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Sotto i 500 parti anno: Zanotti, Lo Duca non convinti

Riportiamo dal sito verbaniasettanta, un intervento di Davide Lo Duca e Claudio Zanotti, sulle recenti notizie che parlano del superamento del limite minimo dei 500 parti/anno.
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Sotto i 500 parti anno: Zanotti, Lo Duca non convinti
Dal sito verbaniasettanta.it

I problemi della sanità sono sempre più complessi di come talvolta si tende a dipingerli. Non fa eccezione la questione dell’annunciato superamento del limite minimo dei 500 parti/anno di cui s’è parlato sui giornali in queste settimane.

A metà luglio i media locali hanno dato notizia che i punti-nascita sotto i 500 parti/anno sono salvi. A questo risultato si sarebbe giunti a seguito di un’iniziativa parlamentare dell’on. Borghi. Tenuto conto che il dibattito sul mantenimento o meno del punto-nascite di Domodossola prese avvio nella (politicamente) torrida estate el 2002 e da allora non s’è mai sopito, la notizia della sua “salvezza” avrebbe dovuto suscitare ampia discussione in tutto il Vco, anche in considerazione dell’ormai imminente decisione sulla localizzazione dell’unico Dea del Vco (e dunque del futuro opsedale “cardine” provinciale).

Invece la notizia, nonostante un indubbio rilievo mediatico, è passata sostanzialmente sotto silenzio. Perchè? Una spiegazione si può forse rintracciare nell’effettiva oscurità e dell’annunciato “provvedimento parlamentare” e dei contenuti giornalistici della notizia. Provate a leggere il “pezzo” più completo che abbiamo trovato sui media locali e diteci cosa avete capito.

Noi abbiamo capito questo. Il 2 luglio un sottosegretario al Ministero della Salute ha risposto a un’interrogazione di due deputati (Borghese e Ottobre) sui punti-nascita, sostenendo che la soglia minima dei 500 parti/anno non deve essere legata alla struttura sanitaria (cioè a questo o a quell’ospedale), ma all’équipe medica (ginecologi, ostetrici, neonatologi) che pratica l’intervento. In parole più semplici: costituisce elemento di garanzia e di sicurezza per partorienti e neonati non la struttura in cui avviene il parto (ad esempio il Castelli o il San Biagio), ma l’équipe medica che lo pratica; dunque, se l’équipe realizza 700 parti all’anno – dunque sopra la soglia minima – di cui ad esempio la metà a Verbania e l’altra metà a Domo – dunque sotto la soglia minima – va tutto bene.

Siamo di fronte a una novità? A noi sembra di no. Infatti è da quando è stato avviato il progetto di Ospedale Unico Plurisede (2006) che i volumi degli interventi andrebbero conteggiati per équipe medico-sanitaria (cioè per Struttura Operatica Complessa di Chirurgia, di Medicina, di Traumatologia, di Otorino, ecc. ecc.) e non per struttura ospedaliera in cui vemgono erogati. Peccato che ciò non avvenga, visto che i dati statistici sulle prestazioni ospedaliere erogate fanno ancora riferimento al “Castelli” o al “San Biagio” e non all’ospedale unico plurisede.

Tutto semplice? Ancora una volta a noi sembra di no. L’équipe medico-sanitaria che opera spostandosi tra i due ospedali deve avere a disposizione strutture, attrezzature e apparecchiature analoghe per assicurare qualità e sicurezza agli interventi. Se questa condizione può essere assicurata per alcune specialità (ad esempio, Chirurgia, Ortotrauma, Medicina…), non può esserlo per altre (ad esempio, Emodinamica, Oncologia, Neurologia…). L’area Materno-Infantile può veder garantita un’identica disponibilità di strutture e attrezzature in due distinti ospedali? E un’identica disponibilità di figure specialistiche, in particolare per le situazioni di urgenza ed emergenza (ad esempio, il neonatologo)? Sì? No? Quando? Con quali costi?

A noi risulta che oggi il punto nascita di Domodossola assicuri parti dalla 35/36 settimana di gravidanza, mentre a Verbania la SOC di Ostetricia e Ginecologia riceve partorienti dalla 32/34 settimana di gravidanza, garantendo le prime cure di rianimazione neonatale. Ci chiediamo: saremmo effettivamente in grado di garantire, con due servizi dislocati, la sicurezza minima per tutte le madri ed i loro figli? Senza volere in questa sede proporre dove il servizio debba essere collocato, ci interroghiamo in quale modo quel servizio debba essere costruito al fine di garantire standard di sicurezza alti.

A fronte di linee-guida che stimano in 1000 parti l’anno il numero di sicurezza (di cui il 15% cesarei), quali sono oggi le performance dei nostri due ospedali? Potremmo scoprire che neppure sommandoli si raggiungerebbe la soglia di sicurezza, mentre il loro rafforzamento in un unico centro garantirebbe un potenziamento del servizio ed una formazione continua di operatori e medici in equipe, insieme alla certezza di poter contare su un sistema di soccorso rapido e veloce per l’accesso alla struttura da tutta la provincia.

Come si può ben vedere, i problemi della sanità sono sempre più complessi di come talvolta si tende a dipingerli.
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