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Porto turistico: il punto è quello di reperire altre risorse

Pubblichiamo la posizione del Partito Democratico su CEM, porto turistico e pista ciclabile
Verbania
Porto turistico: il punto è quello di reperire altre risorse
Porto turistico e piste ciclabili fanno parte dello stesso “sistema” , insieme a lungolaghi, parchi, CEM (sì, anche lui ne farà parte, ci piaccia o non ci piaccia). E un sistema che abbia il lago come carattere peculiare deve avere un porto turistico e deve avere dei percorsi ciclopedonali degni di questo nome.
Si tratta di due elementi correlati e complementari, non alternativi, fondamentali per una fruibilità complessiva. Non credo pertanto che la soluzione possa essere quella di trasferire i finanziamenti destinati a un intervento a favore di un altro. Comprendo le emergenze e sotto gli occhi di tutti sono i mancati interventi dopo la tromba d’aria dello scorso anno. Ma qui la situazione è differente.
Non si tratta di stornare una parte delle risorse destinate al contestatissimo CEM; il punto è piuttosto quello di reperire altre risorse, pubbliche e private. Potrebbero derivare dai fondi destinati alle opere complementari alla bonifica Enichem, ma quantificazione e tempi sono quanto mai incerti e indefiniti. Impossibile pertanto farci conto, più opportuno verificare quanto prima l’esistenza di risorse disponibili da parte di Comune e Regione
Riguardo le risorse destinate al Programma Territoriale Integrato del VCO occorre considerare che sono state ulteriormente ridotte con la DGR 6-6408 del 30.09.2013. La cifra a disposizione, già ridotta a 4.800.000 nella rimodulazione dell’aprile 2012, ammonta oggi a 2.301.391 euro. L’utilizzo di tali fondi sarà prossimamente oggetto della trattativa con i soggetti destinatari originariamente individuati. Inevitabilmente i 2.400.000 euro (cui sommare i 500 di contributo comunale) destinati al finanziamento di due dei quattro lotti previsti per la pista ciclabile Fondotoce-Suna subiranno una riduzione.
Rimarrebbe quantomeno la possibilità di avviare un’opera fondamentale e strategica, da tempo richiesta e sollecitata da più parti. Quanto sarebbe possibile invece realizzare a favore del porto turistico con le somme disponibili è ancora difficile da definire in assenza non solo di un progetto ma addirittura di una precisa valutazione dell’accaduto.
È opportuno evitare affrettati giudizi falsati da eccessiva semplificazione e informazioni parziali. Fondamentale invece intervenire con tempestività senza abbandonarsi alla sterile polemica della ricerca di colpe e colpevoli. Responsabilità ce ne sono certamente e vanno appurate; sarà in primo luogo la Magistratura a verificarle ed eventualmente a perseguirle.
Alla politica compete in questo momento trovare una soluzione che restituisca a Verbania il porto turistico, e far tesoro di quanto accaduto per evitare il ripetersi degli errori che evidentemente ci sono stati. Errori tecnici e progettuali , manutentivi e gestionali. E la prima questione è quella di dare risposta certa ai principali interrogativi sollevati.
La collocazione. Il porto turistico, elemento essenziale del “sistema lago”, ha bisogno di notevoli spazi da destinare ai servizi a terra. Impensabile realizzarlo altrove. Si pensi alla sola dotazione di parcheggi, inimmaginabile altrove. Si è trattato per di più del ripristino e della restituzione alla città di uno spazio decisamente degradato (molto più dell’arena oggi smantellata). I nostri vecchi mai avrebbero costruito lì un porto! Si dice ora. Vero, ma non avevano certo i mezzi di oggi.
Però è successo quel che è successo. Perché? Si dice di un moto ondoso particolarmente sostenuto ma non certo uno tsunami, era prevedibile? Dimensionamento e tecnologia costruttiva inadeguati? Mancata manutenzione? Errata progettazione? A queste domande deve dare risposta chi ne ha le competenze. Si faccia il più presto possibile. Credo debba essere il Comune a dare l’incarico, se non altro per conoscere le sorti di un suo bene. Sarà anche l’occasione per comprendere a quanto potrebbero ammontare i costi di ripristino.
Perché di ripristino si tratta. I servizi a terra rappresentano una parte consistente dell’intera opera, anche dal punto di vista economico. E non hanno subito alcun danno. Sarebbe follia sprecare quel patrimonio. Esistono privati interessati ad intervenire? Non mancano certo le procedure per verificarlo e per favorirne l’intervento.

Occorre però fare in fretta e bene. Temo molto la caduta di immagine. Ristabilire le condizioni di sicurezza e affidabilità è indispensabile. È successo un incidente, un grave incidente, ma si è presto provveduto a ricostruirlo meglio di prima. Questo si deve ricordare di Verbania.

Diego Brignoli
 Fonte di questo post



2 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di renato delle carte strictu sensu
renato delle carte
13 Novembre 2013 - 00:07
 
Una "non posizione" articolata in varie noiosissime righe senza nessuna risoluzione in vista.Non sono tanto i fondi a costituire un impedimento alla realizzazione delle opere quanto il pensiero di massimizzare i profitti-e li chiamano preventivi.
Vedi il profilo di Rizzo Benito Ma che posizione é??
Rizzo Benito
13 Novembre 2013 - 12:29
 
E quindi??? Direi la solita aria fritta, tante parole e nessuna soluzione pratica al problema ...... Avanti il prossimo!



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