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Lo Duca e Scalfi: il futuro di Conser VCO

Riportiamo dal sito verbaniasettanta.it, il post dal titolo "CONSER VCO: La “Missione” dei prossimi dieci anni", a firma di Davide Lo Duca e Nico Scalfi.
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Lo Duca e Scalfi: il futuro di Conser VCO
Introdurre in tutti i Comuni della provincia le modalità di raccolta più evolute e razionali per ridurre ulteriormente la frazione indifferenziata; realizzare sul territorio impianti di trattamento e valorizzazione della frazioni recuperabili (carta, cartone, vetro, plastica, legno) efficienti e competitivi; coinvolgere partner (e capitali) privati affidabili, evitando i rischi connessi alla gara “a doppio oggetto”. Così ConSer e i suoi Comuni torneranno ai vertici delle classifiche nazionali delle “buone pratiche” in materia di rifiuti.

Ripartendo dal percorso della Pianificazione Strategica, strumento in cui crediamo fortemente e che è stato adottato dalle amministrazioni di Verbania, Baveno, Gravellona Toce, Casale Corte Cerro e Omegna, interveniamo nell’ottica di riuscire a spingere la stessa in un contesto operativo partendo dalle linee programmatiche tracciate dalle amministrazioni promotrici tra le quali spicca l’approccio al settore dei rifiuti.

Rispetto a questo tema oggi manca il dibattito pubblico, nonostante si tratti di un “pilastro” essenziali da cui dipende l’economia e il futuro del Territorio. Di questo settore e ovviamente delle sorti dell’azienda a cui è direttamente collegato, CONSER VCO, si parla solo quando una amministrazione si trova nella condizione di dovere alzare la voce perché disservizi rilevati vengano rapidamente corretti. Tuttavia questo non produce il dibattito e tanto meno avvia il processo che serve per individuare l’indirizzo da dare al comparto. Che deve essere un processo del territorio e non di questa o quella amministrazione.

La storia dell’evoluzione del settore è nota: creazione del Forno di Mergozzo, introduzione del porta porta e del sacco conforme (efficiente strumento di fatturazione puntuale del rifiuto) sono le piccole/grandi rivoluzioni che hanno caratterizzato lustri di progresso in termini di impatto ambientale, economico e lavorativo. Mentre la chiusura del Forno, la fusione con Valle Ossola SpA e i cambi nei vertici di Conser Vco dal 2009 al 2013 hanno prodotto notevoli difficoltà di bilancio dell’azienda e il sostanzialmente abbandono della gestione della società.

Nel 2014, al grido di “fuori la politica da conser”, la nuova gestione tecnica dell’Amministratore Unico, meritoriamente, ha messo ordine ai conti e prodotto un piano di sviluppo industriale. Tuttavia oggi permangono alcuni problemi politici sostanziali, complicati nodi economici, ed il piano di gestione giace ancora sulla carta. Osserviamo infatti che non sono stati risolti i problemi connessi alle difficoltà dei comuni di far sentire la propria voce all’azienda, nonostante siano questi gli azionisti della stessa.

I rischi connessi all’area ex rimessa dell’Aspan portano allo scenario concreto di esborsi importanti da parte dell’azienda e nel frattempo il costo del servizio rimane molto alto. Inoltre, i comuni non hanno le capacità finanziarie per avviare il piano industriale. Qui si apre la partita vera della gestione di Conser ed è qui che con forza la politica deve promuovere le nuove rivoluzioni del comparto, al fine di guidarne i prossimi lustri con determinazione.

L’ambizioso piano industriale dovrebbe colmare il grave ritardo nel settore attraverso strategici investimenti nell’ambito della valorizzazione del rifiuto, ma l’incapacità di una realtà industriale, diventata di fatto un’azienda di servizi, di produrre valore aggiunto, in un mercato come quello dei rifiuti, dove la concorrenza e il Know How sono in costante evoluzione, è un punto di debolezza con il quale bisogna fare i conti. A quest’aspetto va aggiunto il processo normativo atto a riformare il comparto: la legge regionale 7/2012 che azzera i consorzi e attiva i quadranti non è mai decollata, poiché irrealistica, ed oggi è sottoposta ad una delicata revisione (la cui chiusura è prevista nel 2016) che pare vertere verso la riduzione dei 21 consorzi regionali a un numero tra i 12 e i 14. Il principio che muove la scelta sta nella promozione di un processo dal basso per cui è opportuno al più presto ragionare con quali consorzi, o quale consorzio, sia bene immaginare una fusione.

Inoltre il piano regionale di fine anno separerà lo smaltimento dei rifiuti dalla raccolta e spazzamento proponendo il seguente scenario: tecnologie e investimento nello smaltimento saranno concentrati in un unico bacino regionale mentre raccolta e spazzamento su più bacini. Nei bacini più piccoli quindi si conferma la possibilità/necessità di sviluppare gli investimenti tecnologici per gli impianti di valorizzazione. Allora nell’avvio della pianificazione strategica la politica è chiamata a individuare con chiarezza la strategia che Conser VCO deve seguire.

Cosa fare quindi?

avviare una interlocuzione strategica con il consorzio del medio novarese;

estendere a tutti i Comuni le forme più evolute ed efficaci di raccolta, partendo dalle esperienze del sacco conforme e recuperando le innovazioni tecniche e organizzative maturate in giro per l’Italia;

promuovere l’individuazione sul territorio di risorse pubbliche e private per lo sviluppo di un’impiantistica di trattamento della frazione recuperabile con impiego di manodopera locale rimettendo però in discussione la scelta della gara a doppio oggetto;

Quest’ultimo aspetto è complesso, lo sappiamo. Sono anni che i comuni hanno fatto la scelta per la gara a doppio oggetto ma tali processi si sono avviati e sono divenuti realtà in più luoghi del territorio nazionale. Si possono e si devono quindi studiare questi processi e va aperto il ragionamento anche ad altre prospettive quali il coinvolgimento di soggetti privati, studiando però con attenzione le forme (magari un’ATI) attraverso cui questo processo può avvenire per evitare che il soggetto Conser finisca fagocitato da un eventuale spregiudicato e intraprendente socio privato.

Non abbiamo quindi davanti un semplice compito tecnico da portare a termine ma una interlocuzione seria e propositiva che trasformi in lavoro e ricchezza l’attuale stallo verificatosi sul piano industriale.
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