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Rievocazione Battaglia di Gravellona: L'Anpi non ci sta

A più di un mese di distanza, non si placano le polemiche per le celebrazioni in ricordo della battaglia di Gravellona Toce. L'ANPI sezione di Omegna lamenta omissioni storiche e spettacolarizzazione.
Gravellona Toce
Rievocazione Battaglia di Gravellona: L'Anpi non ci sta
Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato ANPI sezione Omegna:

"Si sono svolte Domenica 16 settembre 2012 a Gravellona Toce le celebrazioni in ricordo della battaglia che sessantotto anni fa contrappose gruppi partigiani e forze nazifasciste.Avrebbe potuto essere ( come avviene in altri luoghi ) un ' occasione per riflettere sul passato, per reiterare la memoria di anni difficili e terribili vissuti dagli Italiani.Fu quello,infatti,un periodo durante il quale,specie nei territori a nord del Paese, anche i civili toccarono con mano gli orrori e le violenze.

Per la prima volta il conflitto non era solo una faccenda di soldati al fronte,ma coinvolgeva la gente comune e mostrava in tutta la sua crudezza la realtà della guerra.Di quei fatti,non a caso,una memoria indelebile ,conservano le persone che ne furono partecipi loro malgrado.A giusta ragione,pertanto,le istituzioni,cui i cittadini delegano la perpetuazione della memoria pubblica devono offrire celebrazioni degne delle circostanze,mantenendo una costante attenzione alla sensibilità di quanti vissero l'epoca e per le nuove generazioni,rispettando nel modo migliore la lettura storica.

Di ciò poco si e' visto a Gravellona Toce.La mattinata e' stata guastata da una surreale ( per non dire vergognosa)sceneggiata con figuranti vestiti da nazisti che effettuavano il presentatarm al cospetto dei monumenti Partigiani,in un gioco che sapeva di ridicolo e tragico allo stesso tempo.Se ciò non bastasse durante il pomeriggio la manifestazione e' proseguita con un'improponibile rievocazione storica di gente in costume che rappresentava sparatorie,tentate fucilazioni ecc.

Scontate,al termine, le asserzioni del primo cittadino,il quale si e' dichiarato soddisfatto dell'iniziativa perché (sono sue parole) è stato un momento incisivo nella formazione della coscienza collettiva dei Gravellonesi. In questo modo il pubblico a potuto toccare in modo tangibile il dramma di quei momenti.( vco azzurra tv del 18/9/12).

Su un giornale locale ,poi,una persona intervistata,a fronte delle perplessità di spettacolizzare una tragedia, ha dichiarato:Il rischio di banalizzare esiste,ma se la ricostruzione e' fatta con rigore storico e buon senso può coinvolgere fasce di spettatori che altrimenti avrebbero poche occasioni di riflettere su quanto accadde e non sarebbero attratti dalle solite proposte.( L'Informatore del 21/9/12).

Che dire ? Tutto e' spettacolo ? Forse.Ad ogni modo,occorre perlomeno osservare che la cosiddetta rievocazione storica non aveva nulla di storico.Senza entrare nei particolari vale la pena rimarcare la manipolazione più evidente. Quanti hanno visto lo spettacolo si sono trovati di fronte due gruppi combattenti: Partigiani e nazisti.

Ma sessantotto anni fa? la storia vera ci racconta che a quel tempo c'erano si i tedeschi (una quarantina) ma lo scontro venne sostenuto sopratutto dai militi della RSI: i fascisti erano poco meno di trecento e altri ne giunsero a dar manforte.

Ma a Gravellona il 16 settembre scorso di fascisti non se ne sono visti. E allora?
Qualcuno potrebbe sostenere che nazisti o fascisti furono più o meno la stessa cosa, ma l’effetto sul comune modo di pensare è ben diverso. I nazisti erano tedeschi e come ci ha
insegnato la storia patria, eterni nemici dai tempi di Barbarossa e quindi naturalmente crudeli.

Gli altri invece no. Gli altri erano italiani, certo dalla parte sbagliata, ma appartenenti alla medesima nazione e cultura. In questo caso, si tocca il sensibile tasto della guerra tra italiani, evento poco compreso perché poco discusso e risolto.
Il fascismo in Italia, diversamente che in Germania, continua a essere un passato che non passa.

Siamo un Paese che non ha mai fatto i reali conti con la propria storia, un Paese che per un verso ha sorvolato, ha sottovalutato e per l’altro ha covato e conservato idealizzazioni dell’uomo forte (forte coi deboli, ovviamente). Dimostrazioni in tal senso si sono avute nei recenti anni di governo delle destre, con tanto di ammiccamenti espliciti al “buon tempo andato”.

Questo motivo avrebbe dovuto indurre gli organizzatori gravellonesi a prestare un’adeguata cautela a quanto intendevano proporre: all’attendibilità della rievocazione e soprattutto alla sua opportunità. Perché la storia, rammentiamolo, non è una marmellata che si spalma ovunque per addolcire il nostro presente.
Potremmo terminare qui e chiudere gli occhi su questo sdrucciolone, chiamiamolo così, tuttavia quello a cui si è assistito - vale a dire un esempio di banalizzazione della storia - non è tema di poco conto, essendo la memoria di quei fatti, quella si, questione che interessa la «coscienza collettiva dei gravellonesi» e non solo.

E’ indubbio che in società di massa come la nostra, in cui tutto ci scivola addosso, in cui tutto è spettacolo, in cui i confini tra vero e falso sono sempre meno tracciabili, si fatichi a trovare solidi radicamenti per il futuro. Nondimeno, banalizzare eventi storici come quello di Gravellona significa rimuovere il passato e rinunciare a interrogarci sulle ragioni della guerra, di tutte le guerre, sulle efferatezze e i dolori. E questo perché le guerre non sono solo fatti trascorsi ma continuano oggi, anche se le osserviamo da lontano e le spacciamo per interventi umanitari.

Anpi, Sezione di Omegna"



3 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Mauro Parole sante
Mauro
12 Novembre 2012 - 16:58
 
Come non essere d'accordo con l'Anpi? Vadano a giocare a Soft Air al posto che fornire questo modo di vedere le cose, dannoso da più punti di vista|
Vedi il profilo di Andrea mai più
Andrea
12 Novembre 2012 - 18:32
 
La lettera è molto bella.Viene da chiedersi come si sia potuta organizzare e tenere una simile grottesca manifestazione?Li hanno pure pagati i nazisti?
Vedi il profilo di Pietro Esortazione
Pietro
16 Gennaio 2013 - 23:48
 
Tutti i punti di vista sono assolutamente leciti e degni d’attenzione, ma quanto scritto ed i commenti fin qui seguiti paiono provenire da chi a Gravellona non c’è stato o, se lì si è ritrovato, lo ha fatto portando con sé un bagaglio ricco di preconcetti ideologici. Ed arrivata domenica sera, con questo ancora ben colmo se n’è tornato a casa.
Il linguaggio utilizzato ne è la più evidente espressione.
Ed ecco che allora, osservando qualcosa che si scosta dalle commemorazioni ingessate nel dogma di rituali grigi che non destano più alcun attrazione e partecipazione popolare, bisogna demolire un modo diverso di ridestare l’interesse e veicolare la conoscenza di quel periodo, affinché ne derivino volontà d’approfondimento e conservazione della memoria, senza che l’odio e la contrapposizione virulenta guidino questo cammino.
E dunque, nell’ambito dell’intero programma delle commemorazioni, demonizziamo la rappresentazione, seppur romanzata per ovvie ragioni, degli accadimenti che interessarono la città e, più in generale, il Verbano. Sebbene puntualmente ricordati nell’ambito degli interventi istituzionali del mattino.
Puntiamo, in termini esemplificativi, il dito accusatore contro l’immagine di un soldato in uniforme tedesca (mi perdonerete se non utilizzerò il termine nazista per connotarlo) che si permette di rendere omaggio, a quasi settant’anni di distanza, al monumento che ricorda i caduti partigiani, agitando la solita retorica in verità un po’ stantia.
E sforziamoci di non cogliere cosa simbolicamente volesse significare tale raffigurazione.
Continuiamo poi ad arroccarci su posizioni di chiusura senza capacità di guardare oltre, percorrendo strade che ormai hanno oggettivamente perduto ogni residuo slancio.
Vedremo così quali frutti si sapranno produrre, seppur ve ne sia già evidente segno.
Che altro dire ancora?
Altre amministrazioni Comunali hanno utilizzato lo stesso strumento scelto a settembre da Gravellona, ricevendo consensi dalle sezioni ANPI di quelle zone.
Qui, evidentemente, così non è stato, per i motivi che ognuno può supporre da sé.
Ce ne faremo una ragione.



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