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Emorragia di pendolari in Piemonte: i tagli lasciano a piedi 27 mila viaggiatori al giorno

Trasporto ferroviario pendolare sotto attacco: in Piemonte il servizio diminuisce del 9,75% e il costo dei biglietti aumenta del 47,3%

Verbania
Emorragia di pendolari in Piemonte: i tagli lasciano a piedi 27 mila viaggiatori al giorno
I dati del rapporto Pendolaria di Legambiente parlano chiaro: in Piemonte è in corso un’emorragia di pendolari. Nell’ultimo anno la regione ha perso ben 27 mila pendolari al giorno. I tagli al servizio sono infatti pari a circa il 10% a fronte di un aumento del costo dei biglietti che non ha eguali nel resto d’Italia (+47,3% in soli tre anni). A salvarsi è soltanto il nodo di Torino con il nuovo Servizio Ferroviario Metropolitano che con le sue 8 linee e un orario cadenzato costituisce finalmente una valida alternativa al mezzo privato per chi ogni giorno si sposta verso Torino o al suo interno.

L’associazione ambientalista ha presentato i dati nel corso di un sit in organizzato questa mattina a Torino sotto gli uffici dell’assessorato ai Trasporti della Regione Piemonte dove, insieme ai comitati dei pendolari, ha denunciato le cattive politiche regionali sul trasporto ferroviario.

“Dopo i tagli di questi anni il trasporto ferroviario pendolare in Piemonte è in gravissime condizioni -ha dichiarato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Proprio in un momento di crisi economica come quello che stiamo attraversando, bisognerebbe occuparsi di un fenomeno sociale di queste dimensioni, perché è anche la crisi a portare tante persone a spostarsi sui mezzi pubblici per risparmiare. Per tutta risposta, invece, negli anni è stato ridotto il servizio e sono aumentate vertiginosamente le tariffe. La politica nazionale e locale continuano ad essere troppo impegnate a finanziare strade, autostrade, e a sproloquiare sulla strategicità della Tav Torino Lione, mentre i pendolari sono in fondo alla lista delle priorità. Ci troviamo dunque al fianco dei comitati pendolari a portare avanti una battaglia di civiltà nell’interesse dei cittadini”.

Complessivamente in Italia sono oltre 2 milioni e 861 mila i passeggeri sul servizio ferroviario regionale. Ma nel 2012 il numero totale dei passeggeri su queste linee, per la prima volta in 10 anni, è calato. In Piemonte, la cancellazione di 13 linee ferroviarie ha contribuito in modo determinante a far scendere i viaggiatori giornalieri da 236 mila a 209 mila. Insieme allo Stato le Regioni, a cui spetta il compito di garantire la qualità del servizio, non sono state da meno nel trascurare le necessità dei pendolari. Tra le situazioni più gravi segnalate dal rapporto Pendolaria proprio quella piemontese dove, a fronte di centinaia di migliaia di pendolari, si destina al settore solo lo 0,14% del bilancio regionale. Dato addirittura in flessione rispetto al già risibile 0,22% dell’anno precedente.

I finanziamenti da parte dei governi che si sono succeduti in questo decennio, attraverso la legge Obiettivo, hanno invece continuato a premiare per il 71,9% gli investimenti in strade e autostrade, a scapito della mobilità urbana e pendolare. In termini assoluti le infrastrutture stradali sfiorano la quota faraonica di 81 miliardi di euro, contro i 17,8 delle ferrovie e i 13,5 delle metropolitane. Sull’autotrasporto, invece, sono piovuti dal 2000 al 2013, oltre 5,3 miliardi di euro; tra fondi diretti e sconti sui pedaggi autostradali circa 500 milioni in media l’anno a cui vanno aggiunti 330 milioni di euro già stanziati per il 2014.

“Senza un cambiamento nelle politiche e nelle risorse per il trasporto ferroviario si aggraveranno i problemi per i cittadini e si allargherà la forbice tra i servizi di serie A, B o C. Da un lato le corse Frecciarossa, con un’impennata di finanziamenti e offerta, dall’altro i treni regionali a rischio di ulteriori tagli. La prima richiesta che facciamo alla Regione -ha concluso Dovana- è di aumentare di almeno un punto percentuale in bilancio le risorse destinate al servizio pendolare: da 0,14% ad almeno l’1,4%”, anche se sarebbe auspicabile nel giro di qualche anno arrivare al 5%”.

L’obiettivo nazionale, per Legambiente, è arrivare a 5milioni di cittadini trasportati ogni giorno nel 2020, liberando così le città da auto e inquinamento e migliorando la vita e la mobilità dei cittadini. La riorganizzazione del settore del trasporto pubblico locale e regionale consentirebbe, inoltre, secondo uno studio della Cassa depositi e prestiti, di creare un valore aggiunto pari a 17,5 miliardi e 465mila nuovi posti di lavoro.
Per capire da dove partire, basta prendere in considerazione le richieste dei pendolari: treni nuovi, più numerosi e più veloci e un maggiore coinvolgimento degli utenti. Occorre aumentare i collegamenti sulle 20 principali linee pendolari del Paese, oltre a garantire il servizio su tutte le altre, riorganizzando gli orari in base alle necessità di chi viaggia. Servono treni moderni e più capienti, in particolare nelle aree urbane, e bisogna recuperare il “progetto 1000 treni per i pendolari” lanciato nel 2007 perché l’affollamento dei convogli causa sempre più ritardi per la difficoltà di accesso alle carrozze e di chiusura delle porte. Inoltre, i treni pendolari italiani sono i più lenti d’Europa. La media è di 35,9 km/h sulle linee di collegamento con le grandi città, mentre è di 51 in Spagna, 48,1 in Germania, 46,6 in Francia.

Per migliorare concretamente la vita dei pendolari, attualmente ostaggio di un servizio sempre più vicino al tracollo, Legambiente chiede al Governo e alle Regioni certezze e maggiori risorse da destinare al servizio.



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