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Il naturale ritorno del lupo nelle Alpi Lepontine

Dopo F31, la lupa che aveva stabilito il suo territorio tra le Valli Bognanco, Antrona e Zwischbergen, un altro lupo sembra essersi insediato in Val d’Ossola. Questa volta in Valle Antigorio.
Ossola
Il naturale ritorno del lupo nelle Alpi Lepontine
Le analisi genetiche condotte presso l’Università di Losanna su alcuni escrementi rinvenuti durante l’inverno appena trascorso hanno infatti permesso di stabilire con certezza che si tratta dello stesso lupo campionato dalle autorità svizzere a partire dal 2011, tra la Val Maggia e la Valle di Binn. Si tratta, con ogni probabilità, dell'animale osservato a Premia qualche settimana fa. Un esemplare maschio, quasi certamente solo.

Il monitoraggio avviato con la comparsa di F31 nell'ambito del “Progetto lupo Piemonte”, condotto fino al 2011 dal personale del Corpo Forestale dello Stato, Polizia Provinciale, Aree protette dell’Ossola e Parco Nazionale Val Grande, ha permesso negli anni di accertare il passaggio sul territorio provinciale di almeno altri 4 lupi.

In tutti questi casi si è trattato di individui solitari in dispersione, che non si sono fermati sul nostro territorio (compreso quello rinvenuto morto a Vogogna, che è ora esposto presso la sede del Parco Nazionale Val Grande). Uno di questi animali è stato protagonista di uno degli eventi di dispersione più rilevanti osservati nella popolazione alpina di lupo. Grazie ad un campione genetico raccolto in comune di Formazza il 29 marzo 2006, si è infatti potuto stabilire che si trattava di un lupo già campionato nell’autunno precedente in provincia di Cuneo. Dopo qualche settimana, lo stesso esemplare venne investito in Germania, sulle Alpi Bavaresi. In pochi mesi questo lupo ha percorso una distanza, in linea d'aria, di circa 500 km!

La comparsa di questi lupi si inserisce nel fenomeno di espansione naturale della popolazione alpina attualmente insediata sulle Alpi franco-piemontesi che ha già portato alla formazione di branchi in Svizzera e in Veneto. Quest’ultimo branco è di particolare interesse perché formato da una lupa della popolazione italiana ed un lupo della popolazione balcanica.

Proprio per poter gestire al meglio questo fenomeno di ricolonizzazione spontanea dell’arco alpino, si è avviato a settembre 2013 il progetto LIFE WolfAlps cofinananziato dall’Unione Europea che coinvolge dodici partner dalle Alpi Marittime alla Slovenia. Poiché da sempre la presenza del lupo crea conflittualità con diverse categorie di persone, il progetto prevede la realizzazione di una serie di azioni volte alla mitigazione di tali contrasti.

In particolare il progetto, nel quale sono coinvolti Corpo Forestale dello Stato, Parco Nazionale Val Grande, Ente di gestione delle Aree protette dell'Ossola e, per alcune azioni di monitoraggio, anche la Provincia del VCO consentirà anche di dotare gli allevatori che operano in area di presenza del lupo, di sistemi di prevenzione dei danni (come recinzioni elettrificate e cani da guardiania).

Nello scorso mese di marzo si sono appositamente svolti, presso la caserma “Giuseppe Galliano” di Ceva della Forestale, i corsi di alta formazione per l’attività di monitoraggio, gestione del lupo e controllo del bracconaggio in ambiente alpino a cui ha partecipato una selezione di personale scelto delle aree protette, del Corpo Forestale dello Stato e delle Province provenienti dal Piemonte, dalla Val d’Aosta, dalla Lombardia, dal Veneto, dal Friuli e dal Trentino.

I docenti ed esperti coinvolti nel corso - zoologi, guardiaparco e funzionari del Corpo Forestale - facevano parte di una preparatissima équipe che ha lavorato e lavora sul lupo a partire dalla sua comparsa nelle valli delle Alpi Occidentali. Sono stati loro a trasferire conoscenze, tecniche e buone pratiche ai colleghi affinché il ritorno del lupo nelle loro valli possa essere affrontato nel migliore dei modi, minimizzando conflitti e costi economici e sociali.

Fra i docenti Francesca Marucco, zoologo e coordinatore scientifico del progetto: “Il corso ha permesso la formazione di una rete di operatori con competenze omogenee su tutto l’arco alpino. Abbiamo trasferito le migliori pratiche di monitoraggio, gestione e prevenzione dei danni acquisite nel tempo dalle Alpi Occidentali, dove il lupo è di casa da vent’anni, a quelle Centrali ed Orientali, dove sono comparsi da poco i primi esemplari”.

Biologia, ecologia, etologia e distribuzione del lupo, tecniche di monitoraggio, misure di prevenzione per ridurre al minimo l’impatto sul patrimonio zootecnico, quadro legislativo di riferimento e strategie antibracconaggio: questi gli argomenti principali del corso, il cui obiettivo finale è stato quello di arrivare a una gestione coordinata a livello alpino della popolazione di lupo, che permetta la conservazione di questa specie di grandissimo valore ecologico nel rispetto delle attività umane.
 Fonte di questo post



3 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Maurilio ...finalmente una bella notizia...
Maurilio
9 Aprile 2014 - 15:37
 
...finalmente una bella notizia dal nostro territorio...
Vedi il profilo di Rosencrantz&Guildenstern Meglio i lupi.
Rosencrantz&Guildenstern
9 Aprile 2014 - 20:46
 
Finora avevamo visto solo gli sciacalli ed i corvi.
Vedi il profilo di Amelia Alberti, Legambiente greggi incustodite
Amelia Alberti, Legambiente
10 Aprile 2014 - 09:37
 
Certamente la presenza del lupo e di altri grossi predatori contrasta con l'abitudine di abbandonare le greggi incustodite in montagna. L'uomo è un animale tra i tanti e non può pretendere il dominio incontrastato del territorio.



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