M5S torna su situazione Eremo di Miazzina

Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato del Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle VCO, riguardante la situazione all'Eremo di Miazzina.

Verbania
M5S torna su situazione Eremo di Miazzina
Eremo di Miazzina: la Regione si prepara anche a un'eventuale chiusura.

Le nostre denunce trovano conferma, ma cresce la preoccupazione per pazienti, famiglie e lavoratori.

Bene l'attenzione della Regione, ma lo scenario di un possibile ricollocamento degli ospiti non tranquillizza nessuno. Il gestore continua a rassicurare, la realtà dei fatti racconta altro.

Prendiamo atto del comunicato diffuso dalla nostra Consigliera Regionale Sarah Di Sabato, che riporta la risposta fornita dall'Assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, all'interrogazione presentata sulla situazione dell'Eremo di Miazzina (vedi allegato).

Dalla risposta della Giunta regionale emergono due elementi di rilievo: il gestore avrà tempo fino al 18 ottobre per ottemperare alle prescrizioni della Commissione di Vigilanza e, allo stato attuale, tutti i nuovi accessi alla struttura risultano bloccati. La Regione ha inoltre comunicato che, qualora l'Eremo non fosse più in grado di garantire il proprio funzionamento, si procederà — d'intesa con le ASL e con le famiglie — al ricollocamento degli ospiti in strutture adeguate.

Accogliamo con favore il fatto che la Regione stia finalmente muovendosi concretamente su questa vicenda. È un passo che arriva dopo mesi in cui, come Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle VCO, abbiamo più volte sollecitato un riscontro pubblico e trasparente, senza mai ottenerlo nei tempi dovuti.

Ripercorriamo brevemente i passaggi principali della nostra azione:
Il 26 gennaio avevamo acceso i riflettori sulla struttura, raccogliendo le prime segnalazioni di familiari e cittadini su criticità strutturali, carenze di personale e difficoltà economiche del gestore.
Il 18 febbraio avevamo accolto positivamente l'ordinanza del Tribunale di Verbania che garantiva la continuità operativa nell'ambito della composizione negoziata della crisi, chiedendo però verifiche oggettive sulla qualità dell'assistenza.
Il 18 maggio, dopo la bocciatura del piano di riequilibrio da parte del consulente nominato dal giudice, avevamo chiesto una seria assunzione di responsabilità istituzionale, denunciando ritardi negli stipendi già arrivati fino a quattro mesi.
Il 28 agosto avevamo documentato il terzo mese consecutivo di stipendi non pagati, nonostante gli impegni assunti dall'azienda al tavolo di conciliazione in Prefettura.
Il 10 settembre avevamo reso pubblico che l'azienda stessa ammetteva di non poter pagare, con DURC irregolare, nuovi pignoramenti e una Commissione di Vigilanza che definiva la situazione della struttura "molto critica".

Di fronte a questa sequenza di fatti, puntualmente denunciati e altrettanto puntualmente rimasti senza risposte concrete, prendiamo atto che la Regione ha infine deciso di intervenire, anche premunendosi rispetto all'ipotesi più estrema: quella della chiusura della struttura.

Proprio questo aspetto, però, è ciò che desta la nostra maggiore preoccupazione. Che un'istituzione regionale ritenga necessario predisporre fin d'ora un piano di ricollocamento degli ospiti significa, nei fatti, che lo scenario della chiusura non è più remoto. Una prospettiva che non può lasciare tranquilli né i pazienti, né le loro famiglie, né i circa cinquanta lavoratori e lavoratrici della struttura, già duramente provati da mesi di stipendi non corrisposti. A rendere il quadro ancora più delicato è il contrasto tra le rassicurazioni che il gestore continua a offrire ai propri dipendenti e ciò che risulta oggettivamente accertato: un DURC regolarizzato con fatica ed estremo ritardo, possibili pignoramenti in corso, un debito che continua a crescere e una valutazione della Commissione di Vigilanza che parla apertamente di situazione "molto critica". Rassicurazioni verbali e promesse di imminenti soluzioni non possono bastare, quando i fatti documentati raccontano una realtà diversa.

Per questo motivo, come Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle VCO, insieme alla nostra Consigliera Regionale Sarah Di Sabato, chiediamo con forza: il pagamento immediato e integrale degli stipendi arretrati e delle somme dovute ai lavoratori; riscontro pubblico, documentato e verificabile sulla reale situazione economico-finanziaria di HCS che ha consentito la presentazione del DURC; un piano concreto, credibile e tempestivo, alternativo alla chiusura, che garantisca la continuità assistenziale per gli ospiti attualmente ricoverati e le loro famiglie; la massima trasparenza da parte della Regione e dell'ASL VCO su ogni sviluppo della vicenda, con un coinvolgimento reale delle organizzazioni sindacali e delle famiglie coinvolte.

Non è accettabile che, dopo mesi di allarmi inascoltati, pazienti fragili, famiglie e lavoratori si trovino oggi a dover fare i conti con l'ipotesi di una chiusura calata dall'alto, senza avere avuto, nel frattempo, alcuna certezza sulla continuità del servizio né sulla propria condizione economica. Continueremo a seguire con la massima attenzione l'evoluzione della vicenda, a fianco dei lavoratori e delle famiglie, chiedendo alla Regione e all'ASL VCO tutte le garanzie necessarie affinché nessuno — né chi è assistito, né chi assiste ogni giorno — venga lasciato indietro.

Imerio Frattini
Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle VCO



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