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Crisi o ripresa? Un sondaggio di CNA

“La crisi c’è ancora o si può davvero iniziare a parlare di ripresa?”. E’ questa la domanda a cui la CNA Piemonte Nord ha provato a rispondere nel sondaggio i cui risultati sono stati presentati alla stampa locale giovedì 12 marzo.
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Crisi o ripresa? Un sondaggio di CNA
“E’ forse troppo presto per rispondere con certezza a questa domanda – ha spiegato il direttore della CNA Piemonte Nord Elio Medina – però il quadro che emerge sembra dire che, dopo otto anni di crisi profonda, la fiducia delle imprese appare per la prima volta in lieve crescita.

Abbiamo l’impressione, dalle risposte fornite dagli intervistati, che il momento peggiore sia passato e che si stia diffondendo una lieve fiducia. Continua ad essere negativo il saldo dell’albo artigiani a fine 2014, ma almeno si è verificata una significativa diminuzione delle cessazioni anche se sono mancati gli inizi attività e quindi le imprese che hanno chiuso non sono state rimpiazzate da nuove imprese”.

“Non è però solo un problema di crisi – aggiunge il presidente della CNA Piemonte Nord Donato Telesca – ma anche di altri ostacoli che le imprese trovano sul loro cammino nell’impegno quotidiano alla ricerca della ripresa del lavoro. Sono ostacoli che si chiamano soprattutto pressione fiscale e burocrazia. Perchè il clima positivo può aiutare la ripresa, ma da solo non basta a far ripartire i consumi e la crescita economica. Servono provvedimenti urgenti per ridurre la pressione fiscale e per semplificare la burocrazia, questo è quello che chiediamo noi artigiani e piccoli imprenditori”.

I RISULTATI DEL SONDAGGIO

NON SOLO LA CRISI METTE A RISCHIO LA SOPRAVVIVENZA DELLE IMPRESE
Artigiani e piccoli imprenditori soffocati dalle tasse, schiacciati dalla burocrazia, con pochi clienti: è il quadro che emerge dall’indagine effettuata dalla CNA Piemonte Nord su un campione di circa 200 imprese artigiane e piccole imprese associate in provincia di Novara e del Verbano Cusio Ossola.

L’indagine prende in esame tutte le più importanti categorie dell’artigianato, di cui presenta un quadro generale, insieme alle situazioni specifiche di alcuni dei settori più rappresentativi e più sofferenti per gli effetti della crisi economica: costruzioni, installazione impianti, autotrasporto.

Tra i dati più rilevanti si evince che nel 2014 il 46% delle imprese ha visto ridursi ancora il suo fatturato. I settori delle costruzioni e degli impiantisti, strettamente connessi, sono quelli che hanno visto il dato peggiore (50% in calo).

Relativamente alle aspettative per il 2015, il 51% prevede una stabilità di fatturato, che non è un dato positivo come potrebbe sembrare, visto che il fatturato è fortemente calato per tutti negli anni precedenti. Non c’è quindi ancora un recupero.

Per quanto riguarda il personale, il 78% prevede, nonostante tutto, che rimanga stabile, il 16% che dovrà ridurlo e solo il 6% è intenzionato a incrementarlo.
Un dato relativamente positivo, secondo il sondaggio, riguarda la previsione sugli investimenti: per il 51% verranno rispettati gli investimenti programmati, il 32% invece li rinvierà e il 16% dovrà cancellarli.

L’ELEVATA TASSAZIONE E’ L’OSTACOLO MAGGIORE
Su quali siano gli ostacoli che determinano gli effetti negativi elencati gli artigiani e i piccoli imprenditori intervistati hanno le idee chiare: al primo posto, mediamente con il 40%, è l’eccessiva tassazione, cui segue la perdita dei vecchi clienti, l’assenza di clienti nuovi e l’insolvenza di clienti attuali.

Anche la burocrazia gioca un ruolo rilevante in questa situazione di estrema difficoltà: per il 22% degli intervista la semplificazione dovrebbe essere un intervento prioritario per sostenere la ripresa.

Un dato a sorpresa è quello relativo al credito. Solo il 3% dichiara di avere problemi con le banche, ma è anche questo un dato da interpretare. Essendo crollati gli investimenti è crollato anche il numero delle richieste di accesso a finanziamenti e i pochi che riescono a farlo si affidano alla Cogart CNA che garantisce i finanziamenti e ne rende meno complicato e oneroso l’accesso.

NEL 2014 ANCORA NEGATIVO IL SALDO DELLE IMPRESE ARTIGIANE
A completamento dei dati statistici ci sono i dati relativi al saldo dell’Albo artigiani al 31 dicembre 2014 nelle province di Novara e VCO. Dati che purtroppo evidenziano un consuntivo ancora negativo, seppure in maniera complessivamente più contenuta rispetto alla fine del 2013.

Infatti, per l’artigianato in provincia di Novara nel 2014 si è attenuato il calo demografico, ma le cessazioni (797) hanno continuato a superare gli inizi attività (743), con un saldo negativo pari a – 54 imprese (il saldo era – 335 a fine 2013) che porta l’Albo delle imprese artigiane a una consistenza di 10.092 imprese.

Nel VCO sono state 389 le cessazioni nel 2014 (una parte effettuate d’ufficio su imprese che nei fatti non erano più attive da tempo) e 250 gli inizi, pari a – 139 imprese rispetto all’anno prima, per una consistenza al 31 / 12 / 2014 di 4.458 imprese.

Sono cifre che devono far riflettere tutti. Dopo otto anni di crisi la fiducia delle imprese e delle famiglie appare per la prima volta in lieve crescita, secondo tutti gli indicatori.

La CNA auspica che si prosegua sulla strada intrapresa dal Governo sul fronte delle riforme. Condividiamo molti aspetti del Jobs Act, in particolare la tutela dei meccanismi di ingresso nel mondo del lavoro attraverso strumenti di maggiore flessibilità che potranno incoraggiare le assunzioni.

Non condividiamo invece, perché si tratta di provvedimenti che rendono ancora più difficile la vita delle imprese, l’applicazione dello ‘split payement’ (divisione dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione) e del ‘reverse charge (inversione contabile del pagamento dell’IVA)’ che comporteranno per le imprese che lavorano per la P.A., un ammanco di cassa mensile a causa del mancato incasso dell’IVA, insostenibile in un momento così difficile.

Con il serio rischio che molte altre imprese chiudano, soprattutto nelle costruzioni e nei settori annessi e tra le imprese di pulizie.



1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Pensatore Grandi studi per risposte ovvie !
Pensatore
14 Marzo 2015 - 09:25
 
Quante parole, quante risorse e tempo sprecati per annunciare ciò che è sotto gli occhi di tutti.

Per dire come stanno le cose, senza giri di parole e soprattutto con parole semplici, sarebbero state sufficienti un paio di righe: "artigiani e piccole imprese non hanno abbastanza clienti mentre lo Stato, dall'orecchio da mercante, continua a tassarli nonostante sappia che la ricchezza lasciata all'imprenditore non è sufficiente affinché l'impresa sopravviva. Lo Stato quindi innesca una spirale che costringe gli imprenditori a tentare di rimediare attraverso il prestito bancario che, alla fine, li spinge in pasto ad Equitalia che, a sua volta, per conto dello Stato, si impossesserà dell'Impresa."

E già signori, il meccanismo è proprio questo, ma come ci si può salvare ?

Il primo passo sarebbe l'abolizione di Equitalia: http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/abolirequitalia_proposta_legge_m5s.pdf

Il secondo passo sarebbe la fuoriuscita dall'euro e il ritorno ad una moneta nazionale sovrana valutata secondo l'economia italiana e non tedesca, che porterebbe immediatamente altri tre benefici:

http://www.beppegrillo.it/fuoridalleuro/come-uscire-euro/come-si-fa.html

1) prestiti a tasso 0 o negativo nel caso di imprese da incentivare;
2) incremento della spesa interna e riduzione dell'importazione di materie e prodotti già disponibili sul territorio;
3) incremento delle esportazioni e del turismo estero.

La grancassa dei media batte il suo tamburo spargendo il terrore dell'uscita dalla trappola in cui molti "statisti e economisti", a nostra insaputa, ci hanno lanciato. Parlano di un tragico tracollo dell'economia italiana dovuta alla improvvisa svalutazione della "nuova Lira" che ci strangolerebbe dovendo comprare "tutto" dall'estero.

Signori, la peggiore delle ipotesi sulla svalutazione della "nuova Lira" sarebbe stata del 30%, sapete di quanto si è svalutato l'euro negli ultimi 10 mesi ? Bene, del 40% ! Essendo però all'interno di un sistema di cambi fissi, non abbiamo potuto godere di nessuno dei benefici di cui si parlava prima.

Allora cittadini, non lasciatevi ingannare da giornali e TV, vi propinano espressioni sconosciute come il "Quantitative Easing di Draghi" per non farvi capire che la manovra non è altro che una "svalutazione dell'euro" che, se da una parte porterà ad un aumento del prezzo di materie prime e energia provenienti dall'esterno dell'area euro, dall'altra non ci permetterà di avere un beneficio nelle esportazioni e nel turismo avendo, nei confronti dei nostri partner commerciali europei, un cambio monetario fisso.



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