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Lo Duca per VB/doc: rione Sassonia e ex Camera del Lavoro

Riceviamo e pubblichiamo, un articolo di Bruno Lo Duca che "prosegue la presentazione di VB/doc dei luoghi di eccellenza della Sassonia come ricerca culturale per il progetto di riqualificazione urbanistica del rione".
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Lo Duca per VB/doc: rione Sassonia e ex Camera del Lavoro
L'ex Camera del lavoro

Documenti manoscritti portano la data del 1° dicembre 1901 per la costituzione ufficiale della Camera del lavoro di Intra con 800 soci e indicano la sua prima sede in via Rigola n. 6. Con il ventennio fascista tutte le Camere del lavoro in Italia cessano di esistere e, a Intra, la sede dell'organizzazione ricomparirà alla fine della seconda guerra mondiale in piazza F.lli Bandiera (dove oggi è il Ristorante Gottardo). Nel 1947, infine, la sede verrà trasferita in via Roma (ex Macello), dove per alcuni anni aveva avuto sede il sindacato fascista.

Con l’abbattimento del rudere della vecchia Camera del lavoro non c’è dubbio che si chiuda un pezzo della nostra storia sindacale; in verità, quella storia si era già chiusa negli ultimi mesi del 1979 quando - dopo la costruzione del supermercato Coop - siamo venuti a stabilirci in via F.lli Cervi, prima come Cgil e qualche mese dopo abbiamo costituito la sede unitaria comprensoriale.

Il sottoscritto, uscito in aspettativa da Montefibre nel luglio del 1973, si era stabilito inizialmente nel piccolo ufficio della Cgil chimici in via Toscanini a Pallanza, che - al pari di quelli vicini di Cisl e Uil chimici - era utilizzato quasi esclusivamente dai nostri delegati della fabbrica.

Dopo un periodo di riorganizzazione della tanta documentazione raccolta, ho dovuto accorgermi che non era utile mantenere quella soluzione. Io giravo per le fabbriche chimiche dell’Alto novarese (così si chiamava allora), che in quegli anni erano molte e richiedevano una presenza costante ed ero riuscito ad entrare in diverse piccole aziende non ancora sindacalizzate. Parlando con Carlo Alberganti avevamo convenuto che sarebbe stato più opportuno che mi trasferissi nella sede della Camera del lavoro di Intra.

Lì operavano in pianta stabile la segreteria camerale, i tessili, l’ufficio vertenze e l’Inca; più tardi si inaugurò anche la struttura del Sunia. Malgrado una mia presenza fisica abbastanza ridotta, era possibile nell’arco della giornata vedersi, confrontarsi, sapere se e chi ci aveva cercato e perché; inoltre, diversi compagni e delegati, al termine del lavoro, frequentavano la sede e, quindi, c’era modo di sapere e discutere di quel che ci succedeva intorno.

Il sindacato chimici aveva un ufficio spazioso, con tanto di pavimento in legno (un po’ consunto dal tempo) e una bella stufa... a cherosene. Avevo fatto l’abitudine a questo tipo di riscaldamento, che era presente anche a casa mia, per cui avevo tutto quello che mi serviva. Unico piccolo problema: in quel periodo mia moglie girava per “le scuole del regno” a fare supplenze qua e là, nella speranza prima o poi di entrare in ruolo.

Questo mi/ci imponeva un’alzata di buon mattino e una gitarella da Arizzano alla stazione di Gravellona o di Fondotoce; terminato l’impegno antelucano, mi ritrovavo molto spesso alle 7 in Camera del lavoro, da solo, nel buio della notte invernale, a caricare e ad accendere la stufa. Potrei certo raccontarvi qualche aneddoto della “nostra” vita nella Camera del lavoro di via Roma, ma permettetemi di dirvi che ho una sola vera nostalgia: il mio ufficietto con il pavimento in legno consunto, riscaldato dalla stufa a cherosene! Pardon, scusate: ne ho un’altra.

Quando abbiamo traslocato nella sede attuale, io e Carlo avevamo letteralmente recuperato dal sacco dei rifiuti la bandiera storica della Camera del lavoro di Intra del 1902 e poi l’avevamo fatta “ricostruire di sana pianta” da una gentilissima anziana compagna esperta nel ricamo; al Congresso camerale del 1991 l’avevamo presentata (debitamente incorniciata e con tanto di vetro), insieme a quella stampata per l’occasione con il nuovo simbolo CGIL appena “inventato” per noi da un grafico verbanese, il giovane Dario Martinelli (oggi componente del coro della Volante Cucciolo).

Ecco, la mia seconda nostalgia sta nel fatto che questa storica bandiera si “è persa” nei meandri dei traslochi tra via F.lli Cervi e via Annibale Rosa, al tempo della ristrutturazione della nostra sede.

E a nulla è valsa una mia “grida” per sapere se e chi l’avesse vista: sparita nel nulla! E sì che era pesante e ingombrante non poco! Per questo mi permetto di riproporre la "grida di allora". Spero solo che qualche “appassionato” l’abbia trovata e la custodisca gelosamente per il resto dei suoi giorni; chissà mai che pensi di restituircela un giorno o l'altro.

Verbania documenti (VB/doc), agosto 2015

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