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Costumi e gioielli del VCO in mostra a Novara

Dal 5 al 15 aprile a Novara, negli ambienti densi di storia ed arte di Palazzo Bellini, sede della BPN, in mostra i costumi e i gioielli dell’abbigliamento femminile tradizionale delle Valli del VCO.
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Costumi e gioielli del VCO in mostra a Novara
Per una decina di giorni abiti di semplici contadine così come di eleganti signore, stoffe rustiche insieme a velluti ricamati e monili forgiati da antichi orefici, saranno in mostra nel capoluogo gaudenziano, visibili, a ingresso gratuito, negli orari di apertura degli sportelli bancari su prenotazione (richiesta per motivi di sicurezza) telefonando allo 0321-662366.

Per incorniciarli nel loro contesto di origine, la ventina di costumi in esposizione è accompagnata da alcuni dipinti, tra i quali ‘Interno in Valle Anzasca e contadina’ e ‘Ragazza a Macugnaga’ di Carlo Bossone (nato a Savona, migrato in Argentina e successivamente stabilitosi in Ossola, dove ‘ai piedi del Monte Rosa’ si spense nel 1991) e alcuni dei ritratti dei maestri vigezzini che operarono presso La Scuola di Belle Arti Valentini Rossetti di Santa Maria Maggiore (Giuseppe Borgnis ‘Ritratto di giovane vigezzina in costume’, Carlo Fornara ‘Ritratto della signora Ceresa’, Enrico Cavalli ‘Ritratto della signora Nicolai’, Giacomo Rossetti ‘Ritratto di donna’ e ‘Testa muliebre in costume vigezzino’, Carlo Borgnis ‘Ritratto di donna’, Gianmaria Rastellini ‘Ritratto di donna - la fioraia’).

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Gli ori e gli ornamenti sono prestiti di due collezioni private: la prima comprende una ricca selezione di orecchini, spille, croci, medaglioni e collane di provenienza ossolana; la seconda è costituita da ori e preziosi ‘puncetti’ (pizzi lavorati ad ago) della Valle Strona.

“Tra i ‘pezzi’ in mostra anche un costume riprodotto basandosi fedelmente sull’immagine di un’antica incisione custodita a Palazzo San Francesco a Domodossola, questo per rimarcare come ancora oggi sul territorio del Verbano Cusio Ossola vengano realizzati costumi del folclore locale, segno di amore e orgoglio per le nostre tradizioni. Le donne li indossano in occasioni speciali, quando si festeggiano ricorrenze che sono alla base dell’identità comunitaria del luogo. Il ringraziamento va dunque alla Fondazione Banca Popolare di Novara e alla Regione che ci hanno dato la possibilità di far ‘uscire’ dai confini del VCO questo pezzo importante della nostra storia e delle nostre radici. Quella novarese va intesa come una sorta di ‘puntata pilota’, in vista di altre ‘piazze’ che accoglieranno questi nostri ‘colori al femminile’, a partire da Torino il prossimo giugno” fa sapere l’Assessore alla Cultura del Verbano Cusio Ossola Claudio Cottini.

“Questa mostra è un’iniziativa che vuole far conoscere e valorizzare un aspetto della nostra cultura locale che è molto sentito e vissuto nelle nostre valli. Alle processioni, alle feste patronali, le donne – e le più anziane ancora nella quotidianità in alcuni paesi della Valle Cannobina, Strona e Antrona – indossano abiti che, in tutte le loro varianti e particolarità, sono la testimonianza dell’attaccamento della nostra gente alle loro montagne. Un sentimento che deve richiamare tutti noi amministratori alla responsabilità di tutelare queste comunità, ponendo freno allo spopolamento che inevitabilmente si accentuerà con il venir meno di azioni amministrative di coordinamento, sostegno e sviluppo come quelle compiute dalla Provincia in tutti in questi anni e che in questo momento rischiano di essere annullate” rimarca il Presidente della Provincia del Verbano Cusio Ossola Massimo Nobili.

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“La Fondazione Banca Popolare di Novara per il Territorio – dichiara il suo Presidente Avv. Franco Zanetta – sostiene con piacere un’iniziativa culturale quale la mostra “Colori al femminile, costumi e gioielli del Verbano Cusio Ossola”, organizzata dalla Provincia del VCO. Oltre allo storico e solido legame tra la Banca Popolare di Novara e il Verbano Cusio Ossola, risalente alle origini stesse dell’Istituto (la Filiale di Domodossola fu la terza ad essere aperta, nell’agosto del 1880, e Omegna seguì nel giugno del 1882), il che fa sì che la Fondazione guardi sempre con molta attenzione a quanto viene qui realizzato, ha destato particolare favore il fatto che a essere protagoniste fossero le donne, vera architrave della società e specialmente di una società di montagna, come quella di questo territorio. Gli abiti, i costumi, i gioielli della tradizione rimandano, insieme alla iconografia proposta attraverso i bellissimi dipinti della grande scuola vigezzina e ossolana, a un mondo in cui il ruolo della donna era ed è veramente centrale. In considerazione della bellezza e della qualità dei materiali destinati all’esposizione, la Fondazione, in accordo con la Direzione della Divisione Banca Popolare di Novara, ha ritenuto di porre a disposizione quale degna cornice uno dei saloni della propria sede storica di Palazzo Bellini, a sua volta legata alla storia locale e nazionale e anche alla tradizione femminile: la Contessa Giuseppa Tornielli Bellini, donna di grande cultura e benefattrice del territorio, che dimorò nel Palazzo agli inizi dell’’800, promosse la realizzazione della prima scuola di arti e mestieri destinata alla frequenza delle giovinette”.

Come corollario alla mostra, a breve verrà dato alle stampe un piccolo catalogo che ne riassume i contenuti, proponendo immagini attuali e d’epoca oltre che schede descrittive, articolate con criterio geografico, che raccontano la storia di questi abiti, accessori e gioielli distinti per area (Valle Antigorio-Formazza, Valle Antrona, Valle Anzasca, Val Bognanco, Val Cannobina, Val Divedro, Valli Intrasche e Verbano, Val d’Ossola, Valle Strona e Cusio, Val Vigezzo).

La pubblicazione offrirà anche una ‘lettura’ dei diversi costumi tradizionali, intesi come una realtà ‘semantica’ in grado di trasmettere molte informazioni dello spaccato socio-economico ed etnografico dei luoghi che rappresentano: esprimono infatti nelle loro differenze e similitudini ‘segni’ riguardanti l’età, il sesso, la classe sociale, la professione o le circostanze che giustificano quella particolare foggia del vestire. L’abito diventa costume proprio di una popolazione quando i suoi tratti peculiari racchiudono anche mentalità, ideologie, comportamenti ed abitudini culturali.

“Seguendo questa logica – ci ricorda Elena Poletti, curatrice della pubblicazione – il costume è un elemento soggetto a variazioni, legate alle mutazioni sociali. Così come i dialetti, in ogni valle, e addirittura in ogni singolo paese, l’abbigliamento ha seguito una propria evoluzione, a seconda del periodo, delle necessità e delle possibilità di ognuno”.

Il costume tradizionale delle valli del Verbano Cusio Ossola si afferma tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. In precedenza infatti si assiste a due fenomeni distinti: da una parte le vesti delle ricche donne nobili e borghesi seguono da vicino la moda delle grandi corti reali delle nazioni dominanti, quali Spagna e Francia. Dall’altra, nello stesso periodo, le popolane si vestono in modo molto povero e sobrio, senza particolari caratteristiche legate al loro luogo d’origine: una doppia gonna, un fazzoletto sul capo e una specie di sottana fissata in vita ed aperta sul davanti che, ribaltata sul capo, serve anche per coprire il busto e le braccia.

È soprattutto nel corso del XIX secolo che si diffonde la volontà tra gli abitanti di valli e paesi di distinguersi tra loro, forse per rendere più nette quelle differenze che spesso portavano a scontri per il controllo sui terreni da coltivare o da pascolo o forse ancora, e molto più semplicemente, per sentirsi più fortemente parte della propria comunità in tempi in cui l’emigrazione rappresentava nelle aree montane una pressante necessità di sopravvivenza.

La graduale scomparsa del costume tradizionale, diventata poi definitiva quasi ovunque attorno al primo dopoguerra, è da ricercare nella grande rivoluzione della mentalità, supportata da un contesto socio-economico in continua evoluzione, che ha spinto anche le genti di montagna a prendere le distanze da un abbigliamento “locale”, puntando da un lato più sull’affermazione personale, ma dall’altro giungendo a una omologazione più ampia, dettata dalla moda del momento.

Oggi il costume tradizionale sopravvive nel Verbano Cusio Osola grazie alla costituzione di associazioni culturali che lo ripropongono come tesoro di memoria storica, sebbene si osservino ancora, specie nelle località montane più appartate, sporadici casi di donne che portano il costume anche nella quotidianità.

Le ‘testimonianze’ esposte in questa mostra sono le antiche vesti, tramandate di generazione in generazione, conservate in vecchie cassettiere di legno e bauli, giunte come preziosa eredità familiare.

Indispensabili sono poi le fonti iconografiche: nel caso della nostra Provincia, i bellissimi ritratti sette e ottocenteschi dei maestri vigezzini, i paesaggi di artisti come Achille Tominetti per Miazzina e il Verbano, o Carlo Bossone per la Valle Anzasca, che ritraevano uomini e donne al lavoro nei campi con indosso le vesti designate all’occasione; le raffigurazioni realizzate da viaggiatori curiosi ed etnografi o, ancora, i più semplici ex voto che affollano le pareti dei grandi centri del culto montano, quali il Santuario della Madonna del Sangue di Re, il Santuario della Madonna del Boden ad Ornavasso e quello della Madonna della Colletta a Luzzogno in Valle Strona.
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