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I vincitori della quarta edizione del Premio Letterario Città di Verbania Beato Contardo Ferrini

Ecco la classifica finale e le relative motivazioni in merito ai libri pervenuti quest’anno, dedicati al gran tema, naturale e al contempo spirituale, della Montagna
Verbania
I vincitori della quarta edizione del Premio Letterario Città di Verbania Beato Contardo Ferrini
“Vette di vita: la montagna, il sacrificio, il gusto della vita e la conquista della Bellezza”.
Una Montagna intesa insieme come salubre attività fisica, ma anche ascensione spirituale, faticoso e orgoglioso rapimento estatico. Tema vero del Premio è dunque la Fede oggi, l’Ascensione come gesto anche fisico, pellegrinaggio a salire: la Montagna come avvicinamento all’eterno insondabile, alla roccia su cui posiamo, per fondamenta terrestri ed empito, viceversa, aereo…
Questi i 5 libri che hanno ricevuto più voti, e la conseguente classifica finale:

Vincitrice della quarta edizione: Bernadette McDonald con:

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Volevamo solo scalare il cielo
Edizioni Versante Sud, Milano, 2012, pp. 320.

Un’esperienza totale, di dedizione e abnegazione, fra Fede e Natura, sullo sfondo di un ’900 consacrato alla Guerra e vietato ai santi, umili riti di una Pace profonda…
“… Zawada, Wielicki, Hajzer, Majer, Pawlowski, insomma i più grandi scalatori polacchi himalayani ancora al mondo erano lì. Conoscevo bene le loro storie, erano alpinisti eccezionali, visionari.” – scrive la canadese Bernadette McDonald nel suo bellissimo libro che è insieme un bilancio storico e un insegnamento etico, la cronaca di imprese sublimi ma anche di un’umile fede nelle risorse umane, nei confini insondabili del nostro coraggio, alle prese col rito cocciuto e strepitoso di volere veramente scalare il Cielo, cioè le montagne più alte ed ardue del mondo, i 14 “ottomila”… Questo non è però soltanto un libro sulla montagna, sulle gesta eroiche che portarono alla conquista di cime così mitiche e fatate… È il luogo e il novero in fondo di una grande parabola che lega la grande, crudele Storia del nostro ultimo secolo alla Grazia che spesso assiste, benedice e salva le nostre fragili vite comuni. E la figura di Wanda Rutkiewicz – prima donna europea a conquistare l’Everest – cuce e riempie l’intero libro con la sua sfida lampeggiante e la sua biblica sorte, disperatamente felice: “Vivere significa rischiare, significa osare; chi non osa, non vive”…

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Il cerchio bianco
Jim Davidson e Kevin Vaughan
Piemme, Milano, 2012, pp. 292.

Nato da un’esperienza drammaticamente vera, questo libro è la cronaca romanzata, cadenzata, di un tragico, fatale incidente e insieme di una parziale ma miracolosa salvezza: dei due alpinisti coinvolti, infatti, uno – Mike Price – ha ceduto, l’altro invece – Jim Davidson – ce l’ha fatta: “È accaduto molto in fretta, all’improvviso; è bastato un passo, un passo soltanto. Stavamo scendendo dalla montagna, dopo aver calpestato la vetta del Rainier e aver compiuto la più emozionante scalata della nostra vita, e io ho appoggiato il piede nel punto sbagliato: un ponte di neve ha ceduto sotto il mio peso e sono precipitato nel cuore del crepaccio, trascinando Mike che si trovava alle mie spalle…”.
Ora, a distanza di tanti anni da quel 1992, Jim si allea con un bravo reporter, Kevin Vaughan, per testimoniare con questo libro vibrante, trasfigurante, non solo una grande (dis)avventura dell’alpinismo, ma più ancora un grande, traumatico dolore della propria vita. E forse il pregio migliore del libro non è tanto il racconto di quella perdita, ma la riacquisizione, la riconquista ideale e mentale della loro forte amicizia.

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Montagne
Avventura, passione, sfida
Carlos Solito (a cura di)
Elliot Edizioni, Roma, 2012, pp. 160.

Una bella panoramica contemporanea sulle Montagne intese come retaggio storico e patrimonio intimo, testimonianza in qualche modo civile e forte smascheramento, tra cronaca e storia, bagaglio etico e provvide radici familiari…
Dieci le firme di quest’antologia che della montagna indaga, forse a tratti svela le valenze più sottili, manifeste o nascoste che siano: l’eredità di un padre, la sua nobiltà d’animo ed inesausta salita verso la saggezza (Dacia Maraini per il grande Fosco, orientalista non meno curioso che coraggioso: “La cima è là dietro, abbi fede, ci arriveremo”)… Simone Moro, alpinista di fama mondiale, noto per le ascese in prima invernale su tre 8000 (ne ha scalato sette su quattordici, e per quattro volte, da diversi versanti, ha conquistato l’Everest): “Anche noi alpinisti ci siamo imborghesiti e indeboliti parecchio… I nostri predecessori di trenta-quarant’anni fa e oltre non avevano bisogno di scorciatoie o grida di dolore per affrontare e dichiarare una scalata d’inverno.”…
Lo stesso “Neroabisso” di Carlos Solito, che estrosamente ribalta, capovolge non solo l’orografia ma la metafora stessa delle cime che s’innalzano… Qui la montagna – parliamo di uno speleologo, di un fotografo che risale ma soprattutto va a scendere nelle viscere della terra – è quasi un mito affondato, “come un’ancora nel buio… in apnea di luce, tra silenzi eterni che solo qui si sanno accampare, nei budelli del calcare…”.

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Mangart
Andrea Gennari Daneri
Pareti e Montagne Edizioni, Parma, 2012, pp. 360.

Un romanzo sui generis, calibrato e densissimo, dove realmente la brutta cronaca contemporanea, fatta di misteri bellici, servizi segreti, grandi potenze e spionaggio strategico, s’intervalla al disperato tentativo di un uomo di chiarire se stesso, di mantenersi limpido, di chiedere lumi a una Natura che non è certo eroica, divinante e salvifica, come nell’immaginario romantico, ma neanche matrigna come ammoniva e denunciava il pessimismo estenuato di Leopardi…
Qui la Montagna – il Mangart del titolo (al confine tra la Slovenia e il Friuli), onnipresente in ogni ora del giorno e della notte, perché il ganglo essenziale della trama gli fa da fulcro – è insomma una presenza lancinante, petrosa e anche pericolosa, al centro del bailamme atroce delle guerre moderne e delle loro consuete, occultate ignominie! Andrea Gennari Daneri è molto bravo a ordire insieme la trama di un vero thriller internazionale, ma soprattutto l’auscultazione interiore di un uomo in cerca, di un povero cristo che per vera risorsa non ha armi e muscoli, ma in realtà solo l’anima…

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Il segreto della montagna incantata
Lucia Sandiano
Kimerik, Patti, 2012, pp. 76.

L’importanza della valenza pedagogica, dell’esempio come dono quotidiano per i giovani, per i bambini tutti ancora e meglio da educare, conquistare al ruolo e al senso della Natura con la N maiuscola … è al centro di questa storia, “la storia di una montagna, una montagna speciale che racchiude un segreto”. Vicenda che dietro il messaggio e l’andamento squisitamente fiabesco, snuda invece temi e tematiche, più o meno velate e sottese, di grande valenza sociale: “Per la prima volta dopo tanto tempo, la Principessa piangeva. Le parole di Giacomo, arrivato fin lassù per parlare, l’avevano colpita profondamente. ‘Ha ragione. È tempo che il mio dolore finisca. Devo permettere alla montagna di assaporare l’arrivo della primavera, di godere il caldo sole d’estate, i colori dell’autunno e il silenzio dell’inverno”…
 Fonte di questo post



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