Proseguiamo il percorso avviato con i nostri comunicati del 17 e del 25 giugno scorsi sull’emergenza abitativa, nazionale e verbanese: nel primo abbiamo indicato all’Amministrazione Albertella le priorità di rigenerazione urbana per Verbania, nel secondo abbiamo ripreso le critiche dell’on. Antonino Iaria al decreto. Oggi, con il Piano Casa diventato legge, torniamo sul tema.
Il Piano Casa del governo Meloni, diventato legge con la L. 116/2026, entra ora nella fase operativa con la nomina del commissario straordinario Felice Squitieri. Ma di fronte a un'emergenza abitativa che colpisce giovani, famiglie, lavoratori e pensionati, la risposta del Governo è del tutto inadeguata. Centomila alloggi calmierati in dieci anni significano diecimila all'anno per l'intero Paese: una goccia nel mare, quando milioni di persone faticano a pagare un affitto o a trovare casa. Lo stesso vale per i seicentomila alloggi da ristrutturare, un obiettivo affidato in larga parte ai partenariati con i privati, senza garanzia che gli interventi nascano dove i territori ne hanno più bisogno.
Le misure scelte vanno nella direzione sbagliata. Si crea la solita struttura commissariale, con poteri in deroga e un costo di 490mila euro, che scavalca Regioni e Comuni invece di rafforzarli. Si semplificano le procedure urbanistiche a favore degli investitori, indebolendo il governo del territorio. Si apre al riscatto degli alloggi popolari, riducendo nel tempo il patrimonio pubblico. Si dimezza l'IMU ai proprietari, un beneficio fiscale che non produce da solo nuove case accessibili. E gli affitti calmierati, ridotti di appena un terzo rispetto al mercato, restano fuori portata per chi ha redditi bassi o precari. Non c'è una parola seria contro la pressione degli affitti brevi turistici, né un investimento straordinario e stabile in edilizia residenziale pubblica.
Il caso di Verbania mostra quanto questa impostazione sia insufficiente. La città ha perso 135 abitanti nel solo 2024, ha un indice di vecchiaia di 285,3 anziani ogni 100 giovani e oltre 665 annunci di affitti brevi che sottraggono case ai residenti. Intanto l'ASL VCO denuncia che la mancanza di alloggi accessibili spinge medici e infermieri a emigrare in Svizzera. Servono un grande piano pubblico di edilizia residenziale, canoni ancorati al reddito, una regolazione degli affitti brevi e risorse certe per i Comuni, che sono i soli a conoscere davvero i bisogni dei territori.
I dati più recenti confermano questo quadro. Secondo l’Osservatorio di Immobiliare.it Insights relativo al terzo trimestre 2026, a Verbania il prezzo medio richiesto per acquistare casa è di 2.834 €/m², in aumento del 10,6% su base annua: il valore più alto del Piemonte, tanto da superare di circa 54.000 euro il costo di un appartamento di 100 m² a Torino (2.292 €/m², +8,7% annuo). Anche Idealista, per il secondo trimestre 2026, indica per Verbania 2.487 €/m². Sul fronte degli affitti, Immobiliare.it rileva a Verbania un canone medio di 11,64 €/m² al mese, con una crescita annua prossima al 5%; l’elaborazione di CNA Piemonte su dati OMI dell’Agenzia delle Entrate (giugno 2026) indica 10,78 €/m², con un +5,0% annuo, il secondo valore più alto della regione dopo Torino (11,36 €/m²). In pratica, per un appartamento di 70 m² si parla di circa 750-815 euro al mese, a seconda della fonte.
Una precisazione metodologica: i dati di Immobiliare.it Insights e degli altri portali si basano sui prezzi richiesti negli annunci, cioè sulle intenzioni di vendita o locazione, e non sui prezzi effettivamente pattuiti. I valori reali delle transazioni sono quelli dell’OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare) dell’Agenzia delle Entrate, che derivano da compravendite concluse e registrate, ma vengono pubblicati con un certo ritardo. I portali fotografano dunque le aspettative del mercato, l’OMI i prezzi reali; ma la direzione, per Verbania, è la stessa.
Il divario con il resto del Piemonte è enorme. Per l’acquisto, dopo Verbania e Torino città (2.292 €/m²) troviamo Cuneo (1.715), la provincia di Torino (1.551), Novara (1.371) e Alessandria (circa 1.000), mentre Biella (meno di 600), Vercelli (690, con un calo del 4,6% in un anno) e Asti (712) non superano i 712 €/m²: a Verbania costa oltre quattro volte più che a Biella. Sugli affitti, dopo Torino e Verbania seguono Novara (10,12 €/m² al mese), Cuneo (7,86), Vercelli (7,63, con un +7,9% annuo), Asti (6,91), Alessandria (6,84, +5,2%) e Biella (6,65). Su Verbania pesa anche la domanda turistica per le seconde case sul Lago Maggiore, che si somma alla pressione degli affitti brevi e restringe l’offerta per chi qui vive e lavora.
Nelle province con prezzi più bassi, al contrario, il mercato riflette una domanda meno vivace e un patrimonio che fatica a rivalutarsi: non un modello da invidiare, ma la prova che la questione abitativa ha forme diverse in ogni territorio e va affrontata a livello locale. Proprio perché il Piano Casa non basterà, chiediamo all’Amministrazione comunale di Verbania e alla Provincia del VCO, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze, di non attendere Roma e di attivare fin da subito alcune misure concrete per ridurre la criticità abitativa del territorio:
1. Osservatorio provinciale sulla casa. La Provincia, con i Comuni, l’ASL VCO, l’ATC Piemonte Nord, le organizzazioni sindacali e di categoria, può istituire un tavolo permanente che monitori prezzi effettivi (dati OMI e non solo annunci), alloggi sfitti, affitti brevi e domanda inevasa, così da orientare le scelte su dati reali.
2. Censimento e recupero del patrimonio pubblico. Mappatura degli alloggi di edilizia residenziale pubblica inutilizzati e degli immobili comunali, dell’ASL o di altri enti dismessi, con un piano di ristrutturazione finanziato da fondi regionali, statali ed europei, in coerenza con le priorità di rigenerazione urbana già indicate dal nostro gruppo.
3. Canone concordato e agenzia sociale per l’affitto. Aggiornare l’accordo territoriale sul canone concordato e incentivarlo con aliquote IMU agevolate, garanzie e servizi di intermediazione per i proprietari che affittano a residenti a canoni calmierati, anche con un fondo comunale di sostegno per le famiglie in difficoltà.
4. Argine agli affitti brevi. Controlli sistematici su codici identificativi (CIN) e comunicazioni obbligatorie, regole urbanistiche sui cambi di destinazione d’uso, destinazione di una quota dell’imposta di soggiorno a un fondo per la casa e valutazione, nei limiti consentiti dalla legge, di leve fiscali differenziate per gli immobili destinati solo a locazioni turistiche.
5. Quote di alloggi accessibili nei nuovi interventi. Nei piani attuativi e nei progetti di rigenerazione urbana, prevedere una quota obbligatoria di edilizia convenzionata e sociale, a prezzi o canoni calmierati, evitando che l’offerta nuova si rivolga solo al mercato turistico e agli investitori.
6. Alloggi per i lavoratori essenziali. Un protocollo con l’ASL VCO, e analoghi accordi con scuole e altri servizi pubblici, per foresterie e alloggi a canone agevolato destinati a medici, infermieri e personale che oggi sceglie la Svizzera anche perché qui non trova casa.
7. Una voce comune verso Regione e Governo. Comune e Provincia, insieme agli altri Comuni del VCO, possono presentare candidature coordinate ai bandi e chiedere formalmente risorse certe e un fondo dedicato ai territori ad alta tensione abitativa, compreso il recupero del patrimonio edilizio dei borghi e delle valli per giovani famiglie e nuovi residenti.
Il Movimento 5 Stelle continuerà a battersi per una vera politica abitativa, non per l'ennesimo annuncio. Il diritto alla casa non può essere subordinato agli interessi della rendita.
Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle VCO
M5S torna su Piano Casa
Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato del Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle VCO, riguardante il Piano Casa Verbania.
