Una Verbania a Sinistra su intitolazione lungolago a Ramelli

Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato di Una Verbania a Sinistra, riguardante l'intitolazione del lungolago di Intra a Sergio Ramelli.

  
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Come Una Verbania a Sinistra riteniamo che la scelta di intitolare il lungolago di Intra a Sergio Ramelli meriti una riflessione attenta e non possa essere liquidata come una semplice questione di toponomastica.

Sergio Ramelli fu una giovane ed ingiusta vittima della violenza politica degli anni Settanta. La sua morte, così come quella di tutte le vittime di quella stagione drammatica, merita rispetto e memoria. Condannare senza esitazioni la violenza politica, da qualunque parte provenga, dovrebbe essere un principio condiviso e non oggetto di discussione.

Proprio per questo, tuttavia, riteniamo legittimo interrogarsi sulla scelta compiuta dall'Amministrazione comunale e sulla scelta del luogo.

Il lungolago di Intra non è uno spazio qualsiasi. È uno dei luoghi più riconoscibili e frequentati di Verbania, un luogo che appartiene simbolicamente all'intera città. Ma è anche un luogo che porta con sé una memoria storica precisa e profonda, legata alla Resistenza e alla Liberazione.

Su quel lungolago camminarono, prima di essere fucilati, i 42 martiri partigiani. È una pagina dolorosa e fondamentale della storia della nostra comunità, una memoria che non può essere considerata un elemento secondario quando si decide quale nome attribuire proprio a quello spazio.

È anche per questo che condividiamo le motivazioni espresse dall'ANPI in merito alla contrarietà all'intitolazione del lungolago a Sergio Ramelli. Non perché si voglia negare la memoria di una vittima della violenza politica, ma perché riteniamo necessario considerare la storia del luogo e il significato che una scelta toponomastica assume per l'intera comunità.

Non pensiamo che sia sbagliato ricordare Ramelli, benché si ricorda incidentalmente che nulla della sua personale vicenda umana è connesso con la storia civica e politica di questa città.

Pensiamo che il modo in cui una città ricorda debba essere il più possibile condiviso.

Gli anni Settanta sono stati segnati da una violenza politica terribile, che ha colpito persone di orientamenti diversi e che ha lasciato ferite profonde nella società italiana. Una memoria davvero capace di parlare alle generazioni future dovrebbe essere in grado di tenere insieme tutte queste storie, senza selezionare le vittime sulla base della loro appartenenza politica.

È questa, a nostro avviso, la questione politica che l'Amministrazione avrebbe dovuto porre al centro del confronto.

Avremmo preferito che Verbania cogliesse l'occasione per proporre un luogo dedicato alle vittime della violenza politica e del terrorismo, un luogo della memoria capace di ricordare insieme le tante persone che hanno perso la vita negli anni della violenza politica.

Sarebbe stato un messaggio diverso, ma non meno forte. Anzi, avrebbe potuto rappresentare una scelta profondamente politica nel senso più alto del termine: quella di trasformare una pagina dolorosa della nostra storia in un'occasione di riconoscimento reciproco e di rifiuto di ogni forma di violenza e di sopraffazione.

Una Verbania a Sinistra non mette in discussione il diritto di Ramelli ad essere ricordato. Mettiamo in discussione una scelta amministrativa che rischia di rendere divisivo un luogo che dovrebbe invece essere patrimonio simbolico di tutta la comunità.

E riteniamo che su decisioni di questo tipo sia necessario un confronto più ampio con la città. La toponomastica non è soltanto una pratica amministrativa: attraverso i nomi delle strade e delle piazze una comunità costruisce la propria identità e trasmette alle generazioni future una precisa idea della propria storia.

Nel caso del lungolago di Intra, questa responsabilità è ancora maggiore proprio per la storia che quelle rive conservano. Dimenticare o mettere in secondo piano quella memoria sarebbe un errore. Il ricordo dei 42 partigiani che percorsero quel tratto prima della fucilazione fa parte della storia di Verbania e rappresenta un patrimonio civile che deve essere preservato e trasmesso.

Per questo chiediamo che il confronto non si chiuda con una decisione già assunta, ma possa proseguire coinvolgendo le forze politiche, le associazioni, il mondo della scuola e, più in generale, la cittadinanza.

Non servono contrapposizioni. Serve memoria.

Non serve cancellare le storie. Serve conoscerle.

E soprattutto serve una memoria pubblica capace di parlare a tutti, senza diventare terreno di appartenenza politica.

Verbania può scegliere un modo più inclusivo e condiviso di ricordare TUTTE le vittime degli anni di piombo. Ma riteniamo che il lungolago di Intra, per la sua storia e per il suo significato nella memoria della Resistenza verbanese, non sia il luogo giusto per questa intitolazione.

È questa la strada che, come Una Verbania a Sinistra, riteniamo più rispettosa della storia e più utile alla nostra comunità.

Perché un luogo come il lungolago di Intra dovrebbe rappresentare ciò che una città democratica deve saper essere: uno spazio di incontro, di convivenza e di comunità.

Un luogo che appartiene a tutti, e che proprio per questo deve conservare e valorizzare la memoria di chi, su quelle rive, ha pagato con la propria vita la lotta per la libertà.

Non sia mai che quella targa, ed in quel luogo, diventi il terreno di futura contrapposizione politica, dove assistere al triste pellegrinaggio di gente che urla PRESENTE! Di persone che strumentalizzano una povera ed ingiusta vittima degli anni piombo, inneggiando cori, mani alzate e con colori e immagini fasciste, in un luogo dove 42 ragazzi fatto gli ultimi passi prima di dare la vita nella speranza di un mondo democratico e di pace.

Per questo chiediamo che il confronto non si chiuda con una decisione già assunta, ma possa proseguire coinvolgendo le forze politiche, le associazioni, il mondo della scuola e, più in generale, la cittadinanza.

Non servono contrapposizioni.
Serve memoria.
Una Verbania a Sinistra
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