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PsicoNews: Chi non lavora non fa l’amore

Gli effetti dell’eccesso di lavoro e il ruolo delle organizzazioni lavorative in una bella ricerca tutta italiana.
Verbania
PsicoNews: Chi non lavora non fa l’amore
Sarà che Celentano lo ha messo in una canzone e, quindi, siccome siamo un popolo molto caliente, lo abbiamo preso in parola, ma forse ora si sta esagerando…

Una bella ricerca, condotta da Alma Master di Bologna, ha studiato l’effetto del troppo lavoro.
Il Prof. Christian Balducci, in collaborazione con Lorenzo Avanzi e il Prof. Franco Fraccaroli, si sono occupati di studiare gli effetti dell’eccessivo lavoro.

In due studi, condotti dai ricercatori e pubblicati sul prestigioso Journal of Management, si sono rilevati gli effetti negativi che il “workaholism”, una forma negativa di investimento nel lavoro, provoca; oltre ai classici sintomi, che si manifestano con: ansia, depressione, irritabilità e malessere affettivo anche l’aumento della pressione sanguigna è stato provato essere un effetto fisiologico dell’eccessivo investimento lavorativo. Il fenomeno colpisce sia i libero professionisti che i lavoratori dipendenti, e i suoi effetti sono ben visibili, anche ad un anno di distanza sulla salute mentale.

Scoperta molto interessante, evidenziata in questa ricerca, è il ruolo delle organizzazioni lavorative; sembrerebbe emergere la caratteristica secondo cui la dipendenza dal lavoro non sia una propensione caratteriale (passatemi il termine) di alcuni individui, ma sia sviluppata dai ritmi e carichi di lavoro crescenti, che portano il lavoratore a cercare di dare risposta soddisfacente aumentando il ritmo lavorativo e le ore lavorate, fino al diventare dipendente dal lavoro, arrivando a provare anche disagio quando non lavora, con gravi ripercussioni a livello personale, in particolare con il partner, e di salute.

Buona settimana
Mara Rongo

Fonti:
“Journal of Management”, “The Individual “Costs” of Workaholism: An Analysis Based on Multisource and Prospective Data”, Luglio 2016;
http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2016/settembre/06/?news=09



1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di luvendris Quando saremo inumati
luvendris
5 Ottobre 2016 - 17:09
 
"Qui giace il lavoro", quando saremo inumati non comparirà il nostro nome ma l'ossessione che permea il mondo.
L'ossessione del lavoro, quella che ci ha portati all'attuale situazione che sperimentiamo sulla nostra pelle... Non ho le conoscenze per stabilire quali siano le prime cause ma come è stato fatto notare Marx con la sua paranoica visione dall'unico punto di vista, l'economico dal quale tutto il resto discende, è l'altra faccia di una stessa medaglia girando la quale si vede l'altro delirio, il capitalismo. Ed è pure nella costituzione...
Il dio unico è il lavoro, tutti gli strumenti di informazione ti inculcano questa idea e da li si deve sviluppare invariabilmente ogni discorso, chi mette in dubbio questo dogma è tagliato fuori.
Il lavoro grazie alla meccanizzazione si sta riducendo con velocità sempre maggiore, ed il fatto che ciò venga sistematicamente ignorato indica la precisa volontà di ridurre alla fame una moltitudine di umani; la prova più evidente di ciò è la totale indifferenza dei nostri rappresentanti politici per questi dati http://www.ilpost.it/2016/01/18/rapporto-oxfam-1-per-cento-piu-ricco/
La cosiddetta democrazia non prevede un dignitoso minimo sostentamento degli esseri umani? Basta lo si dichiari apertamente, magari in tal modo si potrebbero aprire più occhi.



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