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Parco Val Grande al congresso internazionale sull'arte rupestre

Il Parco Nazionale Val Grande al congresso internazionale sull'arte rupestre. Presentati i risultati di una prima mappatura di "scritte dei pastori" incise su pietra e legno.
Fuori Provincia
Parco Val Grande al congresso internazionale sull'arte rupestre
È iniziato mercoledì a Boario Terme – e si concluderà domenica 2 settembre - IFRAO 2018, convegno internazionale di arte rupestre.

L’evento ha portato in Valcamonica quasi 500 ricercatori provenienti dai cinque continenti che presenteranno i risultati di studi e ricerche condotti negli ultimi anni.

Al congresso è presente anche il Parco Nazionale Val Grande con i ricercatori Fabio Copiatti ed Elena Poletti Ecclesia, già autori con Elena Clerici del volume "Messaggi sulla pietra", che ieri hanno presentato il loro contributo dal titolo “Pastoral Graffiti in the Val Grande National Park and in the protected areas of Ossola Valley. Results of a first mapping”.

Il tema del congresso per l’edizione 2018, “Standing on the shoulders of giants / Sulle spalle dei giganti”, sottolinea come l’arte delle origini costituisca una grande fonte di ispirazione per l’uomo moderno consentendogli di guardare al di là e al di sopra delle attuali culture.

Le 35 sessioni affronteranno in 5 giorni soggetti e temi di aree geografiche di tutti i continenti (dalle statue stele alpine ai deserti australiani), recenti scoperte, nuove tecnologie e storia delle ricerche, per un totale di 530 comunicazioni.

480 relatori provenienti da oltre 50 nazioni illustreranno i risultati dei loro studi sull’arte e la pittura rupestre a cavallo fra archeologia, antropologia, storia dell’arte, studi interdisciplinari, in un grande excursus cronologico e geografico.

Sempre nella giornata di ieri sono stati presentati i primi risultati dello studio sulle stele antropomorfe, recentemente scoperte da Riccardo Carazzetti nelle vicinanze di Trontano, comune del Parco: “New anthropomorphic stelae from Trontano in Ossola (Northwestern Italy)” era il titolo della relazione tenuta da Francesco Rubat Borel della Soprintendenza archeologica di Torino.



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