Comitato Salute VCO; "Sono Santi, non solo pazienti"

Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato del Comitato Salute VCO, riguardante le procedure di diagnosi covid.

  
a-
+
Una storia che sembra inventata, ma è vera e documentabile.

Lunedì 20 giugno scorso, un amico comincia a non sentirsi bene, nausea, scariche intestinali che gli impediscono anche di allontanarsi dal domicilio. Arriva venerdì 24 e la situazione gli permetterebbe di recarsi nell’ambulatorio del suo medico, ma sfortunatamente il quel giorno della settimana, è presente nello studio solo al mattino. L’amico si rassegna ad attendere il martedì successivo 28 giugno.

Purtroppo, sabato compare una strana febbre che fa salire la temperatura corporea a 39 gradi, accompagnata da difficoltà respiratorie; gli nasce il dubbio di aver contratto il COVID. A questo punto è inevitabile la chiamata al 118 per chiedere l’intervento della Guardia medica a cui spiega sia la situazione che i sospetti.

Dopo i classici “tempi tecnici” la Guardia medica telefona dicendo che se il paziente è affetto da COVID non può intervenire. Il paziente fa pazientemente notare che lui non sa se è contagiato ed ha chiamato la Guardia medica proprio per avere una diagnosi in tal senso. La Guardia medica ribadisce la sua impossibilità ad intervenire e fornisce al paziente un numero di telefono di Torino (??!!) al quale lo invita a rivolgersi.

Ringraziamenti di rito, e subito parte la chiamata telefonica. Un messaggio preregistrato lo avvisa che il numero è attivo a partire dalle ore 8.00 alle 15.30 dal lunedì al sabato. Sono passate le 15.30 e quindi bisogna attendere lunedì 27 giugno. Potrebbe andare al DEA del Castelli, ma non si fida ad allontanarsi da casa e perdi più non possiede l’auto. Vive solo e senza parenti. Per fortuna le sue condizioni fisiche stanno migliorando, e pazientemente aspetta il lunedì.

Lunedì 27 giugno lui telefona a Torino e qui lo invitano a contattare il suo medico e gli assicurano che allerteranno subito ASL VCO che lo richiamerà per avere maggiori dettagli. Non si reca quindi da suo medico presente in studio nel pomeriggio perché confida nella procedura prospettatagli. Nessuno però lo contatta.

Arriva martedì 28 giugno in condizioni fisiche migliori ma sempre con il dubbio di essere contagiato. Non ricevendo riscontri da ASL VCO, decide di chiamare il suo medico che in quelle ore è presente nell’ambulatorio. La segretaria del medico ascolta il racconto e poi replica, che senza sintomi non è possibile allertare la USCA. Chiude la telefonata dicendo che avrebbe informato il medico, il quale lo avrebbe richiamato. Cosa mai avvenuta.

Se vuole sapere se è stato contagiato da COVID non c’è che un mezzo. Pagarsi un tampone di quelli che forniscono le farmacie.
C’è qualcuno che trova della logica in questa vicenda?

Non è forse meglio che qualcuno, così bravo ad organizzare le cose, cambi rapidamente mestiere?
C’è da vergognarsi!
Leggi QUI il post completo