sburocratizzazione delle forme contrattuali, è il frutto di anni di lavoro e confronto tra giuslavoristi italiani ed europei.
La proposta del Governo deriva dall'esperienza danese socialdemocratica della "flexsecurity", che garantisce uguaglianza tra tutti i lavoratori, indipendentemente dalla natura o dimensione dell'azienda.

Il fenomeno da Lei indicato è emblematico di un mondo ("mercato" è un termine a me sgradito) del lavoro fonte di dualismo tra lavoratori tutelati e precari, immorale ed insostenibile che deve cambiare.

Il documento che abbiamo votato non è contro al Jobs Act ma è piuttosto un invito a porre attenzione ad elementi chiari e legittimi di diritto del lavoro.
Vedi il profilo di robi x il Sig. Aurelio
robi
2 Novembre 2014 - 15:38
 
Ho solo espresso la mia opinione, che tra l'altro è quella del Presidente del Consiglio...... In quanto al fatto che non posso essere licenziato perchè dipendente pubblico, pensi che io sono favorevole alla parificazione del lavoro pubblico con quello privato, compresi i licenziamenti per esubero. Nella vita so fare altro, me ne farò una ragione.
Non mi interessa assolutamente nulla di come ha votato Tigano o che 1 milione (si...... cali!) di truppe cammellate pagate dai sindacati, è andato in piazza. A casa ce ne sono altri 30 milioni che magari la pensano come me, e come Renzi, e come la Marchionini. In quanto all'art. 18 lo sanno tutti che difende gli indifendibili. Siamo l'unico paese occidentale, ma forse anche del resto del mondo esclusa la Cina comunista (ho detto comunista??) dove non esiste il merito sulposto di lavoro, grazie ai sindacati e alla sinistra.
Stiasereno Aurelio, è lei quello che sta facendo bassa demagogia!
Vedi il profilo di robi Il documento dice altro
robi
2 Novembre 2014 - 17:27
 
Dott. Tartari, Mi va bene la Sua spiegazione, ma fino ad un certo punto. Il documento di Di Gregorio dice testualmente "l’intento del Governo e della sua maggioranza di voler smantellare definitivamente il sistema di tutele previste dallo Statuto dei lavoratori, senza che ciò produca vantaggi alle imprese e al mercato, anzi produrrà molto danno" e ancora "’introduzione del contratto di lavoro a tutele crescenti viene utilizzato per demolire lo Statuto dei lavoratori, di cui alla legge n. 300 del 1970, cancellando nei fatti l'art. 18, abrogando il divieto di controllo a distanza dei lavoratori e abrogando il divieto di demansionamento;".
Non mi pare sia particolarmente favorevole allo Job act.
Inoltre il dualismo tra precari e stabilizzati esiste appunto per norme come l'art. 18 e, come giustamente dice Lei, di un mercato del lavoro (il termine non mi pare offensivo) delirante. E questo grazie o per colpa anche dei sindacati, che non hanno mai considerato i precari per un semplice conteggio di tessere.
Piuttosto ora vedo che nel Pd nazionale siamo alla resa dei conti, con Renzi che punta alla scissione dalla sinistra del partito. Per me è una buona cosa, ma pone seri rischi anche a livello locale. La votazione sullo job act a Verbania ne è la dimostrazione plastica. Più che le dimissioni degli assessori e il canile, ora vedo un serio rischio per la maggioranza e per la Giunta di spaccatura interna proprio per questo motivo.
Vedi il profilo di Marco Tartari opportunità, non crisi
Marco Tartari
2 Novembre 2014 - 17:46
 
Come dicevo nel precedente commento e verbalizzato nel mio intervento in Consiglio Comunale, non ero completamente d'accordo sulle premesse. Il dispositivo d'impegno invece lo sottoscrivo convintamente, anche da sostenitore di Renzi quale sono dai tempi della prima Leopolda.

Vorrei precisare che l'articolo 18 non è in alcun modo un vincolo all'insediamento di nuove imprese ed è ormai depotenziato negli strumenti attuativi (il reintegro è ormai relegato a casi assai rari), comunque non è in discussione al momento nel testo.

Riguardo la tenuta di Giunta e Maggioranza si mettano l'anima in pace coloro che tifano per una crisi di governo cittadino: lungi da essere lontanamente possibile.
Da questo dibattito Sindaco, Maggioranza e Partito ne stanno uscendo più rafforzati ed uniti che mai.
Vedi il profilo di robi Speriamo
robi
2 Novembre 2014 - 17:51
 
La ringrazio per la precisazione, anche se sull'art. 18 non sono d'accordo.
Non sono certo tra chi tifa per la crisi a Verbania. Spero che la maggioranza tenga perchè, pur non essendo del PD, considero positiva l'azione della Giunta, fino ad oggi. Guardo ai fatti, non all'ideologia.
Saluti e grazie per la cortesia. Quando si riesce a discutere costuttivamente, civilmente e garbatamente è sempre un piacere.
Vedi il profilo di GIORGIO tigano Voto su ODG Di Gregorio.
GIORGIO tigano
2 Novembre 2014 - 18:56
 
Non capisco perchè ci si preoccupa tanto del mio voto favorevole su ODG contrario alla abolizione dell'art. 18. Chi lo ha letto sa che questo articolo non è altro che una interpretazione degli art. 2118 e 2119 del codice civile che stabiliscono le norme sia del licenziamento come pure del diritto del lavoratore di richiedere l'arbitrato del Giudice di fronte ad un licenziamento illeggittimo. Nella fattispecie non cambia nulla perchè , permanendo la validità dell'attuale Codice Civile, il licenziato avrà sempre la possibilità di richiedere l'inrevento del Giudice. Che poi la Giustizia risenta di opinioni personali , questo è un altro discorso. O si ha fiducia nell'ordinamneto giudiziario o non la si ha. Ma abolire l'art . 18 è come disconoscere la validità del Codice Civile. Tutto questo dimostra che il problema è solo politico e non pratico. Dove si vuole arrivare? A legittimare licenciaziamenti illegittimi? O alla grande bugia che con la modifica dell art. 18 le aziende ricominceranno ad assumere? Non è che le aziende sono in crisi per mancanza di domanda, per un costo del lavoro eccessivo, per lo strangolamento delle tasse e le burocrazie asfissianti ? Prima di votare mi sono solo documentato e ho fatto un ragionamento, Oltre a essere ispirato dalle mie convinzioni politiche in tema di lavoro.
Vedi il profilo di robi Art. 18 totem
robi
2 Novembre 2014 - 19:29
 
Dott. Tigano, Il Suo nome lo ha tirato fuori il Sig. AurelioTedesco, non so neppure perchè. In quanto al Suo voto credo faccia parte della Sua onorabilissima storia politica nella destra sociale (mi corregga se sbaglio), che su qualche punto si collega con principi di sinistra. Legittimo. Quello che non mi convince è la spiegazione sull'art. 18. Se venisse abolito si utilizzerebbero le citate norme del Codice Civile, per cui non vedo l'utilità che debba rimanere. Forse serve solo come totem per una sinistra e a questo punto non solo alla sinistra, che non vuole vedere i cambiamenti sociali e culturali che sono in atto. Se le aziende non assumono, oltre alle motivazioni che Lei ha correttamente elencato, c'è anche la paura di dover incorrere a contenziosi legali decennali. Quando si assume si può anche sbagliare, e in un mercato del lavoro in cui un dipendente assunto a tempo indeterminato è ultraprotetto, anche al di la dei propri meriti, chi glie lo fa fare ad un imprenditore di imbarcarsi in assunzioni "a vita", quando potrebbe benissimo esternalizzare a terzisti o andarsene all'estero dove non esiste l'art. 18? Se vogliamo un mercato un minimo flessibile, in cui chi lavora bene viene prtemiato e chi lavora male non dico che debba essere piunito, ma certamente non premiato, mettiamoci tutto quello che vuole, se necessario anche gli investimenti statali (che per me sono bestemmia), ma mettiamoci anche l'art.18, che, ripeto, va eliminato.
Vedi il profilo di aurelio tedesco sig. robi
aurelio tedesco
2 Novembre 2014 - 20:37
 
Lei tante volte ha elogiato il dottor Tigano ed è per questo che nella mia risposta è uscito il suo nome , come per dire che l'odg approvato non è né veterocomunista né con una impostazione marxista. E' inutile continuare a dire la baggianata che in Italia non si assume perché esiste l'articolo 18 , non si assume solo perché non c'è lavoro, le aziende straniere non investono o investono raramente per via di lungaggini burocratiche, mancanza di infrastrutture serie, criminalità organizzata e corruzione... queste sono le cose da combattere .. non l'articolo 18 o il poter demansionare abbassando lo stipendio i lavoratori . (mi scuso con il dottor Tigano se l'ho tirato in ballo .. era solo per far capire al signor robi che la difesa di alcuni principi e diritti non significa voler instaurare una dittatura comunista)
Vedi il profilo di robi X Sig. Aurelio
robi
2 Novembre 2014 - 21:09
 
Le idee sono belle perchè varie e diverse. Non sono baggianate solo perchè non sono le Sue, Sig. Aurelio. Tra le cose che ha giustamente elencato manca la paura delle aziende di assumere a tempo indeterminato per non avere cause decennali e danni economici. Con la giustizia che abbiamo la paura è fondata. Come si diceva una volta, colpirne uno per educarne cento. Se un'azienda si ritrova a dover pagare dopo anni un indennizzo milionario, e per giunta con l'obbligo di reintegrare il dipendente che non faceva il suo dovere, le altre aziende si chiedono se ne vale la pena. Ergo, come dicevo prima, esternalizzano o scappano all'estero. Le pare una baggianata? Oltre, ovviamente a tutto il resto che non funziona. Io, almeno, la penso così e rispetto chi la pensa diversamente, e credo di non offendere nessuno dicendo che si tratta di una posizione neomarxista e veterocomunista, o almeno un comunista non dovrebbe offendersi. Sa, come scrive Piero Ostellino credo che l'Italia sia l'unico paese occidentale in cui vige il socialismo reale, in ogni meccanismo sociale, politico, giudiziario, culturale ed economico. E credo lo sappia anche Renzi e prima di lui Berlusconi. E chi si sarebbe mai aspettato qualche anno fa che un segretario PD (ricordate Fassino, Bersani, Epifani..) avrebbe battagliato contro magistratura, sindacati e sinistra? il mondo cambia, ma forse non per tutti.
Vedi il profilo di Don come fidarsi di questo governo?
Don
3 Novembre 2014 - 08:14
 
- Non farò mai il segretario del PD, sono il meno adatto. (Renzi 6 novembre 2012).
- Se vinco mai più larghe intese. (Renzi 20 ottobre 2013).
- "Quando un leader politico viene condannato con sentenza DEFINITIVA passata in giudicato, la partita è FINITA: game over." (Renzi, 11 settembre 2013
- Per tutto il 2014 il premier è e sarà Enrico Letta. (Renzi 22 dicembre 2013).
- Nessuna intesa tra Letta, Alfano e me, non voglio essere assolutamente accomunato a loro (Renzi 29 dicembre 2013).
- Enrico non si fida di me ma sbaglia io sono leale. (Renzi 12 gennaio 2014).
- Il governo Letta deve lavorare per tutto il 2014. (Renzi 13 gennaio 2014).
- Enrico stai sereno nessuno ti vuole prendere il posto vai avanti. (Renzi 18 gennaio 2014).
- La staffetta Letta renzi non è all'ordine del giorno, io, sia chiaro sto fuori da tutto (Renzi 5 febbraio 2014).
- Al governo senza elezioni chi ce l'ho fa fare? Io non diventerò mai presidente del consiglio senza il voto. (Renzi 10 febbraio 2014).
- Accetto tre ministri di NCD ma devono essere facce nuove, Alfano quindi non può esserci. (Renzi 21 febbraio 2014).
- Io non sono aggrappato alla seggiola. (Renzi 21 maggio 2014).
- Nessuna intesa tra Letta, Alfano e me, non voglio essere assolutamente accomunato a loro.
- "Immunità, reintrodurla, un errore clamoroso." (Renzi giugno 2014).
- "Non sono nelle mani di Berlusconi. (Renzi 10 agosto 2014).
Se Renzi inganna i suoi, quanto ingannerà gli altri e gli italiani?
Vedi il profilo di sibilla cumana Don delle 8,14
sibilla cumana
3 Novembre 2014 - 09:26
 
Credo che Matteo consideri gli italiani....."i polli di Renzi" (di manzoniana memoria)......
Vedi il profilo di Aurelio Tedesco signor Robi
Aurelio Tedesco
3 Novembre 2014 - 10:33
 
lungi da me farle cambiare idea ,questa mia solo per sottolineare che ho profondi dubbi che le cause per licenziamenti illegittimi durino anni . A quanto mi risulta si fanno sempre con urgenza
Comunque questo è quello che succede negli altri paesi facenti parte della UE e non dell'ex patto di Varsavia :
Francia
L'ordine di reintegro è ammesso ma non può essere imposto. La somma del risarcimento per il lavoratore va da un minimo di 6 mensilità a oltre 24. In alcuni casi è prevista anche un’indennità che varia in base al danno subito.

Regno Unito
Nessun diritto di reintegro. Il risarcimento prevede un rimborso base pari a 6600 sterline, un importo compensatorio di 12mila sterline ed eventualmente degli importi speciali. L'unico caso in cui è ammessa il reintegro del lavoratore è quella di licenziamento per "motivo illecito", come la discriminazione per motivi politici o razziali.

Spagna
Per l'attuale legge spagnola l'ordine di reintegro è facoltativo. Il datore di lavoro può optare per il risarcimento al lavoratore tramite un'indennità pari a 33 giornate lavorative per ogni anno di anzianità, più gli arretrati. Nel corso dei primi 12 mesi di lavoro entrambe le parti possono recedere liberamente il contratto.

Portogallo
Reintegrare il lavoratore licenziato ingiustamente è obbligatorio per il datore di lavoro. La decisione del giudice è basata su un'analisi dei costi connessi con la (prevista) riorganizzazione aziendale e dei benefici economici che l’azienda trae dal licenziamento. Il dipendente può scegliere tra il reintegro e il pagamento delle mensilità arretrate, o un'indennità pari a una mensilità per ogni anno di servizio.

Grecia
Anche in questo paese è ammesso l'ordine di reintegro. Il risarcimento per il lavoratore, inoltre, è un’indennità per il periodo tra la data del licenziamento e la decisione del giudice. Il giudice deve valutare la legittimità del licenziamento in base al giudizio sul bilanciamento tra esigenze dell'impresa e del lavoratore.

Olanda
Il datore di lavoro può scegliere se reintegrare il lavoratore o in alternativa versargli un'indennità. Qui il datore di lavoro che intende licenziare deve però sottoporsi preventivamente a un’autorizzazione amministrativa finalizzata a vagliare la "ragionevolezza" del recesso.

Austria
Quando una persona è licenziata ingiustamente, il datore di lavoro è obbligato a reintegrarla e a pagare un risarcimento, comprensivo della liquidazione e di una somma uguale allo stipendio che avrebbe dovuto essere percepito nel periodo tra il licenziamento e la conclusione legale del caso. Il giudice è però tenuto a valutare la legittimità del licenziamento in base ad un giudizio di 'bilanciamento' tra le esigenze dell’impresa e l'interesse del lavoratore a mantenere il posto di lavoro.

Belgio
In questo Paese non esiste per il lavoratore il diritto al reintegro, pur essendo quest'ultimo possibile, ma al risarcimento, che comprende il periodo di preavviso e un rimborso danni pari a sei mensilità.

Danimarca
La legge danese ammette l’ordine di reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente e stabilisce un risarcimento pari a un anno di retribuzione.

Svezia
Il licenziamento può avvenire solo per grave disobbedienza o per ristrutturazione dell'azienda. Il giudice può imporre il reintegro o il risarcimento dei danni più le retribuzioni maturate dal momento del licenziamento fino al termine della sentenza. Se il datore di lavoro nega il reintegro deve corrispondere un'indennità che va da 16 a 48 mensilità. Il lavoratore licenziato ha la priorità nelle nuove assunzioni.
bisogna ricordare che le nazioni appartenenti all’Ue rispondeno all’articolo 30 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, che è stata resa fonte giuridicamente vincolante in seguito all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. In particolare l’articolo 30 stabilisce che: “Ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e a



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