Il volley piemontese è Doc con la collaborazione Ornavasso-Asti

Le eccellenze del volley piemontese si uniscono. Allacciato in estate, perfezionato in questi mesi e annunciato la scorsa settimana, è ufficiale l’accordo di collaborazione tra l’Openjobmetis e Volley Doc. Sull’asse Asti-Ornavasso è stato imbastito un progetto che ha come scopo la valorizzazione dei migliori talenti, regionali e non, con uno sbocco verso la serie A.

  
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Il cuore dell’iniziativa pulsa, appunto, nel Piemonte centrale, a Asti e nei territori circostanti, dove la squadra di B1 che per anni ha rappresentato una solida realtà sportiva della categoria, è stata ringiovanita e convertita in una fucina di talenti. Il gruppo che la società ha messo a disposizione di Michele Marchiaro, tecnico torinese di grande e riconosciuta esperienza nel mondo del volley giovanile (ha conquistato tre scudetti Under 18), affronta la B1 con atlete del ’96, ’97 e ’98. Con lui lavorano Claudio Feyles, Michela Valenzise e Simone Marangio, il cui compito è seguire oltre la B1 la serie C, che è addirittura Under 16 (nate tra il ’90 e il 2000).

Pino Mazzarisi, presidente dell’Asti, spiega le linee guida del progetto: «è un segnale di continuità con il passato, ma anche una novità. Avremo un rapporto più stretto con i cugini dell’In volley, con cui già collaboravamo, nell’intento di compiere un salto di qualità».

Di una sfida parla Giorgio Oddenino, direttore generale di Volley Doc «siamo l’unica squadra in Piemonte che disputa una B1 con ragazze under 18: è un rischio, un impegno, ma speriamo che paghi».

Il coordinatore tecnico del progetto è Claudio Bianchi, astigiano che ha vissuto gli anni d’oro del vivaio vicentino – tra i più prolifici dell’ultimo decennio – e che ha lavorato negli ultimi anni a Monza. «La collaborazione con Ornavasso è una realtà. Alcune nostre ragazze hanno svolto la preparazione e le amichevoli con l’Openjobmetis, dove tra l’altro gioca Signorile, un prodotto del nostro vivaio piemontese. A breve l’A1 giocherà un’amichevole a Asti. Abbiamo in comune la valorizzazione delle giovani, lo stesso modo di pensare tecnicamente la pallavolo, l’umiltà e la voglia di fare. Per noi questa è la Denominazione di origine controllata del volley che vogliamo».
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