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Nursing Up-VCO: mancano infermieri

Riceviamo e pubblichiamo , un comunicato del segretario provinciale Nursing Up-VCO Simona Bianchini: “Se le cose non cambieranno velocemente siamo pronti a prendere provvedimenti”.
Verbania
Nursing Up-VCO: mancano infermieri
Il segretario provinciale Nursing Up-VCO Simona Bianchini: “Se le cose non cambieranno velocemente siamo pronti a prendere provvedimenti”

Carenza di personale, turn over inesistente, demansionamento selvaggio, orari sempre più pesanti e grande difficoltà a coprire i turni in caso di ferie o malattie di un collega. La situazione degli infermieri nei due ospedali del Vco è al limite del collasso.

La ragione è semplice: gli infermieri sono troppo pochi per coprire tutti i turni, le mansioni e le necessità. La Regione ha, fino ad oggi, fatto poco o nulla per ovviare al problema. Ora la situazione è al limite e gli infermieri sono pronti, come sottolinea il segretario provinciale del sindacato Nursing Up-VCO, Simona Bianchini, “A prendere i necessari provvedimenti per portare all’attenzione pubblica i nostri gravi problemi, che poi, alla fine, si possono ripercuotere sulla qualità delle prestazioni erogate e quindi sui degenti”.

Spiega Simona Bianchini: “La carenza di personale è un dato di fatto incontestabile su tutti e due i nostri ospedali, ciò crea un numero enorme di ore di straordinario, difficili da recuperare, con turni da coprire e infermieri costretti a fermarsi in ospedale anche fino alle 12 ore consecutive, senza aver goduto in precedenza del dovuto riposo correlato alle ore già lavorate.

Un esempio, per parlare di dati concreti e reali, è la Cardiologia-Nefrologia del “Castelli” di Verbania, dove si sono accumulate ben 3000 ore di straordinario, ore destinate ad aumentare. Tale realtà la si rivede tale e quale al San Biagio di Domodossola. A questi ritmi non solo diventa difficilissimo per i coordinatori costruire le tabelle dei turni e garantire le ferie, oltre che coprire eventuali assenze per malattia, ma si espongono tutti gli infermieri ad un aumento enorme del rischio burn out. Ricordiamoci che un infermiere stanco e sfibrato, dopo 12 ore di lavoro, senza aver goduto di un adeguato riposo, è un infermiere che può più facilmente compiere errori e ciò va a discapito dei degenti, delle persone che fruiscono della sanità. In Università, ricordo come i docenti puntassero sul concetto di centralità della persona e dell'assistenza erogata; si parlava del ‘TO CARE’ il prendersi cura, ma con queste carenze questo concetto rimane solo nei libri di testo. La realtà che viviamo tutti i giorni è ben diversa”.

“Senza il turn over – prosegue Bianchini – anche gli infermieri, a lungo andare, rischiano di ammalarsi sempre di più a causa dello sfinimento psico-fisico correlato all'insoddisfazione lavorativa. Si tratta della moneta da pagare lavorando costantemente a ritmi altissimi, sotto organico, dovendo sopperire alla mancanza di personale con il demansionamento selvaggio e con turni massacranti. Vorrei fare un inciso sul concetto di demansionamento: gli infermieri molte volte si vedono costretti a rientrare per coprire i turni degli OSS (operatori socio sanitari), ciò è previsto dall' art.49, ma va anche detto che l’applicazione di questa disposizione sarebbe correlata a uno stato di necessità ed emergenza conclamato. Ormai, invece, l’applicazione di questa disposizione è la quotidianità! Ovviamente quando si rientra come Oss non ci si limita a fare gli operatori ma se c'è necessità - e c'è sempre necessità - si fa l'infermiere! I pochi infermieri che ci sono, stanchi, sfibrati, possono ammalarsi di più e il rischio è il collasso del sistema. Che cosa si aspetta a intervenire? La Regione, che pensa solo a far quadrare bilanci, si renda conto che la sanità è anzitutto una questione di centralità del malato, della persona. Se non si riescono più a curare le persone è il fallimento della sanità”.

“Quindi – attacca ancora Bianchini - basta tagli: è ora di assumere. Un esempio della situazione allucinante in cui ci troviamo? L’ultimo concorso di ruolo per infermieri è stato fatto nel 2008, da allora si va avanti con colloqui per tempi determinati e con mobilità endoregionali. Un fatto assurdo”.

“Vogliamo risposte concrete dall’assessore alla Sanità e dalla Regione – conclude Bianchini -. Non si può più attendere. Gli infermieri sono stanchi e non ce la fanno più. In assenza di risposte, di un cenno sullo sblocco delle assunzioni per tornare ad avere negli ospedali l’organico necessario a far funzionare la nostra sanità, siamo pronti a prendere i necessari provvedimenti per portare all’attenzione pubblica i nostri gravi problemi”.

Il Segretario Provinciale Vco
Nursing Up Piemonte
Simona Bianchini



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