Fondazione Canova, al via la stagione 2026

È entrata nel vivo la stagione 2026 della Fondazione Canova, organizzazione non profit nel cuore delle Alpi dedicata alla conservazione e alla rigenerazione dell’architettura tradizionale.

  
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Con il tema “Abitare le Alpi”, la Fondazione è quest’anno protagonista di un articolato programma di attività che si svolgono nel villaggio laboratorio di Ghesc, nel comune di Montecrestese, dove da anni sperimenta modelli innovativi di recupero del patrimonio rurale alpino, e in diversi siti di interesse della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, tra il Lago Maggiore e il confine con la Svizzera.

L’obiettivo delle iniziative non è solo quello di studiare e conservare l’architettura tradizionale in pietra, ma anche di riattivare i borghi storici e contribuire alla rinascita delle aree montane, promuovendo nuove forme di abitare, lavoro e partecipazione culturale nei territori alpini.

La Fondazione Canova è infatti partner del progetto transfrontaliero BlitzArt, iniziativa internazionale finanziata dal Programma di Cooperazione Interreg Italia–Svizzera 2025–2027 e dedicata alla valorizzazione del patrimonio culturale e naturale delle Alpi attraverso l’arte, la ricerca e il coinvolgimento delle comunità locali.

Guidato dall’Associazione Musei dell’Ossola, il progetto coinvolge istituzioni italiane e svizzere tra cui l’Università del Piemonte Orientale, l’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Ossola, il Comune di Naters e il World Nature Forum, museo dedicato alle Alpi svizzere Jungfrau-Aletsch, sito UNESCO.

BlitzArt, sensibilizzare attraverso l’arte”, vede in questo secondo anno un forte coinvolgimento della Fondazione Canova con workshop divulgativi e tecnici dedicati alla bioarchitettura e al riuso dei materiali, con particolare attenzione alle tecniche costruttive tradizionali in pietra.

Presso lo storico Collegio Mellerio Rosmini di Domodossola, nelle scorse settimane si sono svolte le prime lezioni del corso dedicato alle guide naturalistiche, che terminerà alla fine di marzo. Il percorso formativo affronta il tema dell’architettura tradizionale alpina, offrendo agli operatori del territorio strumenti per raccontare ai visitatori la relazione profonda tra paesaggio, architettura e vita delle comunità montane.

Sono una quarantina le guide naturalistiche che stanno prendendo parte ai corsi finanziati grazie al progetto Interreg. Un’opportunità importante per promuovere un turismo consapevole e sostenibile, capace di generare valore culturale e ambientale nei territori alpini.

Nei mesi di aprile e maggio le attività della Fondazione saranno rivolte sia alla popolazione locale, sia a studenti e ricercatori provenienti da università italiane e internazionali. Accanto ai laboratori aperti al pubblico e ai percorsi formativi dedicati ai mestieri tradizionali, il villaggio laboratorio di Ghesc ospiterà diversi campi scuola universitari, con la partecipazione dell’Università degli Studi di Milano, del Karlsruher Institut für Technologie (KIT) e dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL).

Quest’ultima sarà coinvolta in particolare in attività di ricerca e progettazione su un edificio all’interno del borgo di Ghesc. L’intervento rappresenta un nuovo tassello nel processo di recupero del villaggio e offrirà agli studenti l’opportunità di sperimentare soluzioni architettoniche contemporanee radicate nelle tecniche costruttive tradizionali.

Seminari, laboratori, l’arrivo degli studenti dal Giappone alla fine dell’estate, il ritorno dell’Incontro internazionale degli Architetti e la Ghesc Open Week 2026 punteggeranno i prossimi mesi. Quest’ultima sarà un appuntamento dedicato in particolare a un pubblico giovane, con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni al tema del recupero del patrimonio edilizio tradizionale e alla possibilità di immaginare i borghi alpini come luoghi da abitare e rigenerare per il futuro.

Così il presidente Maurizio Cesprini:

«Il lavoro della Fondazione Canova nasce dall’architettura, ma guarda molto più lontano. Recuperare un borgo alpino significa creare le condizioni perché questi luoghi possano tornare a essere abitati, vissuti e frequentati. Attraverso la formazione, il lavoro sui cantieri e il coinvolgimento delle comunità vogliamo dimostrare che anche i piccoli borghi di montagna possono diventare spazi di innovazione culturale, di incontro tra persone e di nuove possibilità di vita nelle Alpi».

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