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Codice Forestale: disco verde dal parlamento

È arrivato il "via libera" del Parlamento al nuovo schema di decreto legislativo recante disposizioni concernenti la revisione e l'armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali. Di seguito la nota di Uncem.
Fuori Provincia
Codice Forestale: disco verde dal parlamento
Le commissioni riunite ambiente e agricoltura della Camera, infatti, hanno approvato il testo del parere presentato dai due relatori (on. Enrico Borghi per la VIII commissione e on. Giorgio Zanin per la XIII commissione). Tenuto conto che il Senato ha già annunciato che non esaminerà il testo, si completa così in questo modo l'iter di adozione del decreto legislativo, che ora passa al Consiglio dei Ministri per la definitiva approvazione e successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dopo la firma del Presidente della Repubblica.

Molto nutrito il quadro delle modifiche fatte dal Parlamento. "Anzitutto, è stata accolta la mia condizione - spiega Borghi, deputato e presidente nazionale Uncem - che ha sancito all'articolo 1 "il ruolo sociale e culturale delle foreste". Chiarito anche cosa si intenda per "gestione attiva del bosco", tema che rappresenta uno dei cardini del provvedimento". Sarà "l'insieme delle azioni selvicolturali volte a valorizzare le molteplicità delle funzioni del bosco, a garantire la produzione sostenibile di beni e servi ecosistemici", tema che si aggancia alla definizione di gestione forestale sostenibile contenuta nel testo.

Le commissioni hanno inoltre stabilito che il pagamento dei servizi ecosistemici generati dalle attività di gestione forestale sostenibile e dall'assunzione di specifici impegni silvoambientali non sarà più facoltativo ma obbligatorio, e che le Regioni e Province autonome per definire i criteri di definizione di tali servizi dovranno rifarsi al Collegato Ambientale approvato con legge 221/2015. Un aspetto importante, in quanto chiarisce che i beneficiari finali del sistema di pagamento dovranno essere gli enti locali, i parchi e i soggetti gestori dei beni collettivi.

Significativo anche il passaggio nei confronti della multifunzionalità imprenditoriale e della cooperazione. Da un lato, infatti, il Governo viene impegnato a confermare la specialità della disciplina di cui all'articolo 17 della legge 97/94 (legge per la montagna) , e delle leggi 228/2008 e 244/2007 che consentono l'affidamento a cooperative agricole e di lavoro agricolo forestale dei comuni montani di lavori nel campo della forestazione in deroga alle norme generali sui lavori pubblici sulla base di apposite convenzioni. Dall'altro, si chiarisce che le cooperative forestali e loro consorzi che forniscono in via prevalente (e non esclusiva, come nel testo originariamente licenziato dal governo) servizi in ambito forestale e lavori nel settore della selvicoltura (ivi comprese le sistemazioni idrauliche forestali) saranno equiparati agli imprenditori agricoli. Sarà un decreto del Mipaaf a disciplinare le modalità di equiparazione stabilite dalla norma.

Di rilievo anche la modifica fatta per prevedere che anche i fabbricati in stato di abbandono e le strutture ivi presenti facciano parte del patrimonio per il quale scattano i disposti delle forme di sostituzione della gestione e di surroga della proprietà assenteista previste dall'articolo 12 per promuovere il recupero produttivo delle proprietà fondiarie frammentate e dei terreni incolti, silenti o abbandonati.

Importante anche una nuova norma che promuove la filiera produttiva locale. Secondo quanto previsto dal Parlamento, infatti, costituirà titolo preferenziale ai fini della concessione in gestione delle superfici forestali pubbliche la partecipazione di imprese aventi centro aziendale entro un raggio di 70 chilometri dalla superficie forestale oggetto di concessione.

Soddisfazione viene espressa da Enrico Borghi: "Siamo ad una svolta, concettuale e pratica, della forestazione in Italia. Passa agli archivi una concezione datata, di che immagina il bosco come qualcosa da lasciare inselvatichire in una dimensione selvaggia e abbandonata a sè stessa. Al contrario, con questa legge affermiamo l'esigenza della promozione e della tutela dell'economia forestale, dell'economia montana e delle rispettive filiere produttive nonchè lo sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali attraverso la protezione e il razionale utilizzo del suolo e il recupero produttivo delle proprietà fondiarie frammentate e dei terreni incolti o abbandonati.

Sono cose che in Italia, e nelle montagne in particolare, si attendevano da decenni, e ora diventano legge. Una legge che assegna un ruolo importante alla nuova imprenditoria che si innescherà, salvaguardando il concetto di multifunzionalità e l'importanza della cooperazione, e che introduce nella pratica per la prima volta il pagamento dei servizi ecosistemici finalizzando così l'importante lavoro fatto proprio dalla commissione ambiente della Camera nel collegato ambientale in questa legislatura.

Così come la XI legislatura, in passato, si era chiusa il 31 gennaio 1994 varando la legge per la montagna, oggi la XVII legislatura chiude i battenti licenziando il nuovo codice forestale nazionale, una misura che si rivelerà presto decisiva per l'economia sostenibile e per la valorizzazione delle risorse della montagna italiana. Si pensi solo al fatto, ad esempio, che proprio oggi la UE ha stabilito che per ridurre le emissioni di CO2 si dovranno significativamente aumentare i livelli di assorbimento da parte delle foreste.

Con questa legge, la funzione ecosistemica delle foreste italiane viene riconosciuta e i proventi di questa azione andranno a beneficio delle proprietà pubbliche e delle collettività locali per la salvaguardia e al riproducibilità del bene foresta, innescando quindi economia sostenibile e virtuosa. Una legge che va letta in parallelo con quella sui piccoli Comuni che consentirà alle municipalità in forma associata attraverso le Unioni e le Unioni montane di innescare percorsi di sviluppo locale legati alla green economy".



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