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SEL VCO: sanità quale futuro?

Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato di Sinistra Ecologia Libertà, federazione del V.C.O., che si interroga dsul futuro della sanità provinciale.
Verbania
SEL VCO: sanità quale futuro?
A due anni dall’insediamento dell’Amministrazione Chiamparino, le attese di cambiamento, dopo i disastri della Giunta Cota, in direzione di una sanità maggiormente orientata a soddisfare la domanda di salute della popolazione sono per il momento andate deluse.

Le nomine dei nuovi vertici direzionali delle ASL, l’adozione conseguente dei nuovi Atti aziendali, l’avvio dei PAT (Piani d’Assistenza Territoriale) non sembrano aver prodotto cambiamenti nella direzione auspicata.
L’esigenza di riorganizzazione legata alle necessità economico – finanziarie (attuazione piano di rientro) sembra essere ancora l’unico principio ispiratore delle azioni in questo settore, dimenticando le necessità e i bisogni di salute delle popolazioni.

I problemi principali restano sostanzialmente irrisolti (liste d’attesa, mobilità sanitaria verso le Regioni confinanti, mancato sviluppo delle strutture territoriali, ecc.) e le riorganizzazioni avviate hanno prodotto tagli ulteriori delle strutture, con conseguenti aumenti del disagio degli utenti e dell’insoddisfazione degli operatori per l’aumento dei carichi di lavoro.

Emblematica in questo senso la situazione nella nostra Provincia.
Dopo l’improvvido tentativo di scaricare sulle comunità locali la scelta di quale DEA chiudere tra quello di Verbania e Domodossola (che aveva suscitato sconcerto e proteste tra le popolazioni), era stata promessa una riorganizzazione della sanità locale orientata ad uno sviluppo delle attività sul territorio, attraverso uno specifico progetto in tale direzione.

Di questo progetto, presentato dallo stesso Presidente della Regione in un incontro a Villadossola con le comunità locali, sembra essersi persa ogni traccia. Anche perché, nel frattempo, è stata avanzata dalla Regione la nuova proposta della COSTRUZIONE DI UN NUOVO OSPEDALE UNICO PER LA PROVINCIA, MANTENENDO SINO ALLA SUA REALIZZAZIONE INVARIATE LE STRUTTURE OSPEDALIERE PRESENTI SUL TERRITORIO.

Appare quindi sconcertante l’ulteriore evoluzione impressa dalle recenti decisioni relative all’Ospedale di Omegna (o di ciò che ne resta dopo i pesanti tagli subiti negli scorsi anni): chiusura notturna del Pronto Soccorso e ridimensionamento del COQ, avviando un processo che, come insegnano i precedenti a noi vicini (Ospedale di Arona), porterà al solo esito finale prevedibile: la chiusura definitiva anche dell’Ospedale di Omegna.

Sorge quindi spontanea la domanda: cosa è cambiato nell’approccio ai problemi della sanità da parte di chi è chiamato ad amministrarla? Evidentemente molto poco. Malgrado si scriva nelle Delibere Regionali che “il processo di deospedalizzazione, se non è accompagnato da un contestuale rafforzamento dei servizi sul territorio, determina di fatto l’impossibilità per i cittadini di usufruire dell’assistenza sanitaria”, nulla sembra nei fatti realizzato per offrire nuove risposte, quali sviluppo dei servizi sanitari sul territorio e potenziamento delle iniziative di prevenzione per compensare i tagli effettuati e soddisfare i bisogni di salute delle realtà locali.

Nel VCO, come in gran parte del territorio regionale, restano infatti ancora lettera morta le promesse di far ripartire la sanità pubblica, una volta superata la crisi ed ottemperate alle richieste del piano di rientro, avviando già nel corso del 2016 un programma di assunzioni di personale per superare le principali criticità e dare corpo alle necessarie riorganizzazioni.

Sembra persistere invece nella nostra Regione l’impostazione dominante che taglia le prestazioni delle strutture ospedaliere su cui è stata impostata sinora maggiormente la risposta alla domanda sanitaria, al solo scopo di ridurre i costi, senza svilupparne altre, magari anche più efficaci in relazione alle malattie croniche oggi prevalenti nella popolazione ed alla conseguente diversa domanda di salute: medicina sul territorio, attività di prevenzione e promozione della salute.

Il mancato impegno in questa direzione rende pertanto fondato il sospetto di un disegno complessivo di ridimensionare la sanità pubblica, di aprire in questo modo la strada ad un ruolo nuovo, predominante, della sanità privata, con la conseguente riduzione dell’impegno del “pubblico” nel governo di questo settore decisivo per la qualità della vita delle persone.

In altre parole, come dimostrano anche recenti notizie su ipotesi di sviluppo di attività private già presenti nel nostro territorio, il disegno di far prevalere, anche nella Sanità piemontese, logiche ispirate esclusivamente al profitto, con il conseguente rischio (o obiettivo) di determinare la fine del Servizio Sanitario così come finora l’abbiamo conosciuto: universalistico (in grado di offrire perciò a tutti anche le prestazioni più complesse e costose) e solidaristico (pagato cioè, attraverso le imposte, in proporzione al proprio reddito da tutti i cittadini).

Il sospetto che questo disegno possa trovare alimento in un’Amministrazione Regionale di centro-sinistra è veramente molto triste per chi, come noi, quest’amministrazione l’ha votata e tuttora la sostiene.

Sinistra Ecologia Libertà, federazione del V.C.O.



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