Spazio Bimbi: Spiegare la diagnosi di Asperger ai bambini

Arriva il momento in cui i genitori di bambini e ragazzi con diagnosi di Asperger iniziano a chiedersi se parlare ai propri figli della loro diagnosi e quale sia il tempo e il modo giusto per farlo

  
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Quando si parla di bambini è sempre bene tenere in mente che ogni bambino è diverso e questo vale anche per bambini che rientrano in una categoria diagnostica, ci sono caratteristiche comuni e peculiari ma ogni bambino cresce con tempi e modi differenti e unici. Noi adulti non dobbiamo commettere l’errore di non vedere più il bambino dietro alla diagnosi e di non riconoscere la sua unicità.

Tutto ciò significa che non esiste una ricetta preconfezionata che vada bene per tutti sui modi e sui tempi giusti per aiutare i bimbi a dare un nome alle loro caratteristiche, però ci sono degli accorgimenti che ci possono aiutare a svolgere al meglio questo delicato compito.

Quando? Anche in questo caso la risposta è “dipende dal bambino” e dal suo livello di maturazione e consapevolezza su di sé. Spesso è il bambino stesso che a un certo punto inizia a notare delle differenze tra se e gli altri e inizia a porre domande all’adulto. In genere i bambini iniziano a interrogarsi sulle proprie caratteristiche e sui comportamenti che gli altri adottano con loro in età scolare, 7-8 anni.

È importante che gli adulti siano pronti e preparati a dare delle spiegazioni adatte al livello di sviluppo del bambino e che siano allo stesso tempo semplici, chiare, propositive e incoraggianti. Potrebbe essere utile avere a disposizione dei materiali pronti da far leggere o da mostrare al bambino, libri illustrati, testimonianze, cartoni ecc… sempre adatti al suo livello di sviluppo. Carol Gray ne “Il Sesto Senso” scrive: “Se il bambino è pronto a fare la domanda è anche pronto a sentire la risposta a quella domanda”. Molti bimbi notando le differenze rispetto agli altri iniziano a soffrirne, ricevere una spiegazione ai propri comportamenti “bizzarri” può risultare confortante. Se invece il bambino/ragazzo reagisce con rifiuto non bisogna forzarlo ma lasciargli il suo tempo.

Il periodo delle elementari generalmente è un buon momento per affrontare l’argomento, bambini più piccoli non hanno la maturazione necessaria per comprenderlo e ragazzi più grandi e in età adolescenziale potrebbero avere maggiori difficoltà ad accettarlo in un momento della loro vita in cui uniformarsi al gruppo ed essere come gli altri diviene di vitale importanza. In questo caso può essere più utile parlare di caratteristiche e non di diagnosi.

Non è necessario mentire al bambino, questo potrebbe causare ulteriore confusione o, anziché rassicurare, creare ulteriore preoccupazione di fronte ad una spiegazione poco convincente. Il bambino potrebbe pensare che se la mamma e il papà non gli spiegano le cose, sviano o mentono di fronte ad un certo discorso forse ha davvero qualcosa di preoccupante e di cui non si può parlare. Si può provare ad arrivare gradualmente a una spiegazione più approfondita di cosa significhi Asperger magari iniziando ad aiutare il bambino a sviluppare una maggiore consapevolezza su quelle che sono le sue caratteristiche, i suoi punti di forse e le sue difficoltà.

È senz’altro utile portare al bambino esempi di personaggi famosi con queste caratteristiche: Greta Thunberg, Einstein, Steve Jobs e tanti altri.

Per approfondire questo argomento “Gli devo dire che è Asperger? Strategie e consigli per spiegare la diagnosi di spettro autistico alla persona, alla famiglia e alla scuola” di Tony Attwood e Carol Gray.

Dott.ssa Nicolini Greta
La Girandola – Spazio Psicoeducativo
lagirandola.spe@outlook.it Leggi QUI il post completo