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Piemonte: la crisi picchia duro

Cresce la crisi del tessuto manifatturiero piemontese. A rilevarlo è l'indagine congiunturale di UnionCamere Piemonte su un campione di 1.216 imprese industriali piemontesi, nel periodo gennaio-marzo 2012 la produzione industriale ha registrato un -3,6%.
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Piemonte: la crisi picchia duro
Gli ordinativi interni sono diminuiti del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno passato, mentre quelli esteri hanno registrato una crescita del 5,5% . In calo anche il fatturato, -3,7% mentre meno marcata appare la flessione del fatturato estero, -0,7%.

Per quanto riguarda i singoli settori, le industrie meccaniche registrano un aumento tendenziale della produzione industriale pari al 2,3%, a conferma della buona performance realizzata sul finire del 2011. Stabile l’andamento dei mezzi di trasporto (+0,1%), mentre negativo, ma migliore della media regionale, il risultato delle industrie alimentari (-2,5%). Peggiori, invece, rispetto al dato piemontese, le industrie dei metalli (-5,3%), quelle elettriche ed elettroniche (-5,6%), le chimiche e le materie plastiche (-5,7%) ed in particolare le tessili, (-6,5%).

A livello di territori, inferiori alla media regionale, le flessioni registrate dalle province di Asti, Cuneo e Alessandria, rispettivamente - 0,1%, -0,7% e -1,1%, mentre le province di Torino e del Verbano Cusio Ossola scontano una contrazione vicina ai 4 punti percentuali, Biella e Vercelli registrano variazioni negative del -6,8%.

«Il sistema economico piemontese sta scricchiolando in modo sempre più evidente. E quest'ultimo trimestre ne è l'ennesima prova. In questo clima congiunturale negativo, in cui gli ordinativi interni continuano a diminuire, non possiamo che sperare che la ripresa arrivi da una domanda internazionale più efficace e da politiche di riforma del nostro Paese - ha commentato Ferruccio Dardanello. presidente Unioncamere Piemonte - tra gli imprenditori, infatti, è diffusa l'attesa di un’azione più incisiva di questo Governo per il rilancio di una vera politica industriale e dello sviluppo». Si aspetta insomma con affanno la promessa fase due di Monti.

«Una politica - ha aggiunto - che sia coerente sui territori e che, soprattutto, dia il senso della direzione che si vuole dare al Paese. Nel nuovo scenario, ne siamo consapevoli, le responsabilità delle Camere di commercio sono destinate a crescere. La nostra missione principale resta quella di contribuire a creare un contesto più favorevole alle attività economiche. Un obiettivo, questo, che dobbiamo raggiungere insieme al sistema bancario e delle Fondazioni, nostro partner strategico in questa fase di riforme», ha concluso Dardanello.
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