"Il Punto" di Marco Zacchera n°474

Riportiamo dal sito di Marco Zacchera l'ultimo numero della newsletter "Il Punto", argomenti trattati: Renzi e le chiacchiere – il caso Kyenge – Tar: sentenza politica – ricordiamo i marò – Verbania: serve saper discutere. – provincia: segno concreto.

  
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RENZI: PAROLE E FATTI

Corre il tempo e sono già 40 giorni che Matteo Renzi è segretario del PD. Mettiamoci pure le feste di mezzo, ma se ogni giorno si ascoltano e si leggono molte sue parole e divagazioni, messaggini e twitter di fatti – per ora – se ne vedono pochi o nessuno, anche perché la “fronda” interna blocca tutto e lo contesta duramente rendendogli la vita ancora più difficile..
Sarà dura per il sindaco di Firenze, anche se in un paese in cui la crisi economica è drammatica le proposte PD sul lavoro sono apparse davvero poco incisive e concrete.
Così come nulla di unitario emerge sulla legge elettorale (assurda comunque la posizione di chi non vuole parlare con tutti!), non ci sono atti concreti per un effettivo dimagrimento dei costi della politica mentre ogni giorno si macina il tormentone interno del PD pro, contro e intorno a Letta.
Tra queste emergenze mi sembra fuori luogo dirottare il discorso sulle unioni civili o lo “jus soli” per la cittadinanza: non sono certo queste le priorità degli italiani che da Renzi si attendono una sterzata vera e concreta sul metodo di guida del Paese.
Soprattutto emerge una sua certa leggerezza: dice cose scontate e di assoluto buon senso (e peraltro le dice bene), ma poi? Il rischio per lui è di finire veloce nel tritacarne perché Renzi sarà pure simpatico ed accattivante, ma non può bastare togliersi la giacca nei dibattiti per sperare così di cambiare l’Italia.

MA A CHE SERVE LA MINISTRO KYENGE ?
Ogni tanto si torna a parlare della ministro Kyenge, “donna immagine” del governo. Ha fatto rumore che la Lega pubblichi sulla “Padania” l’agenda dei suoi incontri pubblici (che peraltro è la stessa disponibile ed ufficiale sul sito web del ministero) e ciò ha suscitato scandalo, quasi una incitazione a contestarla. Parliamo di cose concrete: il colore della pelle della signora Kyenge non mi interessa nulla e merita comunque assoluto rispetto, ma il problema vero è che dietro all’ “immagine” che Letta ed il PD hanno voluto darsi affidandole l’incarico altisonante di “Ministro per l’integrazione” non mi risulta che ad oggi la ministro abbia prodotto molto.
Vero che tutto il governo in sé non dimostra una grande sprint, ma resta il fatto che in questi mesi ci sono stati due episodi importanti legati all’immigrazione: la strage (purtroppo “le stragi”) in mare a Lampedusa e l’incendio di Prato nella locale e abusiva Chinatown. E’ cambiato qualcosa a Lampedusa dopo le centinaia di vittime? Nulla. E’ cambiato qualcosa a Prato dopo l’incendio? Nulla. Notizie di iniziative conseguenti della Kyenge: non pervenute.
La Kyenge e Renzi parlano e straparlano piuttosto di “jus soli” (ovvero di dare la cittadinanza italiana automaticamente a chiunque nasca in Italia) altro concetto che non significa concretamente molto nel senso che può essere o meno una cosa accettabile ma solo a seconda di quali regole si applichino o si propongano, perchè se non si fissano regole e paletti chiari rendendo invece la cittadinanza un diritto automatico secondo me la cosa sarebbe improponibile e pericolosa, oltre ad essere puramente demagogica.
La Kyenge ha proposto, detto, chiarito in merito qualcosa? Ha forse preparato e illustrato almeno una bozza di disegno di legge? Nulla.
A parte il fatto che non si capisce perché tutti possano essere eventualmente contestati (in modo corretto e civile, sia chiaro) e lei no, resta quindi il dramma e il problema dell’immigrazione clandestina e della difficile integrazione, ma in merito – appunto - passi avanti non se ne vedono.
Anzi, la ministro dice di voler abrogare la “Bossi-Fini” che invece sarebbe una buona legge se fosse emendata sulla base dell’esperienza di questi anni, ma che certo non va cancellata “sic et simpliciter”lasciando un pericoloso vuoto normativo.
In ormai 9 mesi di incarico la Kyenge e il governo non hanno prodotto lo straccio di una proposta. Lo stesso vale per il caso di Prato.
La realtà parla di almeno 4.000 aziende cinesi abusive che sfruttano migliaia di persone e che chiudono da sole (ma subito rinascendo con altro nome) in media ogni 2 anni perché hanno scoperto che nella pratica è impossibile nel frattempo fare dei minimi controlli fiscal e di sicurezza sul lavoro.
Rispetto a 2.000 aziende che ogni anno a Prato aprono e chiudono puramente per evadere tutte le norme risulta che nel 2013 sarebbero state solo 86 (ottantasei!!!) quelle chiusure dall’autorità (fonte di un sindacalista CGIL a Unomattina su Rai1 del 14 gennaio) per manifeste irregolarità. 86 controlli su 4.000 sono una vera e propria presa in giro.
Ecco un vero scandalo sul quale avremmo voluto sentire l’opinione della signora Kyenge.

TAR PIEMONTE: GIUSTIZIA E POLITICA
Ho letto e riletto con attenzione le motivazioni della sentenza con cui il TAR Piemonte ha annullato le elezioni regionali del 2010.
Con il massimo rispetto dei giudici mi si sia permesso dire che secondo me è stata sostanzialmente una scelta politica. Molte delle tesi sostenute dai giudici potevano, volendo, essere lette e giustificate nella maniera opposta e alla fine di 54 pagine di italiano contorto e spagnolesco ( la sentenza sembra una grida manzoniana scritta ai tempi dei Promessi Sposi) quello che si uccide è sicuramente il buonsenso e soprattutto il volere degli elettori.
Fermo tutto il resto, bastava che i giudici esprimessero alla fine un concetto di fondo:
“Le elezioni regionali eleggono da una parte il presidente della regione e dall’altra il consiglio regionale, tanto è vero che c’è la possibilità di voto disgiunto. Quindi, pur eliminando una lista perché presentata in modo irregolare e l’eletto a lei collegato, non si inficiano però i voti dati per la Presidenza perché è chiarissimo che chi ha votato la lista “Pensionati per Cota” voleva evidentemente votare Cota presidente. Quindi gli elettori - che non potevano sapere che le firme usate per presentare una lista sarebbero poi state invalidate (la lista era stata ammessa ed era sulla scheda!) - hanno comunque espresso il loro voto per la presidenza (se non ci fosse stata QUELLA lista avrebbero presumibilmente “comunque” votato secondo logica per un’altra lista che appoggiava Cota, non vi pare?!!). Visto che in ogni norma elettorale bisogna cercare di interpretare sempre il volere dell’elettore si butti fuori dal consiglio regionale e si condanni il responsabile del falso eliminando la sua lista, ma salvando il voto per la presidenza espresso da quei 27.000 elettori non distruggendo per lo più quello di altri 4 milioni di persone.”
Questo sarebbe stato un esempio di sentenza chiara, equa, che avrebbe tenuto conto del buonsenso e della democrazia e nessuno mi toglie dalla testa che - a parti politiche invertite - la sentenza forse sarebbe stata diversa.

A parte questo pasticcio c’è poi la brutta storia del rinvio a giudizio di una quarantina di consiglieri regionali per l’utilizzo dei fondi destinati ai gruppi politici. Ognuno risponde di sé alla propria coscienza (oltre che agli elettori) ma questi fatti sono appunto comportamenti, questioni e responsabilità personali: a me va di ribadire il concetto della decisione assolutamente “politica” presa dal TAR del Piemonte.


RICORDIAMOCI DEI NOSTRI MARO’
La prossima settimana dovrebbe essere un momento importante nella sciagurata vicenda giudiziaria dei nostri due marò bloccati in India ormai da 2 anni, uno degli esempi più palpabile dell’inesistente credito internazionale e dell’incapacità di farsi valere che gode purtroppo il nostro paese.
Credo che solo formalmente i nostri due militari rischiano la pena di morte, ma resta il fatto grave di una possibile pesante condanna e soprattutto che i due militari - che avevano una consegna da svolgere - sono stati di fatto inquisiti per tragici avvenimenti accaduti in acque internazionali mentre difendevano una nave italiana da possibili atti di pirateria, come purtroppo già avvenuto infinite volte nell’Oceano Indiano. E’ assurdo che a Roma si siano poi accumulate figuracce senza risolvere nulla e sostanzialmente subendo di tutto da un paese che non aveva il diritto di applicare la propria normativa ai danni dei nostri due militari. Eppure il governo Monti, poi sparito all’orizzonte tra le pernacchie dei più visto che non ha risolto nulla, quando i marò sono venuti due volte in licenzia in Italia ha loro imposto il rientro a New Delhi addirittura DOPO che più volte le autorità indiane avevano violato il diritto internazionale. Robe da matti...

VERBANIA: IMPARARE A DISCUTERE
Anche Verbania si avvia alle nuove elezioni comunali: il 23 febbraio il PD giocherà la carte delle “primarie” che saranno sostanzialmente un derby interno tra 2 candidati senza grandi allargamenti di coalizione visto che a sinistra si appoggia il dott. Bava e ci si immagina la presenza anche di un candidato del M5S.
Credo che il candidato che uscirà dalle primarie del PD (e che obiettivamente ha molte chances di vittoria finale) debba avere poi subito il coraggio di intavolare una seria discussione anche con il centro-destra per valutare se e quanto dei rispettivi programmi possa essere concordato perché - comunque finiscano le elezioni - si possa lavorare e discutere insieme sul futuro della città con un rapporto sereno e un pò costruttivo tra maggioranza ed opposizione.
Lo penso e lo ripeto: non ha più senso una politica di preconcetta rottura e di perpetuo scontro ed antagonismo che trasformi in rodeo ogni consiglio comunale. Vista la situazione economica e sociale disastrata del territorio c’è assoluto bisogno del massimo grado di condivisione possibile su una infinità di problemi concreti della città. Sarà questo l’unico modo per cercare di uscire da una crisi profonda che attraversano l’Italia e la nostra zona.
Spero, insomma, che prima di tutto in futuro conti il buonsenso.

PROVINCIA VCO
Il presidente Massimo Nobili, assessori e presidente del consiglio provinciale del Verbano Cusio Ossola hanno annunciato di essersi azzerati i compensi legati alle loro cariche, peraltro abbondantemente già auto-ridotti nel passato.
E’ un segno di serietà che va apprezzato e sottolinea come la pervicace volontà di abolire le province sia una cosa sciocca e soprattutto demagogica, che non va a ridurre la spesa pubblica minacciando invece di tagliare seriamente i servizi ai cittadini e al territorio.
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