M5S su incendi nel VCO
Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato del Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle VCO: "Incendi nel VCO: tecnologia e manutenzione dei boschi, le due gambe della prevenzione".
👤 Redazione ⌚ 18 Agosto 2026 - 14:03 Commentaa-
+
Da settimane il Verbano-Cusio-Ossola convive con un’emergenza incendi che non accenna a placarsi. Tra Piedimulera e la Valle Anzasca le fiamme, divampate il 7 agosto, sono ancora attive dopo oltre dieci giorni, con vigili del fuoco, colonne mobili giunte da Piemonte, Lombardia e altre regioni, ed elicotteri e Canadair impegnati senza sosta. Fronti attivi sono stati segnalati anche in Val Grande, in Val Cannobina verso il Monte Limidario e in quota a Calasca-Castiglione, mentre Arpa Piemonte ha registrato il superamento dei limiti di PM10 legato al fumo persistente sull’Ossola. Alcune famiglie, come a Meggiana, sono rimaste temporaneamente senza acqua a causa dei danni alle condotte causati dal fuoco.
Le immagini e le notizie di queste settimane, insieme alla lunga scia di incendi che negli ultimi anni ha colpito porzioni sempre più ampie del Paese, hanno rafforzato nell’opinione pubblica la consapevolezza di un cambiamento climatico ormai difficile da ignorare. Nello stesso tempo, la cronaca e diverse prese di posizione pubbliche — tra cui quella di don Renato Sacco, sacerdote della Val d’Ossola, che nei giorni scorsi ha pubblicamente evidenziato la sproporzione tra i 19 Canadair oggi a disposizione della flotta antincendio nazionale e i 115 cacciabombardieri F-35 previsti nei programmi della Difesa — hanno riacceso il dibattito sull’equilibrio tra spesa militare e investimenti per la prevenzione e la protezione civile. Un dibattito legittimo, che travalica le competenze locali, ma che restituisce con chiarezza un bisogno concreto: rafforzare gli strumenti a disposizione di chi, sul territorio, deve prevenire
e gestire le emergenze.
Una risorsa già presente sul territorio
Meno nota al grande pubblico è un’altra realtà: nell’area del VCO compresa tra il Lago Maggiore, il Lago d’Orta e le valli dell’Ossola opera da anni un tessuto industriale specializzato in elettronica, automazione e sistemi embedded. Sono aziende che progettano e producono — per lo più per mercati industriali e internazionali — sensoristica IoT, infrastrutture di comunicazione e piattaforme software per il monitoraggio e la gestione dei dati da remoto: tecnologie che, con gli opportuni adattamenti, possono trovare applicazione anche nella prevenzione e nel controllo del rischio incendi boschivi.
Il concetto alla base, presentato da alcune di queste realtà come “Smart Mountain Technologies”, si articola su tre livelli che una montagna “intelligente” dovrebbe garantire: comunicazione (connettività anche nelle aree remote, tramite reti pubbliche 2G/3G/4G/5G e NB-IoT, reti private LoRaWAN e/o collegamenti satellitari NTN), alimentazione autonoma (impianti fotovoltaici e UPS per i punti privi di rete elettrica) e monitoraggio e controllo (videosorveglianza e sensoristica NB-IoT, già impiegata per rilevare fumo, intrusioni e movimenti anomali).
Nei cataloghi di queste aziende figurano già dispositivi come rilevatori di fumo connessi, sensori accelerometrici e volumetrici, e piattaforme cloud in grado di raccogliere ed elaborare dati ambientali, impiegate tra l’altro per il monitoraggio di frane, ghiacciai e fauna. Si tratta di componenti pensati e già commercializzati con successo per usi industriali e di sicurezza degli edifici: integrarli in una rete dedicata al rilevamento precoce degli incendi boschivi richiederebbe un semplice lavoro di adattamento e sperimentazione sul campo, ma non la creazione di tecnologie ex novo. È bene essere chiari su un punto: questa tecnologia non può evitare che gli incendi si verifichino, poiché non incide sulle cause che li innescano. Il suo contributo si colloca sul piano della prevenzione, intesa come capacità di monitorare in modo continuo l'area controllata e di allarmare in tempo reale le situazioni critiche, così da consentire un intervento tempestivo e una gestione rapida dell'eventuale focolaio, prima che possa innescarsi ed espandersi in maniera estesa.
La proposta: progetti pilota a basso investimento
È proprio questo il punto che le Amministrazioni locali, la Provincia del VCO, la Regione Piemonte e gli enti di Protezione Civile potrebbero — anzi, dovrebbero — cogliere: valorizzare le competenze già presenti sul territorio, valutando e possibilmente avviando progetti pilota, supportati da studi accademici (magari in collaborazione con il Politecnico di Torino), nelle aree individuate come particolarmente esposte al rischio incendio. Trattandosi di tecnologie già mature e disponibili sul mercato, l’investimento iniziale richiesto sarebbe contenuto rispetto a soluzioni sviluppate da zero, mentre i benefici attesi riguarderebbero direttamente la sicurezza delle nostre comunità montane:
- una rete di sensori e connettività per l’allarme precoce, capace di segnalare condizioni di rischio prima che un focolaio si trasformi in un incendio esteso;
- dati ambientali in tempo reale (qualità dell’aria, movimenti del terreno, presenza di fumo) a supporto delle decisioni di chi coordina l’emergenza;
- un modello replicabile su altre valli alpine italiane ed europee esposte allo stesso rischio.
Una tecnologia che si affianca, non sostituisce, la manutenzione attiva dei boschi
Va sottolineato che il monitoraggio elettronico non sostituisce la gestione fisica del territorio boschivo, ma si integra con essa: senza una selvicoltura attiva, anche la migliore rete di sensori arriverebbe a segnalare un incendio già favorito da un sottobosco incolto e da un eccesso di combustibile vegetale. In Piemonte esistono esperienze consolidate in questa direzione. In provincia di Biella, ad esempio, il Consorzio Forestale Montagne Biellesi riunisce dal 2014 Comuni e Comunità Montane in un ente unico che pianifica e realizza gli interventi selvicolturali sulle proprietà conferite: diradamenti mirati sulle porzioni di bosco più dense, ripuliture del sottobosco lungo i tracciati e, non ultimo, la manutenzione dei viali tagliafuoco, come quello di Sala Biellese. Gli utili derivanti dalla vendita del legname alimentano un fondo interno dedicato a nuovi interventi di miglioria, secondo una logica di gestione forestale
sostenibile certificata PEFC.
Più in generale, in diverse valli piemontesi (tra cui la Val Chisone, la Val di Susa e l'alta Valle Varaita, dove opera la cooperativa GestAlp) queste attività si inseriscono in vere e proprie filiere bosco-legno-energia: il materiale di risulta dalla pulizia e dal diradamento viene trasformato in cippato e impiegato in caldaie per il teleriscaldamento di edifici pubblici e abitazioni, spesso attraverso cooperative dedicate che danno lavoro a tecnici e operai forestali del territorio. È un modello che genera un circolo virtuoso locale: un ritorno imprenditoriale in termini di occupazione, un ritorno economico legato all'energia autoprodotta e alla riduzione dei costi per le emergenze, e un ritorno in termini di sicurezza, con versanti montani meglio curati e quindi meno esposti al rischio di incendio. Un analogo approccio, esteso anche al coinvolgimento dei proprietari privati di superfici boschive, con anche un possibile ritorno economico, potrebbe rappresentare un utile complemento alla rete di monitoraggio proposta per il VCO.
Un’occasione anche per il territorio e i suoi tecnici
Il VCO ha una lunga tradizione industriale, sostenuta da istituti tecnici riconosciuti a livello nazionale per la qualità della formazione; non di rado, però negli anni, i giovani tecnici formati in queste scuole hanno trovato altrove le migliori opportunità di lavoro. Rimettere questo know-how al servizio del territorio e della comunità appare non solo utile, ma doveroso. Un progetto pilota che unisca sicurezza del territorio e valorizzazione delle competenze locali offrirebbe un doppio ritorno: da un lato una maggiore capacità di prevenzione e risposta agli incendi, dall'altro un'occasione concreta per trattenere sul territorio lavoro qualificato e dare visibilità, anche a livello internazionale, a un modello di "montagna intelligente" nato e sviluppato in Val d'Ossola.
Siamo certi che le aziende del territorio si dichiareranno disponibili a un confronto con le istituzioni per approfondire fattibilità, tempi e costi di un primo progetto dimostrativo.
Imerio Frattini
Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle VCO Leggi QUI il post completo