Giovane fotografo verbanese a Fotografia Europea

A Reggio Emilia dal 12 aprile, durante il Festival Fotografia Europea, prenderà il via la VII edizione di Giovane Fotografia Italiana, iniziativa dedicata ai giovani under 35, dal titolo Ropes/Corde.

  
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Tra i sette artisti esposti è presente anche il verbanese Fabrizio Albertini, il cui lavoro, dall’evocativo titolo Radici, intreccia evocative immagini di paesaggi legati alla storia di famiglia e alle memorie della propria infanzia in un racconto autobiografico sul tema delle origini. L’artista ha iniziato osservando il giardino di casa, cercando qualcosa che gli fosse vicino. Si tratta di un flusso di coscienza, un’autoanalisi, un lavoro istintivo, inconscio, ma non per questo meno coerente e logico.

Fabrizio Albertini risiede attualmente a Cannobio (VB). Si è diplomato in Regia e Produzione al Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive di Lugano, in Svizzera. È stato selezionato dal Festival Internazionale del Film di Locarno con il cortometraggio Fratelli (2010), e dal Mediterranean Film Institute con il progetto di lungometraggio Confini (2011). Alcune delle sue storie fotografiche sono state esposte all’estero in mostre collettive, tra cui Aperture Foundation (New York), La Triennale (Milano), Die Photographische Sammlung /SK Stiftung Kultur (Germania), al Pfizer Building (New York) e al SKG Bridges Festival (Grecia). Ha tenuto una mostra personale alla Galerie Kernweine, in Germania.
La sua opera, come quelle degli altri vincitori, sarà esposta nei Chiostri di San Domenico a Reggio Emilia.

Ropes/Corde si sviluppa sul filo dell’ambiguità: e se i legami affettivi non fossero diversi dalle corde? Una corda può legare le cose che non vogliamo vadano perse, ma può anche allontanare chi volesse avvicinarsi. Qual è il discrimine tra legare a sé una persona amata per non perderla e imprigionarla contro la sua volontà? La fotografia si nutre della stessa ambiguità. Conserva i ricordi, li trasmette, mantiene vive le radici. Ma il passato può essere anche una prigione fatta di immagini fisse che cristallizzano le persone, i luoghi, le relazioni in una forma idealizzata e immutabile.

I vincitori (selezionati dalla giuria internazionale composta da Carine Dolek, Shoair Mavlian, Daniele De Luigi e Ilaria Campioli) provengono da tutta Italia, come già i 56 artisti esposti nelle edizioni precedenti della mostra. Oltre a Fabrizio Albertini, Silvia Bigi, Emanuele Camerini, Marta Giaccone, Luca Marianaccio, Iacopo Pasqui e Jacopo Valentini.
La mostra, a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, è promossa dal Comune di Reggio Emilia e dall'associazione GAI - Giovani artisti italiani, in collaborazione con prestigiose realtà internazionali come FetArt – Circulation(s) Festival de la jeune photographie europeénne di Parigi, Photoworks - Brighton Photo Festival, Roca Umbert Fàbrica de les Arts – Festival Panoràmic di Granollers (Barcellona), oltre a Palazzo Magnani – Fotografia Europea. L’esposizione vede il contributo di Regione Emilia–Romagna e di Reire srl.

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