Coronavirus: aggiornamenti (11/4/2020 - ore 19.00) da Regione Piemonte

Oggi pomeriggio l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che il numero complessivo di pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, è di 1.180 (159 in più di ieri).

  
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61 (+1) in provincia di Alessandria, 65 (+9) in provincia di Asti, 69 (+19) in provincia di Biella, 113 (+14) in provincia di Cuneo, 82 (+20) in provincia di Novara, 639 (+75) in provincia di Torino, 68 (+2) in provincia di Vercelli, 63 (+16) nel Verbano-Cusio-Ossola, 20 (+3) provenienti da altre regioni.

Altri 1.075 sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo.

I DECESSI SALGONO COMPLESSIVAMENTE A 1.689

Sono 98 i decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19” comunicati nel pomeriggio dall’Unità di Crisi, di cui 30 al momento registrati nella giornata di oggi. Occorre ricordare che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente dall’Unità di crisi può comprendere anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi covid.

Il totale complessivo è ora di 1.689 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 329 ad Alessandria, 87 ad Asti, 111 a Biella, 116 a Cuneo, 170 a Novara, 689 a Torino, 89 a Vercelli, 77 nel Verbano-Cusio-Ossola, 21 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Sono 16.109 le persone finora risultate positive al “Covid-19” in Piemonte: 2.210 in provincia di Alessandria, 764 in provincia di Asti, 656 in provincia di Biella, 1.370 in provincia di Cuneo, 1.542 in provincia di Novara, 7.642 in provincia di Torino, 791 in provincia di Vercelli, 859 nel Verbano-Cusio-Ossola, 199 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi.

I restanti 76 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 381

I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 65.391 di cui 34.220 risultati negativi.



LEGENDA DELL'ALLEGATO

E’ allegata al bollettino di questa sera la tabella riassuntiva dei dati di oggi.

Per agevolare la lettura della tabella, si riporta qui di seguito la legenda.

Totale test processati: sono tutti i test effettuati, compresi quelli ripetuti sulla stessa persona, ad esempio per accertare la guarigione virologica, e quelli processati, ma in fase di refertazione

Totale casi negativi: sono le singole persone con una diagnosi negativa

Totale casi positivi: sono le singole persone con una diagnosi positiva

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COMUNICATO STAMPA


Torino, 11 aprile 2020

CORONAVIRUS: IN AIUTO AL PIEMONTE ARRIVA DA CUBA
LA SQUADRA SPECIALIZZATA IN EMERGENZE
38 medici e infermieri: opereranno nella nuova area sanitaria delle Ogr
Grazie a Lavazza e Fondazione Specchio dei Tempi
sostenute le spese del viaggio

Arriveranno lunedì 13 aprile, alle ore 9.30 all’Aeroporto di Torino Caselle, i 38 operatori sanitari della Brigada Henry Reeveche il Ministero della Salute di Cuba ha destinato al Piemonte, accogliendo la richiesta formulata nelle scorse settimane dal presidente della Regione Alberto Cirio attraverso l’Ambasciata di Cuba in Italia.

Si tratta di 21 medici e 16 infermieri, accompagnati dal loro coordinatore logistico, che resteranno ad operare gratuitamente in Piemonte fino a quando l’emergenza lo renderà necessario. In una situazione di emergenza senza precedenti, questo importante gesto di solidarietà e cooperazione internazionale è stato reso possibile grazie a un grande lavoro di squadra.

«La nostra riconoscenza va innanzitutto a Cuba e agli operatori sanitari che hanno accettato di aiutare il nostro territorio in un momento così difficile - spiega il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio -. Desidero ringraziare la Farnesina, il ministro della Salute Speranza e la Protezione civile nazionale per aver appoggiato la nostra richiesta, ma anche l’ambasciatore Jose Carlos Rodriguez Ruiz e il consigliere regionale Marco Grimaldi che insieme all’Aicec, l’Agenzia per l’Interscambio Culturale ed Economico con Cuba, ci hanno supportato nei contatti con il governo cubano accanto al nostro Settore Affari Internazionali. Essere da subito presenti come ‘sistema Italia’ nella sua completezza è stato un elemento di forza. Un grazie di cuore, poi, a Lavazza e alla Fondazione Specchio dei tempi, che in pochissime ore si sono attivate dandoci uno straordinario supporto per sostenere l’organizzazione e i costi del viaggio e a tutte le realtà, pubbliche e private, che stanno contribuendo a questa missione».

Lavazza e la Fondazione Specchio dei tempi, su richiesta della Regione Piemonte, hanno infatti dato la loro disponibilità a sostenere le spese relative all'arrivo del gruppo di operatori sanitari, bloccati in queste ore a L'Avana per la totale mancanza di voli verso l’Europa. Hanno così noleggiato un Boeing 767 della compagnia Blue Panorama che, in questi minuti, sta decollando da Malpensa verso Cuba. Il rientro a Torino è previsto per lunedì, giorno di Pasquetta.

«Da un mese stiamo rifornendo costantemente gli ospedali e ci rendiamo ben conto della situazione di grande emergenza che stanno vivendo - sottolinea Lodovico Passerin d'Entreves, presidente della Fondazione Specchio dei tempi -. Ci è sembrato così doveroso sostenere, insieme a Lavazza, questa operazione della Regione Piemonte. Continueremo così a dare più forza a chi è in prima linea contro il virus».

Tra gli operatori sanitari in arrivo da Cuba ci sono epidemiologi, anestesisti, rianimatori, medici di medicina generale e infermieri specializzati in terapia intensiva.
Personale di estrema competenza, appartenente alla stessa ‘Brigada' già operante in Lombardia e specializzata in interventi di emergenza. Creata in occasione dell'uragano Katrine con l'obiettivo di aiutare gli Stati Uniti, questa brigata fa parte della pratica di cooperazione solidale di Cuba nel campo della salute, con 55 anni di storia in tutte le parti del mondo: dall’emergenza Ebola in Africa al terremoto di Haiti.

Dopo qualche giorno di conoscenza delle principali strutture sanitarie piemontesi in cui si sta lottando contro il Covid 19, la squadra opererà presso la nuova area sanitaria temporanea in fase di allestimento alle OGR di Torino.

L’Unità di Crisi e il coordinamento sanitario stanno organizzando la loro accoglienza.
Tante le realtà piemontesi che hanno lavorato in queste settimane al fianco della Regione per preparare la missione, a cominciare dall’Aicec, che ha sede a Torino e si è attivata immediatamente favorendo il dialogo tra istituzioni italiane, cubane e le imprese del territorio, organizzando anche un gruppo di giovani volontari traduttori insieme alla Croce Rossa. Molte anche le aziende che hanno già messo a disposizione loro prodotti per equipaggiare la Brigada come Alce Nero, Gruppo Boero Bartolomeo e QS4B Partner Vodafone.

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L’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha voluto incontrare i giornalisti nel corso di una conferenza stampa telematica per fare il punto sul suo operato e sugli argomenti di stretta attualità.

Erano presenti Vincenzo Coccolo, commissario straordinario per il Coronavirus in Piemonte, Flavio Boraso, coordinatore sanitario, Francesco De Rosa, infettivologo e membro del Comitato tecnico-scientifico, Mario Raviolo, responsabile dell’area della Maxiemergenza Sistema 118, Antonio Rinaudo, responsabile dell’ufficio di coordinamento legale dell’area giuridica, Roberto Testi, presidente del Comitato tecnico-scientifico,

Nella sua introduzione, Coccolo ha voluto precisare che “in Piemonte è stato fatto l’impossibile per gestire tutti gli aspetti legati alla pandemia, ma nell'emergenza purtroppo non si fa mai abbastanza. Non è possibile risolvere tutti i problemi, ma l’impegno dell'Unità di Crisi è costante, si lavora in senza risparmio di tempo ed energie, e l’enorme lavoro sul piano sanitario e organizzativo ha prodotto una serie di risultati quanto mai significativi”.

Riguardo all’ampliamento dell’Unità di Crisi. Coccolo ha ricordato che “è stata assunta perché era necessario avere una pluralità di visioni, ma dalla mia nomina a commissario straordinario abbiamo lavorato in perfetta sintonia e continuità con quanto fatto in precedenza".

Le critiche. Roberto Testi ha messo in evidenza che “un’emergenza come questa nessuno se la poteva immaginare, si è dovuto adattare la strategia giorno dopo giorno. Sono arrivate critiche che hanno fatto male, perché non me le aspettavo da colleghi medici e ci siamo sentiti colpiti alle spalle da chi avrebbe dovuto essere con noi a combattere".

I tamponi. “Quella sui tamponi fatti è una discussione da bar interessante, ma non avremmo potuto farli perché il 22 febbraio in Piemonte c'erano solo due laboratori attrezzati per questi esami. In Veneto, che ne ha fatti il doppio, c'erano 14 laboratori - ha dichiarato Testi - Per il Piemonte è stato sforzo enorme arrivare ai 5000 tamponi analizzati ieri. I laboratori ora sono 18 e tra pochi giorni diventeranno 20. Fare tamponi può servire per individuare i positivi e isolarli ma non ci dà garanzie sul futuro, perché oggi chi è negativo può diventare positivo domani. Diverso è il percorso sierologico per la valutazione degli anticorpi, che sarà avviato nei prossimi giorni”.

Gli ospedali. Testi ha affermato che “abbiamo programmato l’incremento delle prestazioni e la protezione degli ospedali meglio di altre Regioni. Con stratagemmi e inventiva si è riusciti a passare da 287 a 590 posti di terapia intensiva, un grande successo che ci permettere di curare tutti quelli che ne hanno bisogno”, mentre Francesco De Rosa ha sostenuto che “nella prima fase dovevano capire il livello di interazione di un virus che non conoscevamo ed abbiamo concordato sull’opportunità di regolare l’accesso agli ospedali in maniera tale da evitare un sovraccarico strutturale e si è potuto organizzare i reparti Covid e la terapia intensiva. Oggi nei reparti sono stati ottimizzati i livello di visita e di assistenza. Ora siamo coscienti che se entriamo in una nuova fase epidemiologica sappiamo come muoverci”.

Le case di riposo. “Sapevamo che sarebbero state un problema, ma deve essere ben chiaro che non dipendono dalle Asl - ha sostenuto Testi - Esistono diverse responsabilità nelle Rsa: del gestore, del direttore sanitario, dei medici di medicina generale che devono monitorare la salute dei pazienti. Comunque le Asl già da dopo il 15 marzo hanno dato disposizioni e suggerimenti per supportare la tutela della salute di ospiti e operatori. Ma qui il problema non è il tampone, ma il fatto che il paziente sintomatico deve essere isolato, in quanto non si può pensare di portare tutti i positivi in ospedale e sradicare persone già fragili dall’ambiente in cui vivono”.

Antonio Rinaudo ha affermato che “sulle Rsa è in corso un'indagine a tappeto per conoscere le condizioni delle singole strutture”, e Coccolo ha anticipato che “le verifiche hanno già interessato quasi il 90% delle strutture. E’ in corso la raccolta di tutti i dati e i risultati si dovrebbero già conoscere domani”.

“Non si è mai voluto ovviamente - ha poi evidenziato Rinaudo - infettare le case di riposo con pazienti positivi. Per le persone dimesse dall’ospedale che non hanno una dimora o non si possono portare a quella di origine si è pensato di ricorrere a strutture nuove e mai utilizzate, oppure a strutture funzionanti dove si possono creare percorsi separati per evitare contaminazioni”.

I dispositivi di protezione. E’ stata posta attenzione sul fatto che la mancanza dei dpi è mondiale e non piemontese. “Deriva da una gestione centrale dell’approvvigionamento che ha costretto a inventare strategie, come usare un camper per i tamponi in modo da non far cambiare gli infermieri tutte le volte che entrare in casa di un paziente”, ha detto Testi, che ha anche chiarito che “la mancanza di questi dispositivi è stata anche la causa della presenza meno importante dei medici di medicina generale nella gestione dei pazienti delle case di riposo”.

L'Unità di Crisi ha evitato alcune truffe alla sanità pubblica negli acquisti del materiale sanitario. Rinaudo ha sostenuto che “le critiche ricevute sono fondate sulla sabbia. O le accuse hanno riscontri oggettivi o si parla a vanvera. Noi veniamo invece attaccati sulle voci, sui pettegolezzi, sulla non conoscenza della materia. Gli acquisti per un ente pubblico sono regolati da norme precise che comportano tempi un po’ più lunghi rispetto a un privato e richiedono anche indagini lunghe e articolate per capire con chi si parla. Altrimenti i rischi sono concreti”. Ed ha citato il caso di “un italiano che si è proposto di fare l'intermediario in Cina per procurarci del materiale chiedendo un pagamento all'ordine significativo. Gli ho detto assolutamente no e ho attivato subito le indagini nei suoi confronti. Lo stesso intermediario, a un certo punto della trattativa, ha tirato fuori una società americana, peccato che gli accertamenti abbiano rivelato che aveva sede in un sottoscala dove c'era una palestra e l'amministratore delegato era una guardia del corpo". L’esempio è servito per far capire “come siamo costretti a operare e con quali cautele. In altre Regioni la fretta e l'urgenza di acquistare materiale ha portato anche a subire delle truffe”.

Ad oggi l’Unità di Crisi ha distribuito quasi 5 milioni di mascherine chirurgiche, 500.000 Ffp2, 50.000 Ffp3, 90 ventilatori.
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