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CSSV: "Alle persone di buona volontà e anche alle altre"

Riceviamo da Chiara Fornara, direttore Consorzio dei Servizi Sociali del Verbano (CSSV), una lettera appello a chi deve "decidere", che racconta uno spaccato drammatico della crisi economico sociale, che già da tempo colpisce le nostre città.
Verbania
CSSV: "Alle persone di buona volontà e anche alle altre"
Una recente email di un collega ha sollecitato questa mia lettera.
Lunedì scorso alle undici del mattino ci contatta il vice preside di una scuola media, allarmato, perché una ragazzina disabile in una crisi di scompenso psicotico morsica e graffia una nostra operatrice socio sanitaria, che da anni la segue a scuola.

Il 118 accompagna al Dea la ragazzina, viene visitata in pediatria e, nonostante l'intervento farmacologico, mantiene lo scompenso e lo stato di agitazione. La madre è presente ma inefficace negli interventi; il reparto ci chiede di garantire l'assistenza almeno fino all'orario della cena (cosa che facciamo, con salti mortali perché non abbiamo risorse da vendere).

La neuropsichiatria, che vede subito la ragazza, fissa a due giorni successivi un consulto per verificare la terapia. Il giorno dopo dal reparto ci telefonano per dirci di venire a prendere la ragazzina perché non gestibile, entra nelle altre camere, disturba e aggredisce gli altri bimbi. Spieghiamo che se è ancora disturbata forse non è il caso che venga dimessa e inoltre che, vista la visita il giorno dopo della NPI, pareva fuori luogo riportare a casa la ragazza, che vive in montagna a 40 km dall'ospedale.

Ma il problema è assistenziale (?!?). Prendo il telefono, chiamo i vertici AsI, chiarisco che, se ritenevano dimissibile una ragazzina disabile cosi scompensata, bisognava che qualcuno lo scrivesse. La ragazzina resta in reparto fino al giorno dopo. Tensione, inciamprensioni, malattia, mi chiedo quali ruoli e quali responsabilità.

Due giorni prima nasce un bimbo in NAS (sindrome da astinenza neonatale) da una ragazza di 22 anni, iscritta all'Università e proveniente da una famiglia benestante, che si accorge di essere incinta al 7° mese di gravidanza e, nonostante questo, non si fa seguire da nessun medico. Coinvolgimento della famiglia, immaturità/sofferenza psicologica, perdita del padre, maternità, gioia (?!), sostanze, affido, segnalazione: quanti temi tutti da trattare, da capire; quanta tensione emotiva, quante incomprensioni, quante bugie e quanto amore non comunicato.

Lo stesso lunedì pomeriggio chiama il Sindaco di un nostro Comune: una donna con tre minori, arrivati da due mesi, mai conosciuti, il padre sparito, lei forse beve, forse gioca soldi, forse si prostituisce... troppi "forse" per intervenire, ma non si può stare fermi. Bisogna capire, bisogna raccogliere elementi, bisogna proteggere, bisogna cercare risorse di altre famiglie. Forza, bisogna fare qualcosa. Dubbi, preoccupazioni, giudizi e pregiudizi, agire e ragionare...

Martedì mattina entra in ufficio una donna straniera, quattro figli tutti minorenni, abbandonata da due mesi dal marito, con cui litigava sempre. Come fa a vivere? Faccio lavori un po' qui un po' là, prendo 10, 5 euro alla volta e vado allo spaccaprezzi a prendere qualcosa da mangiare per i miei figli, patate e pasta. Ma siete in 5 come fate a vivere? Cosa paga di affitto? 600 euro, ma non lo pago da ottobre. Non ci posso credere, lei non mi sta dicendo tutto! Sono qui perché ho bisogno. Ma forse dovrebbe pensare di tornare a casa, in Marocco? Ma dove? Li io ho lasciato solo povertà.
Umiliazione, solitudine, impotenza...

Al piano sopra (quello delle assistenti sociali) giunge la telefonata dei Carabinieri, che hanno in Caserma una donna con il suo figliolo, minacciati da un padre violento, che ha già agito violenza. La donna denuncia e va protetta, lei e il suo bambino. Paura, omertà, coraggio, voglia di riscatto, vite spezzate, due stracci e poi via subito da un'altra parte, in segreto...lontani da Erode!

Tutto questo in due giorni.
Chi lavora con me ogni giorno si porta a casa storie cosi. Mah, dopo un po' ci fai l'abitudine... No, l'abitudine non la fai mai perché i volti delle persone te li ricordi, le loro storie anche. Così succede in tutti i servizi sociali che io conosco, credo succeda anche in tutti gli ospedali e in tutti i luoghi dove incontri la fatica e la sofferenza.

Non sono considerata una persona dalla facile commozione e l'obiettivo della lettera non è generare inutili pietismi. E' un modo diretto per ricordare ai decisori politici, a coloro che devono decidere dove mettere o dove togliere i pochi soldi rimasti che la vita vera è questa qui, che la frontiera non è solo a Lampedusa o al Brennero: la frontiera della vita dura è già da tempo nelle nostre ricche e quasi indifferenti piazze. Non c'è più tempo per dover giustificare il senso del nostro lavoro e nemmeno per stare zitti.

Con stima,
Il Direttore
del Consorzio dei Servizi Sociali del Verbano
Chiara Fornara



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