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IL PUNTO di Marco Zacchera n.471

Sommario AUGURI A RENZI, TRA FURBI E BISOGNOSI, FONDAZIONE DI AN, LE RAGIONI DEI FORCONI, inverna
Verbania
IL PUNTO di Marco Zacchera n.471
AUGURI A RENZI
Lasciamo lavorare Matteo Renzi prima di condannarlo o criticarlo a priori, oppure – all’ opposto - esagerare in una sorta di neo-culto della personalità anche perché sia chiaro che d’ ora in avanti non avrà più alibi. Detiene la maggioranza assoluta del partito e del parlamento dove - almeno alla Camera - può far imporre all’assemblea quello che vuole contando oltretutto su di un “premio dei maggioranza” di 144 deputati in odore di scomunica (vista la sentenza della Corte Costituzionale), ma che per ora contano eccome. Soprattutto Renzi ha un grande appeal verso l’opinione pubblica che va ben al di là delle simpatie per il PD e quindi ha in mano una grande occasione per cambiare l’Italia, il che è anche un grande rischio, ma giochi le sue carte e senza preconcetti vedremo cosa saprà fare. Con l’occasione (è l’unico consiglio che mi permetto di dargli) si dimetta magari da sindaco di Firenze perché mi sembra un po’ impossibile che possa conciliare due ruoli così diversi ed importanti.
Avrà poco tempo per trasformare in azioni concrete la grande volontà di rinnovamento che è stato capace di coagulare intorno a sé, ma gli vanno fatti con sincerità i migliori auguri perché l’Italia ha bisogno di politici nuovi e che siano anche trasparenti e capaci, di là dell’immagine sicuramente spigliata ed accattivante.
Cercasi piuttosto, disperatamente, un Renzi anche nel centro-destra che - nello stesso giorno del successo renziano - con FI ha lanciato i club “Forza Silvio” che a confronto mi paiono leggermente datati. Certo sorprende l’improvvisa convergenza Forza Italia – Grillo - Rifondazione Comunista per lanciare una pur doverosa riforma elettorale e poi far saltare il banco: l’Italia ha bisogno di tutto salvo che di nuove crisi politiche, ma non ci sono più alibi per Renzi e per tutto il Parlamento nel darci alla svelta un nuovo sistema elettorale che assicuri stabilità, certezze di maggioranza e poteri concreti da affidare ad un premier che deve essere davvero espressione della nazione.

LE RAGIONI DEI FORCONI
Non riesco a scandalizzarmi troppo per la protesta dei “forconi” e – se ovviamente non concordo su violenze, infiltrazioni e tensioni di piazza – credo però che ci sia un fondo di coerenza nella protesta che in settimana si è tenuta in molte piazze e strade d’Italia.
Molte persone cominciano infatti a pensare che “questa “ Europa non sia davvero quella sperata e non tanto perché impone sacrifici quanto perché è ingessata, immobile, bloccata su principi economici che non sono adatti in tempi di crisi. Negli USA si è rilanciato il credito per far ripartire l’economia, ma in Italia se pur cambiano i governi sembra esserci sempre però un club di banchieri e burocrati immutabili che in buona sostanza fa quel che vuole. Che senso ha avere un tasso Euribor allo 0,35 % se un’azienda poi paga comunque il 10% sul suo conto corrente in un momento in cui non c’è neppure inflazione? Eppure il tasso “attivo” (per i correntisti) è prossimo allo zero e le migliori finanziarie possono offrire il 3%. Quindi il nostro è un sistema bancario che non va così come di fatto non si controllano i “cartelli” delle assicurazioni, i prezzi, la catena alimentare e della distribuzione. In Italia non soffrono le lobby finanziarie, le assicurazioni, le imprese petrolifere, quelle del farmaco o del lusso, le autostrade, le società elettriche e telefoniche e in generale tutti quelli che possono imporre prezzi in monopolio o giù di lì e che troppe volte sembrano avere una manina in paradiso per fare il proprio comodo e fregare il cittadino-consumatore.
Più di tutte ad essere privilegiate sembrano essere le imprese che lucrano sui giochi che ancora in questi giorni si sono visti riconoscere un mega-abbuono per transare le loro pendenze con il fisco dopo aver imbrogliato milioni di giocatori ed aver accumulato profitti inauditi.
Per questo i “forconi” interpretano così facilmente gli umori della gente e nessuna battuta mi è sembrata più infelice di quella di Letta quando pochi giorni fa ha sostenuto “che rappresentano un piccolo pezzo del paese”. Sbagliato, dimostra che Letta non gira tra le persone comuni, gli amministratori locali, gli imprenditori e i pensionati.
Così – vale per gli agricoltori e i trasportatori, ma anche per tutte quelle imprese che comunque cercano di esportare - difendere il “made in Italy” non può essere reato e sarebbe ora che questo lo capissero bene a Roma come a Bruxelles.

I FURBI E I BISOGNOSI

Il sindaco di Messina Renato Accorinti è di sinistra, anzi, di estrema sinistra e si è fatto un nome per le sue prese di posizioni spesso un po’ da ultrà. Nei giorni scorsi ha però deciso – davanti ai troppi “esoneri” - che tutte le famiglie i cui figli usano le mense scolastiche comunali versino come minimo un “ticket” di 80 centesimi rispetto ai 4,40 euro di costo per pasto che resta a carico della amministrazione comunale.
Sbeffeggiato e insultato è stato accusato di “voltafaccia” perché la sinistra che lo ha eletto sostiene ci debba essere la gratuità per i non abbienti.
Trovo che l’ex collega abbia fatto invece benissimo ad imporre il mini-ticket perché – salvo casi documentati ed eccezionali - non credo esista una famiglia in cui non si possano trovare 80 centesimi per far mangiare un ragazzo, salvo poi magari regalargli il telefonino o altre cose. Credo che sia molto più educativo chiedere un minimo di sacrificio a tutti rispetto alla generale gratuità e davanti a troppi casi di spreco o di evidenti falsità circa i redditi dichiarati.
Quando a Verbania abbiamo chiesto agli esentati ISEE di passare fisicamente in comune per ritirarne l’attestato tantissimi non si sono più visti, segno che non volevano farsi vedere, eppure nessuno dei “veri poveri” è rimasto senza titolo di esenzione.
E’ giusto ed essenziale aiutare chi è in difficoltà, ma è ora che si smetta di farlo per i “furbi” che sono anche troppi e - più in generale- credo che comunque si debba sempre far compartecipare ai costi, sia pure in misura minima. Regalare non va bene e non dà neppure la percezione di quanto costi alla comunità un determinato bene o servizio. Dobbiamo renderci conto che anche questo è educare al senso di responsabilità, che invece troppe volte non hanno gli stessi ragazzi, magari anche quelli i cui genitori chiedevano l’esenzione ed i cui figli poi si divertivano con le forchette a bucare la protezione degli yogurt o dei budini - offerti in mensa come dessert - senza mangiarli, ma che così dovevano venire buttati.
Esempi di una società in crisi, ma soprattutto per le idee nella zucca di tante persone prima ancora che per quella economica e che vivono astratte sul pianeta demagogia.
Un esempio? A Messina a fare scattare le accuse è stata la delibera che appunto ha imposto un contributo per la mensa anche alle famiglie più povere, ma (da “La Stampa”) «Far pagare la mensa a questi bambini - tuona Lillo Oceano, segretario generale della Cgil di Messina - dimostra astrazione dal contesto sociale nel quale si opera, visione elitaria della società, noncuranza nei confronti di chi soffre, assenza di strumenti, cultura e sensibilità sufficienti a comprendere le condizioni di vera difficoltà economica». A non capirlo più, pur gonfio di parole roboanti quanto inutili, secondo me è però proprio il segretario della CGIL.

TORNA LA FIAMMA IN FRATELLI D’ITALIA

Il simbolo di Alleanza Nazionale, con al suo interno la storica “fiamma” del MSI, tornerà (salvo ricorsi) sulle schede elettorali per le Europee del 2014 e sarà inserito in quello di “Fratelli d’Italia”. Così lo ha deciso a Roma la prima assemblea della “Fondazione Alleanza Nazionale” che ne aveva il “copyright”. Decisione contrastata e sofferta in un contesto di tensione perché con Fratelli D’Italia si è ritrovata solo una parte di quella che fu AN.
Personalmente credo però che sia stata una scelta giusta ed anch’io ho espresso così il mio voto perché prima di tutto non ho trovato giusto che persone che hanno deciso di stare in Forza Italia (vedi Gasparri o Matteoli) possano “imporre” ad altri di non usare un simbolo che loro stessi hanno rifiutato, ma soprattutto perché spero però che questa scelta contribuisca a far riunire tutte insieme la diverse anime che furono in AN.
Ad oggi a Fratelli d’Italia ed alla loro “Officina per l’Italia” hanno aderito diversi esterni ed Alemanno con il suo gruppo, ma non Storace con “La Destra” ed altri ex dirigenti più o meno organizzati.
Non ho capito la scelta di Storace che mi sembra dovrebbe trovare sua logica confluenza in un unico spazio con Fratelli d’Italia, consci tutti che se non si superano i litigi e le rivalità anche personali non si va da nessuna parte il che – ovviamente – vale anche al contrario.
Durante l’ assemblea non sono mancati i soliti interventi colorati e un po’ folkloristici tipici di tante riunioni missine mentre mi ha colpito la crescita di Giorgia Meloni. La giovane “pasionaria” sembra avere acquistato spessore, eloquio, non tanto grinta (ne aveva e ne ha fin troppa) ma concretezza e capacità. Chissà che intorno a lei non si coagulino forze nuove e capaci di ricostruire a Destra qualcosa di credibile. Il fatto di averne un simbolo più chiaro e riconoscibile forse da oggi le gioverà.

UN REGALO ? INVERNA !

Se non sapete cosa regalare per le feste ricordate che ci sono ancora disponibili un po’ di copie della 2° edizione di INVERNA con tante riflessione sulla politica locale e nazionale che ho pubblicato qualche tempo fa. Chi fosse interessato basta che mi contatti via mail e manderò i volumi direttamente a voi o chi lo desiderate. Ricordo che quanto viene introitato va a favore del Fondo VERBANIA CENTER.


UN SALUTO A TUTTI !
MARCO ZACCHERA

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