Comitato Salute VCO su documento sanità

Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato del comitato Salute VCO, riguardante il piano sanità presentato recentemente ai Sindaci del VCO.

  
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Con tutto il rispetto per i tecnici che hanno confezionato il documento presentato ai Sindaci del VCO il 29 aprile scorso, non possiamo che prendere atto che, come avevamo previsto tempo fa, le conclusioni sono in linea con quanto il nostro Consigliere regionale, noto esperto di problemi sanitari, andava dicendo dal tempo della campagna elettorale che lo ha poi catapultato in Consiglio regionale. I tecnici non potevano far diversamente in quanto stipendiati dalla Regione, quindi con una libertà di azione pari a zero, anche se va riconosciuto loro che nel documento c’è una tabella con tre opzioni tra cui scegliere per collocare un nuovo ospedale nel VCO.

Una valutazione dei pro e dei contro da loro esposti, fa propendere la preferenza per un unico ospedale nuovo provinciale, finora demonizzato senza motivo. Inspiegabilmente la scelta cade invece sulla soluzione che scarica tutti gli svantaggi sul sud della provincia e nel testo che segue si cerca di dimostrare la bontà della scelta secondo il già conosciuto pensiero del nostro rappresentante in Consiglio regionale che considera il sud della provincia ampiamente coperto da “ospedali”soprattutto “privati” ignorando volutamente (ma lo sa?) che questi non lo sono nell’accezione tecnica del termine perché privi di DEA, come dimostrato dalla recente pandemia.

Non si era però mai visto però un documento teso al riordino della sanità pubblica, inserire nella valutazione anche le strutture private (che c’entra il COQ?) sulle quali non si ha né il potere di gestione e né la proprietà. Una forzatura. Infatti, in Italia, durante la recente crisi pandemica, le strutture pubbliche sono state obbligate a fronteggiare le emergenze sanitarie mentre le strutture private hanno potuto scegliere di non farlo, anche sono state poi coinvolte per la riabilitazione dei pazienti dimessi dalle strutture pubbliche. Ma anche volendo non l’avrebbero potuto fare per l’assenza dei Reparti di rianimazione. Nemmeno al COQ, dove questo è presente per legge, non è previsto che funzioni 24/24 e 7/7 come nel pubblico,perché non supportato da un DEA. Quindi è una plateale mistificazione del nostro Consigliere regionale, considerare una copertura ospedaliera di fatto inesistente come se questa ci fosse davvero. Non esiste Italia una struttura privata dotata di DEA che è il marchio che definisce cosa sia un ospedale. Questo lo sanno tutti ma qui viene strumentalmente ignorato. Una spudorata bugia che si spera venga creduta dai cittadini.

Un contorto ragionamento intriso di falsità per cercare di dimostrare spudoratamente che ha senso costruire in Ossola un “ospedalino elettorale” da 250 posti letto lasciando a disposizione del sud della provincia nemmeno un Pronto soccorso ignorando il diritto alla salute di 100mila residenti e 2milioni di presenze turistiche. Questi stessi ricercatori che annualmente redigono il “Rapporto sulla qualificazione edilizia e funzionale degli ospedali pubblici regionali” nel 2020 hanno scritto che “sia il Castelli che il san Biagio, per la loro obsolescenza, non sono più recuperabili alle funzioni sanitarie richieste oggi per cui non è conveniente usare risorse per il loro recupero”. Nel piano IRES si parla invece di un recupero del Castelli per destinarlo ad un radioso futuro multispecialistico di ignoti contenuti. Non sarà per caso l’innovativo“polo radiologico” proposto dalla nostra Onorevole verbanese? Una comica intuizione!

Al Castelli non vi sarà alcun DEA. Nonostante il blaterare continuo sulla sua garantita presenza, questa verità si evince leggendo il documento IRES:
“La specializzazione d’eccellenza dell’ospedale di Verbania (che continua comunque a rimanere un ospedale multispecialistico) richiederà la definizione di strategie per l’indirizzamento rispetto ai percorsi che avranno accesso prioritario a Domodossola”.
In questo senso fa un certo effetto leggere che l’opposizione in Consiglio comunale a Verbania dopo essersi spesa recentemente per ottenere il ripristino della funzionalità pre Covid al Castelli dia una lettura positiva di questo imbroglio, ma soprattutto ci piacerebbe sapere su che cosa lorsignori fondano la certezza che ci sia al Castelli un DEA di primo livello, perché nel documento IRES non c’è scritto. Basta leggere.
È sconfortante che dopo 75 anni dalla promulgazione della nostra Costituzione si sia ancora costretti a lottare per l’applicazione dell’articolo 32, contro coloro che in nome di chissà quale principio, continuano a negare la parità nell’accesso a questo diritto che tutela la salute di tutti e non di una sola parte dei cittadini.

Se la volontà del più forte prevale sull’interesse di tutti …. beh, concludete voi la frase.
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