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Ambasciatore in Bielorussia, a Verbania

È forte il legame di amicizia che unisce Italia e Bielorussia. Un legame che, a Verbania, da dodici anni coltiva e continua a coltivare l’associazione “Accogliamo un orfanotrofio nel Vco”.
Verbania
Ambasciatore in Bielorussia, a Verbania
Dai primi approcci con i soggiorni terapeutici estivi di orfani bielorussi nel Vco fino alla recente inaugurazione di una casa-famiglia a Ivanovo, l’attività dell’associazione è andata intensificandosi e crescendo.

Proprio la casa-famiglia, primo progetto del genere nel paese ex sovietico, ha fatto conoscere Verbania all’ambasciatore italiano in Bielorussia, Arnaldo Abeti, che da qualche settimana è rientrato in Italia per via dei difficili rapporti internazionali tra Unione europea e il governo di Minsk. Oggi pomeriggio Abati, in visita a Verbania insieme alla moglie, ha incontrato a Palazzo di Città il sindaco di Verbania Marco Zacchera. Nella breve visita, seguita in serata da un incontro conviviale, s’è parlato molto della solidarietà umanitaria tra italiani e bielorussi. «Nessun paese come l’Italia, negli oltre vent’anni di rapporti bilaterali avviati dopo la tragedia di Chernobyl ha fornito una simile assistenza alla popolazione bielorussa – ha spiegato l’ambasciatore –. In Italia abbiamo accolto una media di 30.000 bambini l’anno e si stima che in Bielorussia ci sia una comunità di giovani italofoni compresa tra 350.000 e 400.000».

Luciano Soncin e Marco Contesini hanno raccontato dell’esperienza di “Accogliamo un orfanotrofio nel Vco”, confermando che anche nel 2012 ad Arizzano verranno accolti 30 bambini. «La casa che ci mette a disposizione il Comune – ha spiegato Soncin, alla presenza dell’assessore arizzanese Luisella Cerutti – è ormai attiva da dodici anni. Siamo una piccola realtà ma, grazie ad Arizzano e a chi ci ha aiutato in questi anni abbiamo sempre offerto la miglior accoglienza possibile. Da tre anni, poi, ci sostengono alcune famiglie che ospitano i bambini».

I soggiorni lontano dalla Bielorussia non hanno un valore turistico, bensì terapeutico: «Stando lontani anche un solo mese dalla loro terra contaminata – ha detto Contesini – questi ragazzi orfani vedono più che dimezzata la percentuale di cesio radioattivo presente nel corpo. La nostra ambizione, però, come conferma l’operazione della casa-famiglia, è assisterli a 360°, anche a casa loro e anche quando, da adulti, dovranno affrontare la vita di tutti i giorni».
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