La politica resta fuori dal Comune. Tranne quando entra da destra.
Dopo il no alla scuola “Gino Strada”, il lungolago di Intra sarà intitolato a Sergio Ramelli: la singolare concezione dell’unità dell’amministrazione Albertella
Il 24 giugno 2024, commentando la propria vittoria elettorale, il sindaco Giandomenico Albertella sottolineava l’importanza di essere una forza civica e ricordava che Verbania sarebbe stata governata da liste civiche che avevano «lasciato fuori i partiti».
I cittadini, aggiungeva, avevano privilegiato «i progetti prima dei simboli e dei partiti».
Un principio chiarissimo. Almeno fino a quando i simboli non sono quelli giusti.
Nel giugno 2026 Fratelli d’Italia è entrata ufficialmente nella maggioranza che sostiene il sindaco Albertella. Oggi apprendiamo che una parte del lungolago di Intra, dal vecchio imbarcadero al parco Cavallotti, sarà intitolata a Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano.
La politica, dunque, resta fuori dal Comune.Purché entri dalla porta di destra.
Appena insediata, nel luglio 2024, la nuova Giunta aveva revocato il precedente parere favorevole all’intitolazione della scuola media “Luigi Cadorna” a Gino Strada. La proposta era partita dall’Istituto comprensivo di Pallanza e voleva offrire agli studenti come punto di riferimento la figura del medico e fondatore di Emergency.
Per correttezza, va ricordato che la delibera non utilizzava espressamente la parola «divisivo». L’amministrazione dichiarava di ritenere preferibile individuare un altro spazio o edificio pubblico maggiormente coerente con l’impegno professionale e volontaristico di Gino Strada.
La sostanza politica della scelta resta però evidente: l’intitolazione della scuola a Gino Strada è stata fermata, mentre per Sergio Ramelli si è scelto uno dei luoghi più visibili e rappresentativi della città.
La domanda, quindi, è inevitabile: Gino Strada sarebbe stato divisivo, mentre Sergio Ramelli sarebbe unificante?
Vogliamo essere molto chiari. Sergio Ramelli fu vittima di una brutale aggressione politica e morì nel 1975, a soli diciotto anni. Quella violenza deve essere condannata senza esitazioni e senza distinguere tra vittime di destra e vittime di sinistra.
Il rispetto dovuto a una vittima, tuttavia, non rende automaticamente neutra o priva di significato politico ogni scelta toponomastica.
Discutere la decisione dell’amministrazione non significa in alcun modo giustificare o minimizzare la violenza subita da Ramelli. Significa chiedere coerenza a chi governa la città.
Una cosa è ricordare tutte le vittime dell’odio e della violenza politica. Un’altra è scegliere una figura fortemente connotata nella memoria politica della destra e presentare quella decisione come un gesto naturalmente capace di unire tutta Verbania.
Seguendo questa curiosa concezione dell’unità cittadina – e naturalmente per pura provocazione ironica, senza mettere sullo stesso piano biografie, vicende e responsabilità storiche profondamente differenti – potremmo attenderci le prossime intitolazioni “unificatrici”:
una rotonda a Giorgio Almirante;
un belvedere a Pino Rauti;
un giardino a Junio Valerio Borghese;
una sala civica a Rodolfo Graziani.
Tutte figure che, secondo il nuovo vocabolario dell’amministrazione, dovrebbero evidentemente mettere d’accordo l’intera città.
Il problema, allora, non è che la Politica – con la “P” maiuscola o minuscola – entri in Consiglio comunale.
La politica è parte naturale e legittima dell’amministrazione di una città. Il problema nasce quando si pretende di essere estranei ai partiti, ai simboli e alle appartenenze mentre si compiono scelte culturali e identitarie chiaramente orientate in una sola direzione.
Il criterio adottato sembra molto semplice:
ciò che appartiene alla memoria politica della destra viene promosso come condiviso e unificante;
ciò che richiama una cultura umanitaria, pacifista e persino moderatamente riformista viene rinviato, problematizzato o considerato inadatto.
Il vero discrimine, quindi, non sembra essere la maggiore o minore capacità di un nome di unire la città.
Il discrimine sembra essere la sua appartenenza culturale.
Quando il pensiero coincide con quello dell’amministrazione, diventa automaticamente civico, neutrale e unificante. Quando se ne discosta, diventa politico, controverso e divisivo. Questo non significa tenere la politica fuori dal Comune. Significa introdurre nella memoria pubblica cittadina una visione politica a senso unico, evitando però di chiamarla con il suo vero nome.
Volt Nordpiemonte su intitolazione lungolago a Ramelli
Riceviamo e pubblichiamo, una nota di Volt Nordpiemonte, critica sull'intitolazione del lungolago di Intra a Sergio Ramelli.
