La nostra verità sulla morte di Rebecca

Giovanni Bonaffini e Fabrizia Amodei, genitori di Rebecca, la bambina morta a 2 anni (3 li avrebbe compiuti il 30 dicembre) la sera del 2 ottobre del 2012 all’ospedale Regina Margherita di Torino, dov’era stata trasferita dal Castelli di Verbania, vogliono parlare.

  
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Riportiamo l'articolo uscito su Eco Risveglio, concesso dai genitori di Rebecca.

Lo fanno appena saputo del decesso di un’altra piccola,Aurora, la gemellina che nei giorni scorsi non è sopravvissuta alle complicazioni di un parto gemellare prematuro. «Capiamo il dolore di quei genitori - racconta Giovanni - non ha mai fine nonostante si abbiano altri figli.

Ora, a distanza di oltre 15 mesi dalla perdita di Rebecca, ci chiediamo perché nessuno ci abbia mai chiesto cos’è accaduto al Castelli durante il suo calvario. Così vogliamo raccontare la nostra verità. Abbiamo aspettato tanto, troppo, che il pm incaricato di far luce sul caso ci convocasse per interrogarci: adesso non ci aspettiamo più nulla, ma raccontiamo i fatti come li abbiamo vissuti noi».

E’ un fiume in piena Bonaffini. Parla con lucidità e senza rabbia, con il desiderio di capire quale malattia, quale virus abbia strappato la piccola ai genitori e al fratello Remigio. «Abbiamo portato Rebecca al Dea del Castelli, i cui medici ci hanno poi indirizzato alla Pediatria, per ben tre giorni di seguito e sempre con febbre alta che non scendeva con nessun antipiretico.

Il venerdì (era il 28 settembre 2012, ndr), quando la febbre era oltre i quaranta, si sono decisi a farle gli esami del sangue. Le hanno anche fatto un clistere senza spiegarcene il motivo. Gli esami erano perfetti, così l’hanno dimessa.

A casa la bimba è andata in dissenteria e la febbre è salita oltre i 41,5 C, così siamo partiti di corsa alla volta del Castelli». Ancora Bonaffini: «Una volta lì Rebecca è stata bucata a braccia, mani, gambe e piedi, abbiamo contato circa 30 fori, nessuno riusciva a inserire l’ago per la flebo, allora le hanno messo una sonda nasogastrica dicendoci che avrebbero riprovato più tardi.

Lei era sempre cosciente, seppure molto spaventata. Dopodiché abbiamo scoperto che in Pediatria non avevano ghiaccio e alcol per sfebbrarla, e hanno preso quello per le pulizie che era nello sgabuzzino, erano anche finiti gli aghi piccoli. Chiamato l’anestesista alle 23.30 per farle una femorale è arrivato all’1.30, ci hanno detto “che aveva cose più importanti da fare”. Rebecca a mezzanotte e mezza era ancora cosciente, chiedeva acqua e gelato, poi dopo la femorale ha vomitato sangue e rilasciato i bisogni, ha girato la testa e perso conoscenza.

Alle 2.30 le hanno fatto i raggi ai polmoni ma non una Tac e non ci hanno dato spiegazioni di alcun tipo; vedevamo solo le infermiere che correvano su e giù con le lacrime agli occhi. Fabrizia ed io siamo convinti che sia morta in quel momento».

La bimba, poi, viene intubata perché non respira più autonomamente e all’alba i sanitari decidono per il trasferimento in un altro ospedale, per cui si cerca il posto ed una volta trovato si deve attendere l’ambulanza. La medicalizzata di turno, però, è impegnata, così arriva, dopo altre chiamate, quella di Baveno. Ci sarà da attendere anche l’infermiera autorizzata ad andare a bordo del mezzo, alla fine dalle 6.30 si partirà alla volta del Regina Margherita alle 8.30.

«Una volta a Torino - dice Bonaffini - in 10 minuti i medici ci hanno detto che l’encefalogramma di Rebecca era piatto, che aveva un edema cerebrale: era clinicamente morta. Dopo i tempi previsti per legge, il martedì è stata staccata dalle macchine, poi il decesso». Ancora: «A Torino i medici avrebbero riscontrato la sesta malattia, a Verbania un virus sconosciuto.

Perché sin da subito, quando lo abbiamo chiesto, nostra figlia non è stata trasferita in un ospedale più attrezzato per i bambini come il Regina Margherita? Rebecca era sana, non aveva mai avuto nulla, frequentava l’asilo da appena una settimana, sembra strano che possa avere contratto qualche virus misterioso». Poi altre domande: «Attraverso il nostro legale abbiamo saputo che la procura ha sequestrato la cartella clinica dell’ospedale Castelli e non quella di Torino.

Perché? Cosa devo fare per farmi interrogare dal pubblico ministero per fargli conoscere i fatti come li abbiamo vissuti mia moglie ed io? A chi devo ancora chiedere di far chiarezza sulla sua morte? Rebecca non ce la ridarà nessuno, ma almeno potremo darci delle risposte che adesso non arrivano. Stiamo vivendo in un incubo».
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