Ospedale unico: i sindaci di Seppiana e S.M. Maggiore

Riceviamo e pubblichiamo, i comunicati dei sindaci di Seppiana e Santa Maria Maggiore, a margine dell'Assemblea dei Sindaci che ha votato SI all'ospedale unico.

  
a-
+
Ieri sera ho abbandonato l'aula al momento del voto insieme ad altri sindaci perche': La chimere del nuovo ospedale ad ornavasso e' una bufala elettorale del PD, perche' sono stufo degli ultimatum di questa regione matrigna e interlocutrice non credibile, stante il pregresso, perche' non credo che in Italia si possa avere un ospedale funzionale in soli quattro anni, perché non ho avuto garanzie sulla sorte del san Biagio, che da protocollo verrà venduto, ulteriore botta all'economia domese, perché non e' chiaro dove e chi siano gli investitori privati, perché non c'è ancora l'okay tecnico all'area di Ornavasso, perché nutro forti dubbi su quell'area in montagna, con strada, sbancamenti ecc da realizzare, perché non ci sono delle motivazioni tecniche valide per aver bocciato piedimulera, area già pronta e svincolata dove sono già stati spesi soldi pubblici, già urbanizzata e servita da strada, dove c'è già un progetto da aggiornare e dove volendo in futuro si può ampliare il plesso, perché non c'è nessuna garanzia per gli ospedali esistenti e per i due dea e roma volendo potrebbe anche privarcene. Questi i miei perché, io credo fortemente in un serio ospedale unico ma non credo a questa regione e non credo a questo vuoto cosmico di "progetto". Purtroppo ne vedremo ancora delle belle....

Alberto Preioni Sindaco di Seppiana
-----------------------------------------------------------------------------------------

Documento del sindaco del Comune di SANTA MARIA MAGGIORE
Da allegare alla Deliberazione dell’Assemblea dei Sindaci in data 18 novembre 2015.
******************
La scelta regionale di un ospedale unico sul territorio di questa Provincia, oggi condivisa più che mai anche dalla gran parte di coloro che in passato ne furono gli osteggiatori, conferma la lungimiranza di chi già 15 anni or sono ne voleva la realizzazione, caduta poi su Piedimulera a seguito di approfondite analisi, affinché anche il Verbano Cusio Ossola potesse beneficiare di una sanità di eccellenza al pari di tante realtà limitrofe e prevenisse quei fenomeni di mobilità passiva per malati e loro cari, nonché l’assurdo peregrinare di personale, autoambulanze e pazienti tra i presidi ospedalieri cc.dd. plurisede del territorio a seconda degli esami e delle cure di volta in volta necessarie anche per chi già ricoverato.
Oggi, a 15 anni di distanza, le parole di chi voleva un ospedale unico, allora osteggiato da Partito Democratico e Lega Nord, trovano il pieno appoggio del primo, che ne diviene il principale paladino, come se si trattasse di una sua idea anziché del riconoscimento di una intuizione altrui, cui invece si aggrega con colpevole ritardo.
Intanto abbiamo però perso anni e soldi, essendo oggi costretti a rincorrere un servizio di eccellenza che già avremmo potuto e dovuto avere, peraltro già illo tempore finanziato. Al contrario dell’attuale scelta di financing project che, in un momento di esigue risorse, comporterà un costo destinato a ripercuotersi sulle tasche dei cittadini per un numero imprecisato di anni a venire.
Nel corso dell’incontro tenutosi di recente a Tecnoparco presso la sede della Provincia, l’Assessore regionale Saitta ha affermato che con l’ospedale unico, oltre ad avere una eccellenza, si risparmieranno 9 milioni di euro annue: il costo dell’ospedale a Piedimulera si aggirava sui 102 milioni e si sarebbe realizzato 13 anni fa. Ad oggi avremmo capitalizzato un risparmio di 117 milioni e avremmo quindi non solo già usufruito dell’ospedale, ma l’avremmo anche pagato.
Come sindaco appartenente al territorio della parte alta dell’Ossola, poi, non posso sottacere la penalizzazione di questi territori, perché, se si fossero ascoltate le nostre parole degli inizi degli anni 2000, oggi l’ospedale avrebbe sede a Piedimulera, dove peraltro lo strumento urbanistico già ne prevede la realizzabilità, mentre la futura realizzazione avverrà in Ornavasso, in una zona sottoposta a vincolo geologico e per la quale occorre altresì prevedere l’adeguamento degli strumenti urbanistici.
La scelta di collocarlo all’estremo sud del territorio ossolano non potrà in alcun modo essere considerata nel prossimo futuro un riconoscimento all’Ossola e alle sue legittime prerogative e aspettative: che non si dica, quando si discuteranno ulteriori argomenti coinvolgenti il territorio che “l’Ossola ha già avuto e deve quindi ora tacere”.
La soluzione che viene in questi giorni proposta dalla Regione e dalla maggioranza dei sindaci ha pertanto il merito del risultato, ma non dell’idea che non solo fu di altri ma fu oltretutto osteggiata da chi oggi la propone.
Quanto sopra per amore di verità e per rappresentare la sintesi dei fatti: è storia ed è una doverosa premessa volta a riconoscere e a richiamare le idee che ciascuno ha avuto nel corso degli anni.
Proprio perché coerente con il nostro pensiero siamo quindi ad approvare la scelta dell’ospedale unico provinciale, anche se modi e tempi non sono quelli che avremmo voluto.
Tuttavia, pur nel nostro voto favorevole, non possiamo al contempo non evidenziare una serie di criticità, considerazioni e richieste che qui di seguito riteniamo di rappresentare:

1. sia mantenuto il presidio San Biagio di Domodossola come centro di medicina territoriale per l’intera Ossola, destinando le aree non più necessarie che attualmente ospitano la struttura a finalità socio sanitarie anche private;
2. è doveroso che la collettività venga a conoscenza, nel più breve tempo possibile, delle tempistiche realizzative e dei costi connessi, ivi compresi quelli della rimozione dei vincoli geologici e dell’adeguamento degli strumenti urbanistici, già oggi compatibili per Piedimulera mentre per Ornavasso si renderà necessario un ulteriore esborso di danaro per tecnici coinvolti e pratiche amministrative e urbanistiche connesse;
3. sia rigorosamente soppesato il sistema di finanziamento: il financing project, le cui le modalità operative trovano forti critiche dalla Corte dei Conti, le cui sezioni sono più volte intervenute sull’argomento. Si tratta di un costo destinato a gravare sulla collettività per un numero di anni pressoché infinito. Non da ultima la sezione della Corte dei Conti Emilia Romagna, con Deliberazione n. 5/2012/PAR, ha così sintetizzato: “la tipologia di opere finanziabili mediante l’istituto in argomento (il financing project) è, peraltro, da considerarsi ulteriormente limitata alle sole c.d. “opere calde”: ciò, conseguentemente al carattere self-liquidating dell’opera, o del servizio, che deve avere l’attitudine ad autofinanziarsi. L’oggetto è quindi costituito da opere alle quali è possibile applicare un prezzo del servizio, come controprestazione che è tenuto a corrispondere l’utente, tali da generare un flusso di cassa in grado di consentire il rimborso dei finanziamenti ottenuti. Restano escluse le c.d. “opere fredde”, in cui la funzione sociale è assolutamente predominante e, rispetto alle quali, le eventuali tariffe non sono in grado di coprire i costi”;
4. si tenga conto dei possibili ampliamenti che in un futuro, anche lontano si rendessero necessari, atteso che l’area di Ornavasso, a quanto consta, verrebbe integralmente saturata e in caso di bisogna non potrebbe essere ulteriormente ampliata;
5. si proceda a un oggettivo raffronto “costi e tempistiche realizzative” tra le due sedi: crediamo e riteniamo che un’area già idonea consenta una costruzione in tempi più rapidi e a un minor costo rispetto all’approntarne una nuova; per questo riteniamo non si possa prescindere da una puntuale e precisa indicazione delle differenze così da far propendere in termini di efficienza, economicità ed efficacia, alla soluzione di Ornavasso;
6. venga espressa la esatta indicazione di quanto si è economicamente perso – rectius i cittadini hanno economicamente speso – ritardando la realizzazione di 13 anni (ai meri costi matematici andrebbero poi aggiunti tutti i disagi, non economicamente quantificabili ma particolarmente grevi, per un ospedale plurisede e per la mancata presenza di una struttura di eccellenza);
7. venga esplicitamente riconosciuto l’errore e quindi poste le doverose scuse alla comunità locale da parte di coloro che oggi hanno cambiato idea ma che all’epoca osteggiarono l’ospedale plurisede, sia per l’incremento dei costi che tale ingiustificato ritardo comporterà, sia per l’inferiore livello sanitario di cui hanno goduto in questi anni i cittadini del Verbano Cusio Ossola.
Il mio voto è sì favorevole alla proposta formulata in questo consesso dalla Regione Piemonte, ma con i distinguo imprescindibili di cui si è detto e per i quali gradirei risposte concrete.
Ciascuno si assuma le proprie responsabilità politiche e umane: ammettere i propri errori valutativi rappresenterebbe un gradito atto di onestà intellettuale.

Omegna, lì 18 novembre 2015

CLAUDIO COTTINI
Sindaco del Comune di Santa Maria Maggiore
Leggi QUI il post completo