Interrogazione parlamentare sul parto odissea

E' stata depositata da parte dell'On. Davide Crippa, del Movimento Cinque Stelle, l'interrogazione per il Ministro della Salute sulla vicenda del Punto Nascite e servizio Stam, riguardante il viaggio di 170km della mamma ossolana per partorire due gemelli.

  
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— Al Ministro della salute. —

Per sapere – premesso che:

il 6 gennaio 2014 è mancata presso l'ospedale di Alessandria la piccola Aurora;
la piccola è deceduta, poche ore dopo la nascita, all'ospedale di Alessandria, presso il reparto di patologia neonatale, struttura ospedaliera sede di destinazione della madre partoriente, dopo un viaggio di 170 chilometri da Domodossola (Verbania);

la madre, al sesto mese di gravidanza, era arrivata sabato mattina verso le 6 al dipartimento di emergenza e accettazione di Domodossola, a bordo di un'ambulanza del 118. L'ambulanza, allertata dai familiari della donna, in seguito a febbre e malesseri diffusi, dopo un'anamnesi telefonica con il medico del 118, come da prassi, manifestando i sintomi di un parto prematuro, si era recata presso il dipartimento di emergenza e accettazione più vicino;

essendo il punto nascita di Domodossola di primo livello, la donna non poteva essere gestita dal dipartimento di emergenza e accettazione della struttura domese, né da quello di Verbania, sede del reparto provinciale di ostetricia, anch'esso di primo livello. Sede indicata dai protocolli regionali era quindi la vicina (90 chilometri) Novara che, però rispondeva negativamente alla richiesta dei medici di Domodossola. Dopo le medesime risposte negative di Cuneo e Torino, veniva trovata soluzione nella struttura ospedaliera di Alessandria;

il tempo intercorso tra l'arrivo all'ospedale di Domodossola e il ricevimento ad Alessandria è stato di circa sette ore;
occorre sottolineare come tale situazione sia figlia delle decisioni del consiglio regionale piemontese che, conseguentemente alle conclusioni della seduta della Conferenza unificata Stato-regioni del 16 dicembre 2010, con la deliberazione n.167-14087 del 3 aprile 2012 (Approvazione del Piano socio-sanitario regionale 2012-2015) ha di fatto sancito la chiusura dei punti nascita con meno di 1.000 parti all'anno;

per quanto riguarda l'ospedale di Domodossola, per la speciale morfologia del territorio e distanza dai grossi centri della provincia del Verbano Cusio Ossola, è stata indicata in 500 parti annui la misura da considerare;

analoga scelta non veniva ottemperata per gli ospedali di Susa e Borgosesia, evidenziando la difficoltà nel posizionare il servizio trasporto assistito materno (STAM) H24;
il territorio ossolano è completamente montano, diviso in valli di difficile raggiungimento;

lo stesso 118, inteso come sede operativa e ricevente delle chiamate, è stato spostato da circa 18 mesi a Novara registrando notevoli problematiche logistiche e organizzative ogni qualvolta si debba organizzare interventi sul territorio ossolano;

la suddetta STAM H24 veniva ridisegnata dall'assessorato alla sanità piemontese non più in un mezzo espressamente dedicato, come inizialmente dichiarato, ma in un protocollo di operatività che prevede in 30 minuti l'equipaggiamento di un mezzo con culla termica e personale dedicato;

infatti, all'interno della deliberazione sopra citata è chiaramente specificato che «La possibilità di punti nascita con numerosità inferiore [a 1000 nascite l'anno] potrà essere prevista solo sulla base di motivate valutazioni per aree geografiche particolarmente disagiate con rilevanti difficoltà di attivazione del Servizio di Trasporto Assistito Materno (STAM)»;

nella scelta pare quindi lampante che non siano stati presi in considerazione diversi fattori, tra cui la particolarità del territorio (poche persone ma territorio molto esteso e impervio) e soprattutto il fatto che la singola sede dell'ospedale di Domodossola in effetti non ha mai raggiunto il numero di nascite richiesto, ma la struttura è strettamente collegata a quella di Verbania tanto da condividere con essa anche in parte il personale medico e i numeri di nascite delle due strutture superino abbondantemente la cifra richiesta di 500 parti annui;

come specificato nella deliberazione, nel caso in cui non fosse stato possibile mantenere il punto nascita, avrebbe dovuto essere attivato un servizio di ambulanza per i parti pericolosi (detta STAM) che però non risulta essere attivo a Domodossola nonostante le opposte dichiarazioni dei vertici regionali;

amaramente tocca constatare che la STAM non ha funzionato ne può funzionare in detto territorio; occorre registrare, inoltre, che l'ambulanza inizialmente predisposta ad attivarsi come STAM fosse già impegnata in quelle ore nel trasporto di un paziente infartuato;

si nota il disinteresse sul tema da parte di coloro che si sono susseguiti alla guida del Ministero della salute, considerando che tale misura non è stata presa da diverse regioni in tutta Italia. Non sembra infatti all'interrogante che vi sia stato un particolare interesse da parte dei Ministri Fazio, Balduzzi e Lorenzin, che nel tempo si sono alternati;

in particolare, il Ministro Balduzzi era stato personalmente messo al corrente della problematica già in data 28 gennaio 2013. Come si può infatti leggere sull'articolo della versione online del quotidiano «La Stampa», in tale data il Ministro della sanità in carica, invitato dai gruppi di attivisti locali del Movimento Cinque Stelle, salì a bordo di un'ambulanza ascoltando tutte le problematiche sul tema e prendendosi l'impegno di «aprire un'interlocuzione tra Ministero, regione e territorio»;
si ricorda che l'articolo 32 della Costituzione Italiana prevede che «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività»–:

di quali elementi disponga il Governo in merito ai fatti descritti in premessa e quali eventuali iniziative intenda assumere a riguardo;
data la confusione generale sul tema, cosa il Ministero intenda con STAM H24 e se tale servizio debba essere utilizzato come sostitutivo di servizi essenziali o come pronto intervento;

se non ritenga opportuno fare tutto ciò che è in suo potere per indirizzare l'operato della Conferenza Stato-regioni in modo da rivalutare la decisione di razionalizzare i punti nascita sotto i 1.000 nati all'anno e in particolare per quelli situati in zone montane ad alto rischio.
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