Zacchera: l'Italia vista da lontano

Riportiamo dal sito personale del sindaco di Verbania Marco Zacchera, le riflessioni del primo cittadino sull'Italia e l'Europa vista dagli antipodi.

  
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Sono stato - un po’ per lavoro e un po' per vacanza- per quindici giorni dall’altra parte del mondo ed ho cercato di vedere l’Italia come possono vederla da laggiù con il cannocchiale, ma cercando anche di cogliere opportunità professionali e novità, per verificare esperienze e per imparare qualcosa di nuovo.

Ne viene un quadro e un confronto decisamente sconfortante: non solo perché rientrando noti subito che Malpensa - su 12 aeroporti attraversati - è l’unico in cui ti chiedono 2 euro per usare il carrello-bagagli (quasi che uno arrivando dall’Australia debba ovviamente avere in tasca 2 euro…) ma perché l’Italia – a parte i luoghi comuni delle gondole di Venezia e del Colosseo – di fatto per tutta quella parte del mondo che sta agli antipodi proprio non c’è più.

Negli alimentari è il trionfo dei falsi “parmesan” e di prodotti italiani visibili (anche la Nutella è fatta in Polonia!) c’è solo l’acqua minerale San Pellegrino per i ricchi, con la follia di importarla via Malesia-Melbourne senza considerare il costo energetico di trasportare nel mondo un’acqua che è sempre H2O.

Ma l’Italia è sparita negli appalti, nelle costruzioni, nella ricerca e perfino nella bandiera visto che in ogni aeroporto o show-room mettono quella europea e buona notte per tutti nei riguardi di un’Europa formalmente amata e culturalmente attraente, ma ormai tagliata fuori dal business e dal futuro e tale considerata. L’auto di lusso è una Mercedes ma è costruita laggiù, la moda è americana come lo stile di vista.

L’Oceania è un continente nuovo che è invaso da turisti e imprenditori giapponesi, cinesi e coreani, dove la pizzeria è tricolore sull’insegna ma ovviamente non c’è un italiano in cucina.

Eppure italiani in giro ne trovi tanti: ti servono a tavola, li incontri per strada e nelle reception e sono giovani, giovanissimi. Gente che ha lasciato l’università per cercare lavoro e padroneggiare la lingua.

Con un po’ di buona volontà ed organizzandosi prima qui il lavoro l’hanno trovato subito e allora conta un sorriso, l’impegno, quel pizzico di cultura in più che non guasta…e tutti sembrano contenti. Soprattutto gente che ha avuto il coraggio di mettersi in gioco, di lasciare la sicurezza-papà ma anche per uscire da situazioni senza sbocco professionale, paghe da fame, lavori saltuari.

“Cervelli” insomma che non ci stanno al piattume del futuro, al conformismo, che credono nella possibilità di un “loro” futuro e che mi fanno ricordare il sottoscritto, tanti anni fa, quando non era necessario venire in capo al mondo se volevi lavorare con i,mpegno nel tuo paese dove – avendo i numeri e la grinta – le possibilità non mancavano.
Il lavoro? Qui se vuoi lo trovi in tre giorni (in regola, non in nero) e con la paga settimanale vivi bene e ancora ti resta qualcosa.

Certo ci vuole coraggio a partire, ma poi scopri che si sta anche meglio. Ho incontrato anche diversi imprenditori italo-australiani scoprendo che un lavoro pubblico complesso lo si decide e lo si comincia in sei mesi, che il paese cresce e gli stati di avanzamento il governo li ripa ogni 30 giorni senza ritardi, che la corruzione in Nuova Zelanda non c’è, ma se ti pescano poi stai dentro e buttano via la chiave e nessuno, in nessuna circostanza, ha evitato di farmi lo scontrino fiscale.

Ho scoperto però – e non avevo colto molto questo aspetto nei viaggi precedenti - anche realtà culturali ricche e pluraliste. La cultura: vengo da una città dove da tre anni lotto per costruire un “Centro Eventi” e le critiche da sempre sono feroci. Venissero a fare un giro da queste parti certe persone: in Nuova Zelanda non c’è una cittadina senza teatro, centri culturali, sviluppo mentale – prima di tutto – recuperando anche le tradizioni locali ma aperti al mondo...e ne hanno fatto spunti turistici eccezionali..

In questo scopri perché rimarremo sempre più indietro: da noi non c’è più la volontà di aprirsi, provare, investire, rischiare, crescere. Si percepisce questo lievito, questa volontà di crescita ma tutto sembra in maniera corretta, ordinata, rispettosa: in New Zealand ho guidato per oltre 1500 chilometri ed ho visto in tutto 2 (due!!) pezzi di carta per terra, mentre da noi (ero ovviamente in contatto via internet ogni giorno, il pensiero resta al tuo comune, è normale…) leggevo sempre note di sporcizia, polemichette, degrado, danneggiamenti dal presepio sotto i portici alla fontana nuova subito deturpata in Piazza San Vittore .

Allora ti chiedi che cosa resta all’Europa per rimanere o tornare ad essere centro del mondo e ti rendi conto che non sarà più così perché abbiamo distrutto o non sappiamo sfruttare neppure quei concetti che 200 anni fa “colonizzarono” questo mondo dal quale ora siamo e saremo sempre più colonizzati anche per quegli aspetti culturali, artistici, musicali, storici che erano i nostri punti di forza.

I giapponesi, i coreani, frotte di cinesi, gli australiani parlano bene l’inglese, sono istruiti, intelligenti, vivono concretamente tecnologie avanzatissime (che funzionano meglio rispetto alle nostre, tanto che le usano tutti) mentre la difesa dell’ambiente è severissima...e anche questa è cultura.
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