PsicoNews: I familiari di fronte alla demenza

Le demenze non colpiscono solo il malato ma tutta la sua famiglia.

  
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Dall’equilibrio psico-fisico, affettivo e dalla disponibilità economica del familiare (o di chi si prende cura di un malato di demenza) dipendono molte scelte, che riguardano la tipologia e la qualità dell’assistenza al malato.

Questo, oltre all’aspetto affettivo, fa del familiare un perno cruciale verso il quale indirizzare le cure, affinchè anche il malato possa stare bene, nonostante la patologia.

Per far fronte alla malattia e per evitare di compromettere anche il proprio stato di salute, il familiare deve imparare ad interpretare le proprie emozioni; il rischio è quello di accusare diversi sintomi: inappetenza, insonnia, nervosismo, astenia, solo per citarne alcuni, o di sviluppare patologie quali: disturbo dell’umore, ansia e disturbi somatoformi, inoltre, alcuni studi hanno rilevato un consumo maggiore di farmaci psicotropi, rispetto alla popolazione generale, in questa tipologia di soggetti.

La alterazioni del comportamento dell’anziano affetto da demenza, sembrerebbero rappresentare la maggiore causa di disagio psichico derivante dall’assistenza, paradossalmente, la sola perdita di autonomia funzionale, per quanto difficoltosa e carica di sofferenza per chi si prende cura, inciderebbe in misura inferiore.

I Dati epidemiologici rivelano che la maggior parte del carico assistenziale gravi sulle donne, spesso sulle mogli dei malati, anch’esse in età senile. Le donne generalmente si occupano di tutte quelle mansioni che riguardano l’assistenza di base diretta (igiene personale, bagno ecc.), questi compiti hanno un maggior legame con il carico psico-fisico, poiché sono queste attività, spesso, a esporre il familiare alla manifestazione dei disturbi comportamentali della persona malata.

Anche l’aspetto economico incide notevolmente sullo stress che il familiare si trova a dover affrontare per garantire un’adeguata e dignitosa assistenza e cura ad un anziano malato di demenza. Su questo sarebbe utile differenziare due tipologie di impatto economico:
• Diretto: spese effettuate per l’assistenza
• Indiretto: riduzione delle proprie capacità lavorative, quindi di guadagno, la rinuncia alla vita lavorativa (in parte, anche), sociale e ai propri interessi.

Il modello della Emotività Espressa (nato inizialmente negli studi sulla schizofrenia) ha permesso l’individuazione di un modello di comportamento della famiglia che peggiora l’andamento della malattia, esacerbando i disturbi del comportamento; tre sono i principi fondamentali:
1. Eccessivo coinvolgimento emotivo (invischiante o iperprotettivo);
2. Criticismo (critiche rivolte ai comportamenti del paziente);
3. Ostilità (svalutazione del malato in quanto individuo).

I familiari che mostrano maggiore Emotività Espressa sono più stressati e meno efficaci nelle strategie utili all’assistenza, oltre a manifestare più spesso segni di disagio psichico.

Un ruolo importante di risposta potrebbe essere svolto dai servizi socio-sanitari, spesso però temuti ed osteggiati dai familiari, che mantengono alto il desiderio di mantenere a casa il congiunto malato; la situazione è complessa e richiede una presa di coscienza da parte di differenti ambiti e livelli, affinchè malati e familiari trovino una risposta alla loro sofferenza.

Buona settimana
Mara Rongo
Fonte:
“Malattia d’Alzheimer: manuale per gli operatori”, di E. Pucci et al., Ed. FrancoAngeli, 2004 Leggi QUI il post completo