Comitato Salute VCO: "Sistema sanitario impazzito?"

Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato del Comitato Salute VCO, riguardante l'evoluzione del sistema sanitario.

  
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Certamente oggi è cosi, ma per ridurlo così ci sono voluti degli “uomini e donne di buona volontà”. A partire dagli anni ‘90 è cominciato un saccheggio che ci ha portato sin qui, facendo emergere il sospetto che si stia compiendo un disegno perverso per affossare la sanità pubblica.

Si può anche dissentire, ma i risultati sono lì a dimostrarlo. Si comincia con la riduzione dello standard dei posti letto, che da 4,4 degli anni ‘90 sono scesi oggi a 3,1 pl per 1000 abitanti (la legge 135/2012 ne stabiliva 3,7), accompagnata da una cospicua riduzione di risorse. Si è giustificata la conseguente massiccia chiusura di ospedali con la favola che si dovevano trasferire risorse all’assistenza territoriale.

Non pervenuta. Con la legge 264/99 si è istituito il numero chiuso alla Facoltà di medicina (ancora in vigore) con conseguenze, oggi, catastrofiche. Dei politici avveduti dovevano pure prevederlo. La ciliegina sulla torta è la legge costituzionale 3/2001, che ha delegato alle Regioni alcune funzioni fra cui la gestione della sanità, generando così 20 sistemi sanitari diversi e aumentando la disparità di trattamento e cura fra le Regioni italiane (in barba al dettato costituzionale sulla generalità del diritto alla salute). Qui è cominciata l’espansione della sanità “Privata” di cui oggi, visto il caos organizzativo, non si distinguono più i confini, al punto di essere indirizzati dai CUP pubblici direttamente ai centri privati convenzionati.

Che ciò sia vero lo dimostra quanto è successo in Lombardia, quando la pandemia ha messo in crisi quel poco che resta della sanità pubblica, facendo scoprire che circa la metà delle risorse è là destinata a finanziare la sanità “Privata”. In questo sconfortante quadro, in cui il ceto politico dimostra da anni di non lavorare certo per il bene comune, si fa fatica a credere che le loro decisioni siano coerenti al loro ruolo assunto con il voto dei cittadini. La situazione del Piemonte non è poi tanto diversa; caso mai è aggravata dal fatto che chi governa la Regione si è riciclato come “esperto di sanità”… a parole. Scoppiata la “pandemia”, non sapevano cosa fare e non hanno trovato di meglio che copiare le delibere della Lombardia, con le conseguenze che tutti sappiamo. Nel VCO i Sindaci, a cui la Costituzione affida la cura della salute dei propri amministrati, sono stati da loro addirittura umiliati.

E poi pretendono di avere ragione! In quasi quatto anni di “governo” gli annunci “funambolici” non si contano, mentre la concretezza è pari a zero. La separazione fra sanità e assistenza è servita a loro per ridurre l’assegnazione di risorse, lasciando migliaia di persone in attesa di un ricovero nelle case di riposo, dove però c’erano posti vuoti perché privi del finanziamento pubblico. Emblematica è stata la chiusura definitiva della Casa di riposo di Asti. Il VCO, a livello regionale non conta nulla perché qui risiede solo il 4% della popolazione regionale.

Confina con la Svizzera i cui stipendi pagati - anche nel comparto sanitario - qui non si sono mai visti, deve fare i conti con la scarsità di medici e di sanitari che ci ritroviamo; quelli disponibili, se possono scegliere, non si trasferiscono di certo in una provincia così periferica come la nostra o, visto il trattamento economico praticato dalla sanità pubblica, vanno ad accasarsi dal “Privato”; non hanno neppure interesse a restare nel pubblico, come dimostra il massiccio impiego di medici “gettonisti” per coprire i buchi dell’organico, pagati molto più dei medici ospedalieri.

Gli esperti sostengono che questa situazione si protrarrà per diversi anni, almeno sino a quando ci sarà un numero sufficiente di medici per rimpiazzare quelli che se ne sono andati; e quelli che nel frattempo se ne andranno? Con il numero chiuso ancora in vigore, sarebbe necessario un intervento economico e organizzativo di alto profilo, ma questi “esperti della sanità” non offrono tali garanzie. Servirebbe utilizzare al meglio le risorse disponibili, per cui riteniamo che questo compito sia ascrivibile alle prerogative della Direzione generale dell’ASL; ma questa “nuova gestione” non ha finora dimostrato reali capacità in proposito. La sanità è impazzita? No, qui solo l’intervento scriteriato dei gestori ha reso possibile ciò.
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