Frontalieri, su "tassa salute": ma restano i dubbi
L'Unione Frontalieri Italiani in Svizzera (UFIS) ha ricevuto le prime risposte ufficiali sulla cosiddetta "tassa sanità" da parte della Confederazione Svizzera e di Regione Lombardia. Due posizioni che appaiono distanti e che, secondo il sindacato, alimentano l'incertezza tra i lavoratori.
👤 Redazione ⌚ 12 Aprile 2026 - 10:03 Commentaa-
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La posizione della Svizzera
Dal Dipartimento federale degli affari esteri svizzero arriva una linea chiara: l'Accordo bilaterale tra Svizzera e Italia sui frontalieri è un trattato internazionale e prevale sulle normative interne dei singoli Stati. L'accordo è finalizzato anche a evitare la doppia imposizione e prevede meccanismi di concertazione tra i due Paesi. Berna segue con attenzione l'evolversi della situazione.
La posizione della Lombardia
Diversa la risposta del presidente Attilio Fontana, che scarica le responsabilità sul Governo centrale. La Regione non può sottrarsi all'applicazione della misura perché vincolata dalla normativa nazionale (a differenza di quanto avvenuto in Piemonte). Al contempo, ammette di essere ancora impegnata nella definizione delle modalità attuative, dichiarando di fatto di non avere ancora chiarezza su come applicare concretamente la tassa.
I dubbi e la richiesta al Governo
Secondo UFIS, le risposte ricevute non chiariscono né le finalità della misura né la destinazione delle risorse raccolte. Per questo il sindacato ha chiesto chiarimenti direttamente al Ministero competente, ribadendo l'intenzione di monitorare la situazione e tutelare gli interessi dei frontalieri.
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