Comitato Salute VCO: "Nuovo, Unico, ma dove sta la differenza?"

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del Comitato Salute VCO

  
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Con un po’ di ritardo a causa della “stagione elettorale” ritorniamo sull’intervista rilasciata lo scorso mese di settembre dal Sindaco di Domodossola.

Siamo alquanto stupiti, non tanto dalla sua posizione, quanto dal suo tentativo di piegare ancora una volta la realtà alle sue logiche, che prescindono dalle esigenze del territorio provinciale. Prende strumentalmente spunto dalla sanità territoriale, dichiarando solennemente che “il punto fondamentale della questione è l’efficienza dei servizi sanitari, che non può prescindere da una programmazione complessiva, di cui la medicina territoriale e i servizi di emergenza sono pilastro.

Affrontare la riorganizzazione sanitaria partendo da questi presupposti potrebbe rendere più comprensibile e meno complessa l’individuazione del sito per la costruzione dell’ospedale nuovo”.Questo noi lo stiamo dicendo da anni, quindi siamo d’accordo.Peccato però che questa “programmazione” da lui evocata non esista, perché la giunta regionale non si è ancora posta il problema e il territorio non ha esercitato una corale pressione per ottenerla. Basta guardare a come si intendono spendere i fondi europei del PNRR, ammesso che ci si riesca. Chiariamo subito che un ospedale nuovo non può che essere unico perché, nei fatti, questo “bipolarismo ospedaliero” è stato più dannoso che utile, convincendo tutti, meno qualcuno,che l’efficienza e l’efficacia si otterrebbe con un’unica struttura. Quindi, chiamalo come vuoi – nuovo o unico - , in ogni caso questo è un nodo da sciogliere. Il problema vero, e lo ripetiamo per l’ennesima volta, è quello di riutilizzare i vecchi nosocomi per realizzare finalmente una vera ed efficiente sanità ramificata sul territorio per garantire a tutti il “diritto alla salute” (legge Balduzzi del 2012, documento AGENAS 2021).

Complicato? No, per niente, visto che proprio oggi funzionari regionali e direttori di Asl – in un incontro con Cittadinanzattiva - hanno dimostrato che il modello funziona bene; basta metterci buona volontà e teste pensanti e i risultati vengono persino nella difficile situazione attuale. E il nuovo/unico, dove costruirlo? Ma a Domodossola naturalmente – dice il sindaco Pizzi -, dove esiste un luogo idoneo;secondo lui il migliore della Provincia, come se fosse una verità assoluta. Sorprende anche la sua dichiarazione: “Nessuno comunque è riuscito ancora a spiegarmi perché Domodossola dovrebbe rinunciare all’ospedale”. Strano, perché sulla localizzazione migliore si parla da tempo immemorabile, senza soluzione. Piedimulera gli dice niente? Lo diciamo da tempo, la localizzazione del nuovo/unico nosocomio deve rispondere almeno a quattro requisiti:

1- Essere in una posizione il più possibile centrale per la popolazione del territorio di riferimento.
2- Essere servito da una rete di trasporto pubblico con corse frequenti per permettere un facile e rapido accesso dei cittadini alla struttura ospedaliera; soprattutto a coloro, in genere anziani, che non guidano più l’auto.
3- La posizione va scelta in modo da scoraggiare la mobilità passiva.
4- La collocazione è importante perché, se il paziente arriva al DEA e da qui deve essere inviato ad una struttura più attrezzata e deve rifare al contrario il viaggio che l’ha portato lì, è inevitabile un allungamento dei tempi per il ricovero, che possono pregiudicare la vita del malato.
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