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Banche svizzere in Italia? Il Ticino lancia l'idea

Nella delicata partita dei rapporti transfrontalieri ora entra in scena il mondo del credito rossocrociato. Con una novità che ha del clamoroso.
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Banche svizzere in Italia? Il Ticino lancia l'idea
Nella delicata partita dei rapporti transfrontalieri ora entra in scena il mondo del credito rossocrociato. Con una novità che ha del clamoroso. La Regio Insubrica, l’ente che si occupa di cooperazione transfrontaliera tra Canton Ticino e le province di Como, Varese e Verbano Cusio Ossola, ha annunciato di aver commissionato all’università dell’Insubria di Como e al centro di studi bancari di Vezia-Lugano un’indagine finalizzata «a capire se e come le banche svizzere possano entrare direttamente sul mercato italiano» e, passo successivo, «finanziare le piccole-medie imprese italiane».

La doppia conferma arriva dal presidente di turno della Regio, il leghista ticinese Norman Gobbi, e dall’assessore provinciale comasco Achille Mojoli. Per parte italiana ciò significherebbe allentare la morsa di una crisi in cui le imprese lamentano anzitutto «difficili rapporti col mondo del credito», spiega Mojoli, per parte svizzera vorrebbe dire «fermare l’esodo verso la Confederazione di imprese del Belpaese», annuncia Gobbi. Una sorta di provocazione quella voluta dalla Regio Insubrica, considerato che il mondo del credito elvetico è extraeuropeo.

«È uno studio in più parti. Anzitutto dovrà chiarire se una banca svizzera può instaurare direttamente, senza cioè avere una sede nel nostro Paese, un rapporto creditizio con un’impresa italiana. Ciò favorirebbe in primis le piccole-medie aziende del Nord, strozzate dal nostro sistema bancario. Aspettiamo entro fine aprile i risultati di questa indagine», spiega Mojoli. Per Gobbi, invece, «è chiaro che il sistema creditizio transfrontaliero va rivisto e lo dico nell’interesse di tutti i territori di confine».

Direttamente legata a quella del credito anche la vicenda legata ai 50 milioni di euro di ristorni dei frontalieri italiani in Ticino bloccati dalle autorità svizzere. Gobbi sul punto è chiarissimo: «Resteranno bloccati finché non si farà chiarezza nei rapporti bilaterali. Mi chiedo come Comuni e istituzioni di confine possano puntare il dito contro i 50 milioni di euro congelati dal Consiglio di Stato ticinese e non si scandalizzino per i cinque miliardi di euro che i Comuni di confine versano a Roma senza alcun beneficio per il territorio».
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