Scompare Franco Pedroni: uno degli 'eroi' del battaglione Intra

Purtroppo un altro dei valorosi componenti del battaglione Intra, scompare all'età di 99 anni

  
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Ogni volta che scompare un patriota, il nostro cuore si riempe di tristezza.
Ieri il Battaglione Intra ha perso un'altro dei protagonisti che lo componevano: Franco Pedroni.

Pedroni era stato combattente nelle guerre di Jugoslavia, Albania, Grecia ed Africa e attualmente viveva a Barbè.

I funerali si svolgeranno nella parrocchia di Oggebbio, lunedì 16 dicembre.

Riprendiamo dal sito dell'Associazione Alpini di Intra, un documento che spiega ai più giovani, la storia e i valori di questo pezzo di storia verbanese


Storia del Battaglione INTRA

IL BATTAGLIONE INTRA
di Franco Verna

(Tenente del Btg. Intra, decorato al V.M.)

Prima che il tempo inesorabile faccia scomparire anche I'ultimo Alpino che ha servito la Patria nelle fila del btg. INTRA e che il ricordo di questo reparto sia affidato unicamente alle pagine della Storia, materia per altro da decenni manipolata dalle ideologie e in gran parte ignorata dalle giovani leve, è con riconoscenza, e con orgoglio anche, che mi accingo a ricordare a coloro che più o meno a lungo vissero quei tempi lontani, ad illustrare invece ai giovani che troppo poco sanno di storia patria, le vicende di quei battaglione, che nei suoi trentacinque anni di storia intensa e drammatica fu formato dai figli del Verbano , del Cusio, dell’'Ossola, del Luinese e del Varesotto: "scigulin e risatt" per intenderci...

Questo reclutamento prettamente territoriale (per cui gli alpini veni­vano assegnati ai plotoni e alle squadre, nei limiti del possibile, tenendo conto dei paese di nascita, si che spesso padri, figli, nipoti, cugini erano o erano stati nelle stesse squadre) questo reclutamento che sempre costituì la grande ineguagliabile forza delle truppe alpine e che in questo dopo guerra è stato quasi completamente distrutto per l'insipienza del nostro Stato Maggiore, dava al btg. INTRA la stia inconfondibile caratteristica.

Un btg. infatti, costituito in grande maggioranza da operai e diplo­mati, commercianti e... contrabbandieri non poteva che essere un btg. di brontoloni, di ipercritici, di soldati difficili da comandare ma anche pieni di risorse, di inventiva, di spirito di iniziativa, dove l'arrangiarsi era ele­vato alla massima potenza. Un btg. d'assalto, piuttosto indisciplinato a dire la verità, ma che rispondeva superbamente se era ben comandato.

Proprio queste caratteristiche, abbastanza uniche tra i battaglioni alpi­ni, plasmarono la storia dell’INTRA, perché esso fu quasi sempre prelevato dal suo Reggimento e scaraventato sulle varie fronti come battaglione autonomo, aggregato per l’impiego ora a questa ora a quell'altra unità.

Se questa autonomia era l’orgoglio del nostro battaglione, dove si ricono­sceva autorità solo al Comandante di btg. e ai propri ufficiali mentre il Comando di Reggimento o peggio di Divisione era bravamente snobbato e pressoché sconosciuto, il rovescio della medaglia era dato dal fatto che la capacità di comando degli Ufficiali aveva un enorme peso e poteva portare grandi cose come a cose sbagliate e il btg. INTRA ebbe proprio la sfortuna di avere nel momento più critico della sua vita, un comandante non degno della sua storia.

Storia che inizia tra il 1908 e il 1909, quando viene costituito prelevando la 7a compagnia dal btg. Aosta, la 24a dal Pinerolo, la 37a dal Fenestrelle e accasermato a Intra, Pallanza e Domodossola.

Gli uomini di queste compagnie provenienti da altre zone del Piemonte, vengono man mano sostituiti da alpini di leva delle nostre terre e così in 2-3 anni il btg. prende forma e fisionomia.

Nel 1911-12 un suo forte contingente ha il battesimo del fuoco in Libia facendo parte del btg. Ivrea (ricordate la ridotta Lombardia?) e, quando la diana della storia chiama gli italiani alla guerra per completare I'unità d'Italia, il btg.. INTRA su 4 compagnie ora (la 7a di Dio, la 37a di corsa, la 24a la nobile e la 112a degli spiriti) è già pronto fin dal 1914 in Val Corizza al comando del Magg. Garino.

Alle ore 00 del 24 maggio l’INTRA, scattò in avanti per la Conquista del massiccio montuoso costituito dal Monte Nero, Monte Rosso, Sleme, Merzli, Vodil, Colle di S. Lucia e S. Maria, allo scopo ultimo di sfociare nella conca di Tolmino, zona che sarà campo di lotte da giganti, di tremende e cruentissime battaglie e di eroismi sovrumani.

E fu proprio il btg. INTRA a dare alla Patria, forse, il primo dei 600.000 Caduti: l’alpino Bionda Giovanni della 7a di Dio, caduto alle quattro del 24 maggio sul Monte Hevnik.

Per due mesi è un susseguirsi di attacchi e contrattacchi verso lo Sleme e il Merzli che costano al battaglione la perdita dei Comandante, di 3 uffi­ciali e 20 Alpini. Al magg. Garino succede il magg. Peretti ed è questi che il 19 luglio) `guida il btg. verso la quota 2163 del Monte Rosso per la cui conquista (con il Val d'Orco) il battaglione guadagna la prima Medaglia d'Argento al V.M. per giorni e notti è una lotta accanita all'arma bianca e perfino a lanci di sassi, un avanzare di qualche metro e ancora indietreggiare sotto i contrattacchi avversari e ancora avanzare con perdite altissi­me ma con tenacia insuperabile, fino alla conquista definitiva.

II 1 ° agosto sono cinque ufficiali (su 17) e 250 alpini (su 600) che scendo­no a riposo, sudici. laceri, zoppicanti, sofferenti ma pronti a vantarsi di essere i "pais" del generalissimo Cadorna!

II monte Rosso fu la prima tappa di un lungo cammino di gloria, di sacrifici, di sangue e di volontà che il battaglione percorse: fino all’ultima batta­glia di Vittorio Veneto: S. Lucia, Metili, Adamello, M. Cima, M. Zogu, Cauriol. M. Cardinale, l'Alpe di Cosmagnon, il Dente del Pasubio, il Vodice, le Melette di Gallio, il Grappa. il Solarole, furono altre tappe di questo cammino , tutto bagnato dal sudore e dal sangue dei forti alpini dell’INTRA: i vostri padri e i vostri nonni!

32 ufficiali caduti, con 1236 alpini: una Medaglia el'Aruento al V.M., 2 encomi solenni: questo il prezzo della Vittoria!

II 4 novembre 1918 il Tricolore sventola su Trieste ma ancora per un anno il battaglione resta sulle cime di guardia ai confini e quando sembra ormai ora di tornare a casa. il 4° Reggimento viene fermato a Milano dove i movimenti sovversivi tentano di infangare i ricordi ancora vivi e il sangue anco­ra fresco nostri Morti: servizio di ordine pubblico con tanta amarezza nel cuore!

Siamo al giugno del 1919 e inizia la tradizione dell’INTRA btg. Staccato, btg. Autonomo. il 4° torna in Piemonte finalmente, ma l’INTRA prende il treno per Brindisi e quindi imbarcato per l’Albania.

La partenza dell'INTRA è amareggiata. oltre che dal frustrato desi­derio di tornare a casa, anche dal fatto che lascia il comando dopo più di tre anni, il magg. Odino Dalmazzo, che tutti i combattenti del ’15 – ’18 ricordano con amore.
L’Albania, sassosa e desolata, mina per due lunghi anni le energie più belle dell’Intra, e quando. a missione compiuta, i soldati italiani Stanno imbarcandosi a Valona per tornare in Italia, l’INTRA composto ormai solo da 200 uomini febbricitanti e malarici, deve accorrere, insieme al btg. Dronero, sulla rima del Messovum, chiave di volta della difesa di Valona, per difendere in accaniti corpo a corpo il porto di imbarco, mentre tutte le altre difese sono cadute sotto il soverchiante numero degli attaccanti: un semplice encomio solenne premiò questa eroica resistenza, mo finalmen­te, nell'autunno del 1920 l'INTRA attraversando tutta l'Italia senza un saluto e un grazie, rientra alla caserma Simonetta, dopo 6 anni di assenza!

Seguì un lungo periodo di pace: campi estivi, escursioni invernali, qualche veglia verde molte scappate a casa, qualche giorno di riga e molte galline prelevate, pare senza regolare buono, per migliorare il rancio...

A proposito: pare che l’INTRA avesse fama eh essere un btg. di "raz­ziatori" e rubagalline, ma è tutto falso! Al massimo ci si accontentava di raccogliere dei poveri animali dispersi e vaganti in preda alla disperazio­ne: è vero che poi questi animali finivano nelle gavette ma era solo per il loro bene: meglio nella pancia di un alpino che sono le ruote di un camion: vi pare?
Così almeno la pensavamo noi alpini dell'INTRA!

Alpini che un bel giorno, proprio sotto le feste natalizie, molti ancora lo ricordano, ricevettero improvviso l’ordine di mobilitazione.

Che succede?
Ancora una volta l’INTRA viene staccato dal 4° alpini: destinazione Africa Orientale! Chi riesce più a tenere gli Alpini? Tutti scapparono a casa a salutare le famiglie con grande disperazione del Comando!

Ma il 5 gennaio del '35 non un solo alpino manca all'appello e il battaglione si trasferisce a Fondotoce per via ordinaria (cioè a piedi) accompagnato alla stazione da un’enorme folla di cittadini; uno spettacolo veramente commovente a dimostrazione dell’intima unione che esisteva tra popolazione e militari.
Ci si imbarca sul “Piemonte” al comando del Ten. Col. Botti e si sbarca a Massaia.

Edagà, Robò, Quià, Amba Aradam. Il battaglione combatte e costruisce strade. Quindi l’Amba Alagi, dove il gagliardetto dell’INTRA sventolò sulla ridotta Toselli, e il lago Ascianghi E’ qui che fu combattuta la battaglia più dura di quel teatro di operazione e l’INTRA si coprì di gloria.

Passo Meccan, nella zona di Mai Ceu, era la chiave di volta di tutto il nostro schieramento e lì fu messo l’INTRA e contro quel passo si rivol­se lo sforzo maggiore dell’armata abissina condotta dal Negus in persona. Furono 13 ore di lotta durissima spesso combattuta solo con le baionette e le bombe a mano: ma l’INTRA non cedette di un passo.
Lì cadde il Cap. Annibale Rosa comandante la 24a assieme ad altri 22 alpini, lì l’INTRA si conquisto la seconda Medaglia d'Argento al V.M. e lì l'alpino Attilio Bagnolini della 7a di Dio ebbe la medaglia d’oro al V.M.
Si avanzava ancora: passo Anghetà, Ouoram, Dessiè, Addis Abeba e infine,Ambò dove l’INTRA trascorre qualche mese costruendo strade, fortini. monumenti e una Villa addirittura: Villa Intra.

Finalmente il ritorno in Patria, via Massaua, Napoli, Roma, Arona. Le accoglienze che l’INTRA ricevette questa volta furono indescrivibili. I due battelli speciali dovettero accostare a Meina, Solcio, Lesa, Belgirate, Stresa, Baveno perché ovunque una Folla immensa voleva porgere il suo saluto e dimostrare il suo affetto al battaglione. Ma ad Intra ci fu l'apoteosi: un vero tripudio d'amore con oltre 30000 persone confluite da tutte le valli del Verbano, del Cusio, dell’Ossola e del Varesotto e 4000 alpini in congedo si erano lì dato convegno. Chi ha vissuto quella giornata certamente non l'ha dimenticata!

Ancora neppure tre anni di relativa tranquillità e di vita di guarnigione ed ecco che dense nuvole si addensano sull'Europa e nel 1940 anche l'Italia è nella tempesta. L'INTRA è già sul piede di guerra sulla fronte Baltea-Orco-Stura e al colle Galizia fu il primo reparto italiano a scontrarsi con i francesi. Ma lo fronte occidentale fu solo un assaggio, ben altre prove attendevano l'INTRA!

Qualche mese di sosta nella zolla di Loana, Ceresole Reale e di nuovo il big. diventa autonomo e nel 1941 viene per l’ennesima volta viene imbarcato: destinazione l'Albania di nuovo, dove gia la Julia, la Pusteria, la Cuneense, la Tridentina si stanno dissanguando.

Al comando del Maggiore Prampolini, il battaglione si schiera in val Tomarezza e sono mesi di dura guerra di posizione che si possono forse riassumere in poche parole: fango, fango, fango, neve, freddo. fame, pidocchi, lacrime e sangue. Ma l'offensiva greca è fermata.

Nel frattempo prende il comando del battaglione il Magg. Odasso.
E qui occorre spendere un parola in più per questo Comandante il cui ricordo è ancora così vivo nella memoria di tutti gli alpini dell’Intra. Appena arrivò al battaglione, piccolo, magro, tutto scatti, un viso burbero, un carattere rigido, gli Alpini lo guardano: l’è arivà la naja!! e naja fu, certo.

Con estremo rigore ma accompagnato da un interessamento addirit­tura fraterno per tutti. E il btg. riconobbe in Lui un vero Comandante, si trasformò sotto la sua guida in una macchina da guerra come forse da un po’ di tempo non era e capì che con Lui si poteva combattere con sicurezza, senza perdite inutili.

E quando scattò la controffensiva italiana e proprio I'INTRA fu Incari­cato di iniziarla con la conquista del Tomori, il Tomori fu conquistato di slancio, perché caduti i Comandanti di compagnia e altri Ufficiali, gli alpini non ebbero che da buttarsi dietro al passamontagna del loro "maggiorino'' che era scattato in testa coli gli esploratori: e i ruderi di Dobrej furono presi, persi, ripresi e infine difesi strenuamente per circa due mesi: una Medaglia di bronzo al V.M. venne ad aggiungersi alle decorazioni del Battaglione.

Laceri, sporchi, pidocchiosi, ammalati, si scende a valle, ma non c'è alcun riposo. Ordini e Contrordini, marce e contromarce ( 18-26-38 ore filate): 5 mesi di patimenti e di lotte e infine il ritorno in Patria: 43 Caduti di] cui 4 Ufficiali, 116 feriti di cui 5 Ufficiali: questo il sacrificio di sangue dell'INTRA sulla fronte greco-albanese.
Riposo e riorganizzazione del battaglione fino a gennaio '42 e poi, (questa volta con tutto il Reggimento) di nuovo su una nave (ormai si era provetti marinai.... ) per sbarcare a Ragusa, in Dalmazia.
Nel frattempo Odasso, lascia il btg. destinato alla fronte russa: è con una stretta al cuore e una grande amarezza che gli Alpini gli presentano le armi! II comando viene preso dal Magg. Ventura.
Sbarcano tutti a Ragusa, ma I'INTRA no, al solito viene staccato e dirottato su Fiume per partecipare ad una operazione nella Lika: Ploca, Ubodina-Bielo Polje-Korenica-Mostar: tutti i presidi italiani bloccati dai partigiani vengono sbloccati. E poi ancora Bosnia, Sangiaccato,Montenegro, Focia, Gorazde,Cjanice, Plevje: lunghe scarpinate su e giù per le montagne, qualche combattimento più o meno impegnativo, molta assistenza alla popolazione civile (spesso ripagata con il tradimento e il vile assassinio a sangue freddo).

E poi la grande offensiva partigiana dell'aprile del '43 con l'INTRA e l’Aosta a sbarrare il passaggio della Drina e la furiosa battaglia del Kapak e del Goli Vr con il btg. Fenestrelle: tre giorni di lotta accanita con alte perdite di uomini e muli (ben 54 i Caduti dell'INTRA). E poi ancora le azioni di rastrellamento verso il Tara, il Durmitor, il Montenegro.

L'armistizio dell'8 settembre coglie il btg. A Niksic gli alpini, uomi­ni semplici, gioiscono ma gli ufficiali non attendono un attimo per ripor­tarli alla realtà e far loro comprendere che da quel momento inizia la vera tragedia.
E infatti la mattina dei 9 la nostra 6a batteria spara i primi colpi con­tro la 118a divisione tedesca che tenta di avanzare sii Niksic.

Fu un mese e mezzo di sacrifici indicibili, di lotta contro tutti e contro tutto e, tragedia nella tragedia, il btg. da un anno ha un nuovo Comandante non all'altezza della sua tradizione.
Questo soprattutto, assieme alla mancanza di ogni comunicazione con l'Italia o con i comandi superiori, la mancanza di munizioni e di vive­ri fiaccò la resistenza del btg. che nella piana di Dragali, completamente isolato e circondato dai tedeschi, cessò di combattere il 4 ottobre.

Il cap. Piero Zavattaro Ardizzi, un magnifico Ufficiale, che gli alpini dell'INTRA hanno amato come il magg. Odasso e che per tutto quell’ultimo mese aveva preso il comando del battaglione spronandolo e vivificandolo in tutti i modi, non poté fare altro che racco­gliere un pugno di volontari (a cui tutti diedero le ultime munizioni) che in una triste notte, sotto un'acqua scrosciante, si buttarono allo sbaraglio per rompere l'accerchiamento tedesco e successivamente, riunitisi con altri reparti del 3° alpini, del 1 ° artiglieria da montagna e della Div. Venezia, formarono la Divisione Garibaldi.

Il btg. INTRA, come tanti altri battaglioni alpini non è più presente alle Bandiere.
Dalla Simonetta e dalla Cadorna non si vedono più uscire i nostri figli e nipoti con il cappello alpino buttato alla brava dietro alla nuca, e forse il ricordo del btg. INTRA rimane solo nel cuore di chi ne ha fatto parte e nel cuore delle famiglie che hanno dato ad esso i loro figli e i loro uomini.

Ma la storia non si può cancellare. Nessuno può dimenticare migliaia e migliaia di uomini di quattro generazioni che hanno dato il fior fiore della loro vita per fare il loro dovere di cittadini, senza mai nulla chiedere, solo per­ché la Patria che chiamava potesse vivere ancora.

Questo amore verso la Patria, l'onore della Bandiera, la fedeltà al giuramento, la dignità della nazione, sono oggi concetti derisi e snobbati, non più temi di insegnamento nelle scuole e nelle famiglie, ma non esiste libertà senza questi ideali e nessun uomo libero potrà fare a meno di essi.

Questo è quello che ho imparato di miei alpini dell'INTRA.
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